Energia

Eastmed: gli ultimi passi in avanti e le incognite sul gasdotto

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Tutte le novità sul gasdotto Eastmed. Fatti, commenti e scenari

Due notizie in rapida sequenza hanno avuto l’effetto di riportare in primo piano un tema che per vari motivi era tramontato negli ultimi tempi: il gasdotto EastMed.

Domenica il primo ministro Israeliano Benjamin Netanyahu ha ratificato l’accordo trilaterale che vara il progetto insieme agli altri due firmatari, il primo ministro greco  Kyriakos Mitsotakis e il presidente cipriota Nicos Anastasiades.

Grande e comprensibile è stata la soddisfazione del governo greco, che con la firma ufficiale del governo israeliano ha trovato una volta per tute un solido partner per ostacolare i disegni alternativi di Ankara nel Mediterraneo.

Non a caso l’ambasciatore greco in Israele Panagiotis Sarris ha lodato la mossa di Netanyahu, sostenendo che si trattasse di una pietra miliare nel progetto EastMed ma anche di un avvertimento ad Ankara e ad alle sue mire.

Sarris ha trovato però anche parole concilianti, sottolineando che la pipeline “”diventerà un catalizzatore per la cooperazione regionale e la stabilità a beneficio di tutti e che per questo sarebbe auspicabile la presenza turca come “partner eguale”.

Soddisfatto anche l’ambasciatore di Cipro in Israele Thessalia-Salina Shambos, che ha definito l’ingresso dello Stato ebraico nell’intesa “una notizia eccellente”. Per il diplomatico, il voto di Gerusalemme “riconferma il nostro comune impegno all’implementazione della pipeline”, che rimane “un progetto tecnicamente ed economicamente fattibile di comune interesse per i nostri Paesi e per l’Ue”.

Il passo successivo per Sarris è ora la ratifica dell’accordo da parte dell’Italia, “in modo che il gas possa andare verso l’Europa Centrale e Settentrionale”.

Il secondo evento si è tenuto pressoché in contemporanea è stata la ratifica da parte della Camera dei rappresentati di Cipro del medesimo accordo internazionale su EastMed, con un un voto che è stato approvato con con 47 voti a favore e sole due astensioni.

Tanta attenzione sul gasdotto EastMed non fa altro che riaccendere l’attenzione sulle parole di analisti come Cinzia Bianco dell’ECFR, che ritiene il progetto altamente a rischio in quanto “ha trovato in Ankara il suo più formidabile nemico e ostacolo”.

Come ha osservato in un recente saggio Gabriel Mitchell, Policy Fellow all’Israeli Institute for Regional Foreign Policies, i problemi nel Mediterraneo e in particolare nelle acque intorno a Cipro “si stanno moltiplicando da quando la Turchia ha cominciato a mettere i bastoni tra le ruote con svariate rivendicazioni territoriali – culminate con la provocatoria delimitazione di una propria ZEE fatta con il governo di Tripoli – e una diplomazia delle cannoniere che ha messo in allarme l’Europa e la Nato”.

E nonostante i tentativi delle cancellerie europee di riportare Ankara a più miti consigli, anche ricorrendo a toni e metodi forti, è un fatto che che i giacimenti di Cipro rimangono non ancora operativi per il timore di adirare Ankara al punto che a maggio Eni, Total e ExxonMobil hanno annunciato di sospendere per un anno le attività di trivellazione nelle acque cipriote.

Ma c’è un altro motivo per cui EastMed è in bilico, secondo Gabriel Mitchell: sono i costi stimati del progetto, lievitati sino a 7 miliardi. Tutto ciò ha sollevato forti dubbi sulla profittabilità del progetto stesso e in particolare sulla possibilità che il gas israeliano e cipriota arrivi in territorio europeo a un prezzo realmente competitivo.

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