Energia

Multe a discariche, l’Italia sarà il bancomat d’Europa?

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Europa Green Deal coronavirus sostenibilità ambiente covid-19

La questione rifiuti fa dell’Italia di fatto il bancomat d’Europa con le multe sulle discariche. Ecco perché. L’articolo di Nunzio Ingiusto

Ci sono sempre, anche se calano un po’. Le sanzioni europee all’Italia per l’uso delle discariche sono tutte in piedi. Su 81 consegnate due anni fa al Commissario di Governo per la bonifica, 41 sono state eliminate dalla procedura di infrazione. Gli altri siti restano osservati speciali fino a quando non saranno bonificati anche loro. Ma i tempi non ci sono. L’Europa continua, comunque, ad incassare tanti soldi dal Belpaese. L’aver messo a posto 41 discariche ha permesso di risparmiare 16milioni e 400mila euro all’anno. Soldi che vanno e che poi facciamo fatica a farci riconoscere per altre emergenze, come quella sanitaria. Attenzione: dal 2014 la sanzione Ue è di 42 milioni ogni sei mesi.

Il sottosegretario al Ministero dell’Ambiente Roberto Morassut e il Commissario di Governo Giuseppe Vadalà, con la task-force dei Carabinieri, hanno presentato la quinta relazione semestrale su uno dei più grandi scandali ambientali italiani. Il governo si è impegnato ad azzerare il debito con l’Europa, sta lavorando, ma deve avere capacità e determinazione per chiudere le discariche note e censite. Su quelle abusive nelle mani della criminalità organizzata meglio non dire. Le inchieste giudiziarie, gli arresti e le collusioni in tanta parte d’Italia non hanno scalfito più di tanto il business.

Morassut non ha negato che l’Italia è un Paese fragile e fortemente inquinato. “Il Green New Deal deve partire proprio da un grande programma di recupero del territorio, intervenendo su risanamento del suolo, dissesto idrogeologico e rigenerazione urbana”, ha detto. Come sta avvenendo per tutte le altre scelte, anche il problema dei siti inquinanti viene inserito nella ripartenza post epidemia. Resta da vedere se con gli strumenti precedenti o altri da creare.

Il nuovo paradigma di crescita, basato su sostenibilità ambientale, economica e sociale e innovazione tecnologica di cui ha parlato Morassut deve avere sostegni adeguati e tempi certi. Intervenire sui territori è una priorità? Sì, ha riposto il sottosegretario: “I suoli bonificati potranno essere una risorsa per nuovi insediamenti industriali, per aree rinaturalizzate e per impianti di produzione di energia pulita e rinnovabile”. Ecco un punto centrale. La riqualificazione dei territori mediante investimenti pubblici nel settore energetico, altamente strategico. Laddove sono state scaricate tonnellate di rifiuti fuori da ogni logica, realizzare impianti di trattamento con recupero di energia. Chi nel governo è contrario a nuovi impianti smaltimento rifiuti-produzione di energia, dovrebbe spiegare il proprio diniego. A partire da quelle Regioni dove i nuovi impianti servono davvero e sui rifiuti cresce il malaffare.

Sulle discariche attuali il Commissario Vadalà ha spiegato che Regioni, Comuni, Agenzie Regionali collaborano. Anche per i Carabinieri l’obiettivo non è solo decontaminarle, ma anche restituire le aree ai cittadini risanate e funzionali. I tempi imposti dall’Europa a suon di milioni di euro non possono essere una variabile a discapito dei cittadini su cui alla fine gravano le super multe di Bruxelles.

Nella intera vicenda che darebbe all’Italia un po’ di credibilità in più sui temi della green economy, fuori dalle dichiarazioni retoriche, la mappa delle discariche risanate, dà la misura di quanto sia grande il problema: Abruzzo (12), Campania (7), Calabria (8), Sicilia (6), Lazio (4), Veneto (2), Puglia (1) e Toscana (1). 41 su 81: un comodo bancomat per l’Europa.

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