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Tutte le novità sui sabotaggi ai gasdotti Nord Stream

Sicurezza Energetica

Cosa dicono i governi di Germania, Danimarca e Svezia sugli incidenti ai gasdotti Nord Stream 1 e 2. L’avvertimento della Cia. Tutti i dettagli nell’articolo di Pierluigi Mennitti da Berlino

 

Tre perdite di gas a pochi chilometri una dall’altra, attorno all’isola danese di Bornholm, dai tubi dei gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2, simbolo della dipendenza energetica dell’Unione Europea dalla Russia. Tre esplosioni a distanza ravvicinata, ampie chiazze di bolle fotografate dai jet F-16 dell’aviazione danese, levatisi in volo di primo mattino proprio dall’isola chiave per la sicurezza energetica e militare di Copenaghen.

UNA CORRELAZIONE CON L’INAUGURAZIONE DELLA BALTIC PIPELINE?

Tra le prime valutazioni di tecnici e uomini dell’intelligence, quella di Frank Umbach, esperto di sicurezza energetica all’Università di Bonn, aggiunge un tassello che può rivelarsi decisivo per comprendere il mosaico di quel che è accaduto. “Il sabotaggio potrebbe essere messo in relazione con l’avvio dal 1° ottobre della cosiddetta Baltic Pipeline, il gasdotto baltico che trasporterà il gas norvegese attraverso la Danimarca in Polonia, assicurando così in maniera definitiva l’indipendenza energetica polacca dalla Russia”, dice Umbach in un’intervista concessa al telegiornale della tv pubblica tedesca Zdf.

“Questo nuovo gasdotto ha una grande importanza, non solo per la Polonia ma anche per tutta l’Ue ed è una spina nel fianco della Federazione russa”, prosegue il professore di Bonn, “e il suo tracciato corre proprio a sud dell’isola di Bornholm, incrociando quello dei due Nord Stream”.

L’ALLARME DI VARSAVIA

L’allarme di Umbach è lo stesso che è risuonato anche a Varsavia. Ieri  il vice ministro degli Esteri Marcin Przydacz aveva già puntato l’indice contro Mosca: “Purtroppo il nostro vicino orientale sta perseguendo una politica aggressiva”, aveva detto, “e se è in grado di dispiegarla in Ucraina, è ovvio che non si può escludere alcuna provocazione, nemmeno nelle regioni che si trovano in Europa occidentale”. E proprio ieri, i primi ministri di Polonia e Danimarca, Mateusz Morawiecki e Mette Frederiksen erano assieme a non tanti chilometri dal punto degli incidenti: esattamente nella città portuale polacca di Goleniow, per il battesimo della Baltic Pipeline, definito da Morawiecki il gasdotto “della libertà, della sovranità, della sicurezza e della pace”.

È stato lo stesso premier polacco a sottolineare nel discorsi di inaugurazione il significato energetico-militare della nuova pipeline, in contrapposizione ai due gasdotti russi, sottolineandone il legame con paesi alleati: “Dimostriamo al mondo che attraverso la cooperazione e la solidarietà è possibile aumentare la sicurezza e la sovranità energetica del nostro continente. Polonia, Norvegia e Danimarca fanno parte della Nato, la più forte alleanza militare nella storia del mondo e il gasdotto baltico è l’opposto dei progetti che servivano agli scopi bellici del presidente russo Vladimir Putin. È l’opposto dei gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2”.

LA GUERRA ENTRA IN UNA NUOVA FASE DI INCERTEZZA

Di un sabotaggio parlano ormai con convinzione tutti i governi interessati alla vicenda e le cui autorità di sicurezza sono al lavoro per individuare le cause: quelli danese, tedesco e svedese. Nessuno pronuncia ancora la parola attentato, anche perché le indagini sono in corso e probabilmente dureranno molto tempo, vista la profondità nel mare in cui sono avvenute le esplosioni. E non è neppure detto che le conclusioni saranno in grado di individuare l’autore. Ma il settimanale tedesco Spiegel, che ieri ha pubblicato una serie di indiscrezioni non smentite dai politici, oggi osserva che “la guerra sta entrando in una nuova fase, una fase piena di confusione”. Finora le azioni, se così si può dire in una guerra, sono state comprensibili, prosegue l’analisi del settimanale: attacchi, guadagni di terreno, contrattacchi, riconquiste. Ora entra in gioco l’incertezza. Anche se le indagini sull’incidente sono ancora in corso, il governo tedesco non è il solo a ritenere che si sia trattato di un atto di sabotaggio che, secondo gli esperti, avrebbe potuto essere compiuto solo da un attore statale, dato l’immenso sforzo richiesto.

SPIEGEL, LA CIA AVEVA AVVISATO BERLINO DI POSSIBILI ATTACCHI AI NORD STREAM

“Un attore statale”. Lo Spiegel lancia un’altra bomba: il servizio segreto statunitense Cia avrebbe avvertito il governo tedesco di possibili attacchi ai gasdotti Nord Stream 1 e 2 del Mar Baltico e un’apposita “soffiata” era già stata ricevuta a Berlino in estate.

Un portavoce del governo ha dichiarato che il governo non commenta le questioni riguardanti i servizi di intelligence. Tuttavia, lo Spiegel conferma che diverse persone che hanno familiarità con la questione avrebbero confermato gli avvertimenti anticipati.

Cosa abbia fatto il governo tedesco di queste informazioni e come si sia mosso nelle settimane successive sarà probabilmente oggetto di ricerca anche dei media tedeschi. Di certo ieri, poche ore dopo la diffusione della notizia sulle perdite di gas, da ambienti governativi è trapelata la notizia che le autorità di sicurezza stavano mettendo alla prova i concetti che sovraintendono alla sicurezza di altri gasdotti e impianti di approvvigionamento di gas.

INCIDENZA SUI PREZZI DEL GAS SOLO DI BREVE PERIODO

Ultimo capitolo riguarda i mercati. Sempre il governo tedesco ieri aveva parlato di “un attacco mirato alle infrastrutture e ai mercati europei del gas”. Per il professore di Bonn Umbach “Putin ha interesse a una escalation del conflitto con l’Occidente anche sul versante energetico” ma l’insicurezza proiettata sui mercati del gas sarà comunque “di breve periodo, perché il peso di questi due gasdotti nel quadro dei rifornimenti globali era già molto ridotto”. Il Nord Stream 2 non è mai entrato in funzione, il Nord Stream 1 era stato di fatto chiuso da Gazprom con la scusa dei lavori di manutenzione alla fine di agosto, dopo che per tre mesi aveva già trasportato quantità ridotte di gas. Si può dire che dalle pipeline del Baltico non arrivava più gas in Europa. “Nord Stream 1 e 2 erano già storia”, concluse Con la giornata di oggi, il governo tedesco si sentirà rivendicato nella sua decisione, e naturalmente questo vale anche per l’UE e la Polonia, ad esempio, che non avrebbero mai accettato l’entrata in funzione di Nord Stream 2”.

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