Energia

Eni, Saipem, Edison, cosa succederà a Eastmed?

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Mentre Israele lavora progetti alternativi ad Eastmed, mentre Grecia e Cipro sono sempre più in sintonia con la Francia. Ecco gli ostacoli alla realizzazione di Eastmed e il ruolo di Eni, Saipem, Edison e non solo. 

Il futuro di Eastemed, il gasdotto di circa 1.900 chilometri che dovrebbe collegare i giacimenti ricchissimi di gas nel mare di Israele, di Cipro e di Creta con l’Europa, è in bilico. E non solo perchè la Turchia, che vuole diventare hub energetico del Mediterraneo, si è messa di traverso, ma anche perchè i principali promotori, ovvero Israele, Cipro e Grecia, non sembrano crederci abbastanza. Proprio Israele, infatti, è a lavoro per la realizzazione un impianto galleggiante di liquefazione del gas naturale.

In tutto questo l’Italia dovrebbe ritagliarsi un ruolo da protagonista, in difesa dei suoi interessi (economici),  facendo valere la sua posizione e il suo potere contrattuale.

GRECIA E CIPRO TROPPO VICINE A FRANCIA

Partiamo dal rinnovato rapporto (sul fronte energetico) tra Parigi, Atene e Nicosia. Come scrive Giovanni Greco su Osservatorio Mediterraneo, diretto fra gli altri da Matteo Bressan (docente di Relazioni Internazionali e studi strategici, analista del NATO Defense College Foundation), Grecia e Cipro, promotrici sia della pipeline, sia del Forum del Gas del Mediterraneo Orientale, hanno deciso di intessere con la Francia un rapporto strettissimo, “fatto demolendo il concetto di multilateralità di EMGF ed escludendo gli altri soci dallo stabilire rapporti altrettanto privilegiati”.

STRATEGIA CLAUDICANTE

E Parigi prova ad “imporre la propria presenza a scapito dell’Italia in primo luogo”. Ma la strategia, secondo l’analista Greco, è claudicante, dal momento che la Francia non è interessata al gas di Eastmed e  che gli interessi della francese Total a Cipro e Grecia non sono così forti (e sono in contrasto agli investimenti che la stessa sta facendo nello LNG russo). Non solo: Parigi, cosa da non sottovalutare, ha le mani in pasta in Turchia.

L’ITALIA ALZA TESTA?

Ed è per questo che l’Italia dovrebbe rivendicare un ruolo da protagonista: è Roma che dovrebbe comprare il gas di Eastmed, che arriverebbe in Italia con Poseidon (ultimo tratto di Eastmed). Perché comprare gas da alleati che hanno scelto di affidarsi esclusivamente alla Francia e non all’Italia?

COSA DOVREBBE FARE ROMA

“Roma dovrebbe a questo punto ricordare a Grecia e Cipro una cosa fondamentale: senza la pipeline i loro giacimenti saranno utilizzati solo in piccola parte. Pipeline alternative non sono possibili, nuovi impianti di liquefazione di grandi dimensioni nemmeno”, scrive Greco sul sito diretto da Bressan.

UN GASDOTTO ALTERNATIVO

E l’Italia (se questa pipeline s’ha da fare) potrebbe anche farsi promotrice di un nuovo percorso del gasdotto che bypasserebbe il problema Turchia.  C’è un percorso alternativo, fuori dalle zone economiche esclusive rivendicate da Ankara, una pipeline “più corta ed in mari meno profondi, quindi molto meno costosa e della stessa capacità di Eastmed”.

UN GAS PIU’ ECONOMICO

La cosa converrebbe dunque, non poco all’Italia che abbattendo il costo dell’opera e spostando il percorso potrebbe godere di un gas “più economico, più sicuro, più strategico”.

IL RUOLO DI ENI, SAIPEM, EDISON E NON SOLO

“Interessante notare – conclude Greco – che si potrebbe fare una pipeline al 100% legale, restando nelle ZEE definite secondo le regole UNCLOS, fuori dalla aree contestate, più corta ed in mari meno profondi, quindi molto meno costosa e della stessa capacità di Eastmed (se non maggiore), e con un ruolo fondamentale di ENI, Saipem, Edison, Snam, in cooperazione con NOC (Libia), TPAO (Turchia), Exxon (USA) e perché no proprio Total (Francia) che si troverebbe servito un business assai migliorativo, sicuro e semplice. Insomma un gas più economico, più sicuro, più strategico. Roma ha detto no a quell’offerta, sia per rispetto della legalità internazionale, sia per il rispetto dei vincoli UE. Se però i nostri partners escludono Roma a favore di Parigi, aspettandosi però da Roma che investa e compri il loro gas, allora qualcosa non va. Per una volta l’Italia saprà e vorrà utilizzare il proprio potere contrattuale per promuovere i propri interessi? O si farà ancora una volta Cenerentola?”.

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