Energia

EastMed e non solo, come si muovono Israele, Egitto, Grecia, Italia e Cipro in chiave anti Turchia

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L’incontro Guerini-Angelides, l’esportazione di gas da Israele verso l’Egitto, l’East Med Gas Forum. Tutte le ultime novità nella partita del gas nel Mediterraneo

Bloccare le mire turche di Erdogan nel Mediterraneo non sarà facile, ma Italia, Israele, Egitto e Cipro ci provano lo stesso. Mentre il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini (Pd), ha incontrato a Roma l’omologo cipriota Savvas Angelides, per parlare tra le altre cose di Turchia (e delle sue azioni illegali), Israele ha iniziato a pompare gas verso l’Egitto, riaprendo una via di sviluppo economico per entrambi i Paesi.

Intanto, giovedì 16 gennaio al Cairo sarà inaugurato ’East Mediterranean Gas Forum”, al quale dovrebbero partecipare anche i rappresentanti italiani. Andiamo per gradi.

GUERINI-ANGELIDES

Partiamo dai colloqui Italia-Cipro. Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha incontrato, a Roma, il suo omologo cipriota, Savvas Angelides. Durante il colloquio, come spiega lo stesso dicastero, Italia e Cipro hanno affrontato diverse questioni: lo sviluppo di tutta l’area del Mediterraneo, la collaborazione nell’Unione Europea e l’impegno a garantire il rispetto del diritto internazionale marittimo, l’incoraggiamento ad ampliare i canali di dialogo fra le parti interessate per una soluzione alla questione delle risorse energetiche relative alla zona del Mediterraneo orientale.

L’ILLEGALITÀ DELLE AZIONI TURCHE

Guerini e Angelides, in pratica, hanno parlato di come affrontare le mosse di Ankara, che sta trivellando nella Zona Economica Esclusiva di Nicosia, già assegnata ad Eni e Total, che vorrebbe ostacolare la costruzione (con un progetto parallelo) del gasdotto EastMed e che prova a ridisegnare i confini del mare spartendosi le Ze di Egitto e Cipro con la Libia. Tra i temi affrontati anche l’instabilità della Libia, divisa fra Al-Serraj e Haftar.

LA POSIZIONE DI CIPRO

In occasione dell’incontro con Guerini, Angelidas ha riferito che “le attività della Turchia creano instabilità nel Mediterraneo orientale e rappresentano un altro ostacolo agli sforzi del segretario generale delle Nazioni Unite e del presidente Nicos Anastasiades per risolvere il problema di Cipro”.

Il ministro cipriota ha anche ricordato che “Nicosia – sostenuta da Bruxelles – è contraria all’accordo marittimo e di sicurezza della Turchia firmato con la Libia”

LA PREOCCUPAZIONE DI NICOSIA

“Il ruolo della Turchia nella Zee della Repubblica di Cipro desta grande preoccupazione”, ha affermato il ministro cipriota in un’intervista rilasciata ad Agenzia Nova. “Ritengo che la diplomazia delle cannoniere e le minacce dalla Turchia non porteranno da nessuna parte. Continueremo a difendere i nostri diritti legittimi, intensificando i nostri sforzi a livello legale, politico e diplomatico. Abbiamo chiarito che la militarizzazione e l’escalation artificiale di una situazione già tesa non è una scelta della nostra parte. Abbiamo un invito aperto verso la Turchia per discutere e concordare una demarcazione dei nostri confini marittimi”, ha aggiunto il ministro.

L’ACCORDO CON LA LIBIA

In merito alla ridefinizione delle Zone Economiche Esclusive, il ministro cipriota ha detto che si tratta di “un ulteriore esempio delle politiche revisioniste della Turchia nel Mediterraneo orientale”. Sotto accusa, per questo accordo, anche la Libia: “Il governo a Tripoli manca della legittimazione per concludere questo tipo di accordi. C’è una chiara violazione dell’accordo politico libico del 2015. L’accordo ha un impatto sui diritti legittimi degli Stati costieri del Mediterraneo orientale ed è contrario al principio riconosciuto della Convenzione della Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 ed al diritto consuetudinario riguardo i diritti delle isole ad avere una Zona economica esclusiva e una piattaforma continentale”, ha osservato Angelides.

VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

Le mosse turco-libiche rappresentano, per il ministro della difesa, dunque, “una flagrante violazione del diritto internazionale e come tale è nullo e vuoto, senza effetti legali. Gli accordi non possono essere conclusi a spese della sovranità e dei diritti sovrani di altri paesi. Non c’è dubbio che i passi per l’attuazione di questo accordo illegale danneggeranno inevitabilmente la sicurezza e la stabilità nella regione”, ha evidenziato.

L’IMPEGNO DELL’ITALIA

I due ministri, in occasione dell’incontro a Roma, hanno dunque rinnovato la cooperazione a difesa del Mediterraneo.

“Continuiamo a lavorare” ha affermato il Ministro Guerini “per rafforzare la cooperazione e le relazioni con un Paese partner in un’area chiave come il Mediterraneo orientale, di interesse strategico per l’Italia”.

UN IMPEGNO TARDIVO?

Le dichiarazioni di Guerini e l’impegno dell’Italia arrivano, come ha scritto Gabriele Carrer su Formiche.net, a “cinque giorni di distanza dalla firma” dei “ministri degli Esteri di Cipro, Egitto, Francia e Grecia (l’Italia si è tirata indietro)” di una “dichiarazione congiunta in cui veniva sottolineata la “profonda preoccupazione” per le recenti attività della Turchia nel Mediterraneo orientale. Nello specifico, le parti hanno invitato Ankara ad “agire in maniera responsabile””.

ITALIA, PARTNER STRATEGICO PER ENERGIA

Il ritiro dell’Italia dalla firma, però, non avrebbe fatto cambiare idea a Cipro circa l’importanza dell’Italia (e delle sue aziende, soprattutto) per il fronte energetico della regione. “L’Italia è un partner chiave nel nostro programma energetico”, ha evidenziato il ministro della Difesa cipriota, ricordando che recentemente il governo di Nicosia ha concordato di ampliare i diritti dell’italiana Eni nella Zee cipriota concedendo in licenza un altro blocco alla compagnia, spiega Agenzia Nova.

UN PROGRAMMA CONGIUNTO

In occasione dell’incontro, i ministeri della Difesa di Roma e Nicosia hanno anche firmato un programma congiunto per la cooperazione bilaterale nella difesa, “in grado – ha spiegato Angelides – di fornire una cornice per una serie di importanti azioni, tra le altre cose nel settore dell’esercitazione e dell’addestramento congiunto”.

COME FERMARE LA TURCHIA

Ma gli accordi e le strette di mano non bastano per il ministro cipriota. Per Angelides “serve una valutazione sull’operatività dell’articolo 42.7 del Trattato”. Articolo che  in caso di aggressione ad uno degli stati membri, impone all’UE di intervenire “con ogni mezzo adeguato”.

“Le minacce dei flussi migratori, l’invasione della Siria, l’accordo illegale con la Libia, l’invasione della Zee della Repubblica di Cipro sono alcune delle attività provocatorie che dovrebbero essere affrontare in maniera collettiva. La reazione deve essere decisa e forte in modo da inviare un chiaro messaggio per dissuadere e scoraggiare la Turchia e per dimostrare determinazione per conto dell’Ue”, ha dichiarato Angelides all’Agenzia Nova.

ISRAELE POMPA GAS AD EGITTO

Intanto, a mettere i bastoni tra le ruote ai piani energetici e politici di Ankara, che spera in un ritorno dell’impero Ottomano, sono Israele ed Egitto. Il ministero del Petrolio del Cairo, Tarek el Molla, infatti, ha confermato che Israele ha iniziato a esportare gas naturale in Egitto.

“Si tratta – avrebbe detto il ministro – di un passo importante che serve gli interessi economici di entrambi i paesi, in quanto consentirà a Israele di trasferire il suo gas naturale in Europa attraverso gli impianti di liquefazione egiziani, nel quadro del crescente ruolo dell’Egitto come snodo regionale per il commercio di energia”.

UN ACCORDO STORICO (DA 15 MILIARDI DI DOLLARI)

L’esportazione di gas verso il Cairo si deve allo storico accordo, siglato nel 2018, da Delek Drilling LP di Israele, la Noble Energy Inc. e la Egyptian East Gas Co. Per acquisire il controllo del gasdotto East Mediterranean Gas che collega il sud di Israele alla penisola del Sinai (costruito, inizialmente, per un flusso di gas inverso a quello attuale). L’infrastruttura, inattiva per sei anni, ora trasporterà gas da Israele all’Egitto per i prossimi, almeno, 10 anni, per un valore di 15 miliardi di dollari.

L’Egitto riceverà inizialmente circa 200 milioni di piedi cubi standard al giorno di gas. Nel corso dell’anno si arriverà anche a 500 milioni giornalieri.

IN ATTESA DI EAST MED GAS FORUM

E di tutto, sicuramente, si parlerà alla riunione ministeriale dell’East Med Gas Forum che si terrà domani, 16 gennaio, al Cairo e a cui parteciperanno i rappresentanti di Egitto, Cipro, Israele, Grecia, Italia, Giordania e Autorità nazionale palestinese.

https://twitter.com/MarcoFlorianMED/status/1217388361486422017

ORGANIZZAZIONE REGIONALE PER IL GAS?

L’incontro, organizzato e voluto dalle autorità egiziane per riunire allo stesso tavolo paesi produttori, acquirenti, intermediari o semplicemente interessati al quadrante del Mediterraneo Orientale, potrebbe portare, secondo le speranze del ministero del Petrolio egiziano, Tarek el Molla, alla nascita di “un’organizzazione regionale per il gas naturale”.

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