Energia

Ecco come il governo fa un regalone a Croazia, Albania e Montenegro sull’estrazione di petrolio e gas naturale

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Tutti gli effetti negativi per l’Italia del blocco della ricerca di petrolio e gas deciso dal governo commentati da Gianni Bessi, autore del saggio “Gas naturale – L’Energia di domani” (Innovative Publishing)

 

Se c’è una cosa che da fastidio agli italiani è far la figura dei fessi. Un fastidio che proviamo anche quando sospettiamo di esserci comportati come tali. Se poi qualcuno ce lo fa notare è anche peggio: allora scatta la difesa a oltranza del nostro onore.

Eppure una figura da fessi l’abbiamo appena fatta e riguarda, guarda un po’, l’estrazione di petrolio e gas naturale. Sì, proprio quell’attività che grazie a un emendamento al decreto Semplificazioni, in Italia è stata in pratica bloccata: il tutto perché l’ambiente va salvaguardato e ci mancherebbe. Peccato che nessuno abbia avvisato per esempio la Croazia, che sta facendo fare la figura del fesso al nostro governo, soprattutto a chi si è sempre spacciato per un paladino delle imprese italiane e poi ha accettato di mettere i lucchetti ai portoni di quelle che operano nel settore oil & gas.

Il 30 gennaio è uscita una nota di agenzia che conferma che la Croazia ha approvato la gara d’appalto per la prospezione di petrolio e gas a terra. La sostanza è che verranno appaltati ulteriori quattro blocchi esplorativi in un’area zona di 12.134 km quadrati: i lavori di esplorazione dureranno cinque anni. Inoltre, mentre noi abbiamo deciso di non sfruttare i giacimenti di gas naturale in Adriatico, la Croazia ha continuato a estrarre la preziosa fonte energetica che, è bene ricordarlo, è la più pulita di quelle fossili. Sento già salire un’obiezione: «ma noi il gas lo importiamodall’estero: siamo forse fessi?» Sì.

Negli anni Sessanta avevamo fatto la stessa scelta che la Croazia (ma vale anche per il Montenegro e l’Albania) sta sviluppando oggi: nella pianura padana poi in Adriatico lo sviluppo di estrazioni a terra e in mare ha determinato la crescita di poli industriali di impiantistica e di manifattura avanzata. Cioè produzione di ricchezza e lavoro.

Oggi chi beneficerà di questa scelta sono in particolare i porti dei Balcani quali Rejka, Valona o Bar dove si svilupperanno cantieri per garantire i servizi di supporto sia alle estrazioni offshore sia onshore. Nel mentre l’Italia, nazione leader del settore dell’estrazione di idrocarburi, ha abdicato a un ruolo conquistato in tanti anni di studio, di investimenti e sacrifici.

Con il decreto Semplificazioneisi è messo a repentaglio il lavoro di tanta brava gente che fa il proprio dovere, paga le tasse e contribuisce a mandare avanti questa nazione, senza chiacchiere ma con i fatti.

La Lega di Matteo Salvini, partito di governo, si è sempre detta contraria alla misura di blocco, ma su questa partita cruciale ha improvvisamente perso la parola accettando un compromesso con i 5 Stelle. Il tema energetico probabilmente non rientra nel programma del sovranismo 4.0, che forse viene alimentato a vapore. Come nell’800.

Per concludere in bellezza, nel frattempo il primo ministro Giuseppe Conte ha anticipato i dati Istat che confermano la contrazione del Pil italiano anche nel quarto trimestre. A proposito di fessi, come chiamereste un governo che di fronte a due trimestri consecutivi col Pil in contrazione legifera per chiudere uno dei suoi settori produttivi di avanguardia?

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