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Ecco come Conte ha affossato Tempa Rossa di Total e Shell in Basilicata (e i 5 Stelle esultano)

Nuova tegola per il settore dell’Oil&Gas in Italia. A rischio gli investimenti programmati da Total e Shell dopo la delibera del Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica di Palazzo Chigi

La nuova tegola che si abbatte sul Centro olio di Tempa Rossa questa volta si chiama Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica di Palazzo Chigi che ha deciso infatti, nelle riunioni del 15 e 20 maggio scorso, di rigettare la richiesta di proroga della dichiarazione di pubblica utilità presentata dalla Total E&P Italia. Questo significa stop definitivo alle opere che dovevano essere già concluse e non sono state realizzate ed un rallentamento nelle procedure. soprattutto quelle legate agli espropri dei terreni.

“UN ALTRO TASSELLO DEL GOVERNO CONTE CONTRO UN MODELLO DI SOCIETÀ BASATA SULL’ENERGIA FOSSILE”

La decisione del Cipe è stata presa alcuni giorni fa ma ad ufficializzarla è stata in maniera trionfale la parlamentare grillina Mirella Liuzzi su Facebook (e in una nota) dove parla di “un altro tassello messo a segno dal governo Conte contro un modello di società basata sull’energia fossile”. All’interno del documento del Cipe viene precisata a chiare note la non approvazione della “richiesta di proroga della dichiarazione di pubblica utilità presentata da Total E&P Italia S.p.A. relativamente alle opere per lo sviluppo del giacimento di idrocarburi in Basilicata nei comuni di Corleto Perticara, Guardia Perticara e Gorgoglione”.

Questo significa che le opere non ancora eseguite ed inserite dalla compagnia petrolifera nel progetto della concessione “Gorgoglione” non potranno essere realizzate perché non utili per la collettività. Da qui ne consegue una difficoltà per i futuri espropri dei terreni che diventeranno più lunghi e costosi non potendo contare più sulla dichiarazione di pubblica utilità ripercuotendosi eventualmente anche su future richieste di ampliamento del Centro olio.

LIUZZI: SI TOGLIE ALLA SOCIETÀ FRANCESE IL ‘FRANCO FRONTIERA

“La condizione di opera di pubblica utilità persa dal progetto Tempa Rossa – ha ricordato Liuzzi – non la fa più ritenere opera idonea a soddisfare i bisogni della collettività assegnatele dal governo più fossile mai avuto, quello di Matteo Renzi, il cui scopo era facilitare i collegamenti per il trasporto del petrolio estratto da Corleto a Taranto. Non per raffinarlo nel capoluogo pugliese, ma per consentire alla società francese il ‘Franco Frontiera’. Cioè esportare il petrolio lucano verso Paesi mediterranei con tassazione più bassa: come dire che al danno, per l’estrazione, anche la beffa di mancate entrate economiche”.

È UNO DEI PARADOSSI LEGATI AL PETROLIO

“È uno dei tanti paradossi legati al petrolio, a partire dall’energia che si spreca prima di diventare esso stesso energia utilizzabile, mentre assistiamo non solo a una riduzione del picco della produzione, ma anche a una discesa del picco della domanda di consumo di petrolio”, ha dichiarato ancora la parlamentare lucana, che ricorda come “il rifiuto del Cipe segua anche l’azione del governo che ha aumentato di 35 volte i costi dei permessi di coltivazione e che ha emesso una moratoria al fine di descrivere gli ambiti dove non sarà più permesso perforare. Il tutto anche grazie all’impegno dei parlamentari lucani M5S, forti dell’esperienza maturata dove si estrae l’80% del petrolio italiano, pari però ad appena il 7% del fabbisogno nazionale”.

M5S: VOGLIAMO UNA COMMISSIONE DI INCHIESTA SULLA VAL D’AGRI

“Alla luce delle ultime vicende giudiziarie per l’inquinamento di 26 mila mq di reticolo idrografico intorno al Cova di Viggiano, dei nuovi arresti di dirigenti Eni, degli arresti di altri componenti del Comitato tecnico regionale, cercheremo ora di insistere per istituire una nuova Commissione di inchiesta su ciò che accade intorno alla Concessione Val d’Agri Eni/Shell, come già richiesto di recente dai miei colleghi lucani di Camera e Senato”, ha concluso la Liuzzi.

IL PROGETTO TEMPA ROSSA DI TOTAL

Il Progetto Tempa Rossa, come evidenzia la stessa Total sul suo sito, consiste nello sviluppo dell’omonimo Centro Olio ubicato in Basilicata in località Corleto Perticara (PZ) e di proprietà della J.V. Gorgoglione (Total 50%, Shell 25%, Mitsui 25%), dove il greggio verrà estratto e trattato. “Il greggio, che sarà estratto e trattato (2.700.000 t/a), verrà quindi inviato alla Raffineria di Taranto, mediante il già esistente oleodotto Val d’Agri – Taranto per lo stoccaggio e la spedizione via mare”, è scritto nel progetto di Total. “La Raffineria Eni di Taranto – secondo quanto si legge sul sito di Total – sarà interessata da interventi di adeguamento logistici, in quanto le opere nella stessa previste costituiranno, esclusivamente, la parte terminale del Progetto Tempa Rossa e non comporteranno alcun incremento della capacità di lavorazione della stessa Raffineria”.

GLI INVESTIMENTI E L’OCCUPAZIONE

Secondo Total, si tratta del maggior investimento privato in corso in Italia (1,6 miliardi) e contribuirà alla creazione in fase di costruzione di 300 posti di lavoro a Taranto, fornendo così una risposta immediata e concreta ai bisogni occupazionali che affliggono la comunità tarantina nel suo complesso. Il traffico navale prodotto da Tempa Rossa di circa 90 navi/anno, inoltre, secondo il gruppo francese, avrebbe contribuito al traffico marittimo oggetto di una forte contrazione negli ultimi anni (dimezzato del 40% dal 2008 ad oggi), contribuendo così ad aiutare il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo strategico del porto di Taranto.

Ma tutto questo non si realizzerà, con l’esultanza dei 5 Stelle, sulla base di quanto deciso dal Cipe.

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