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Deposito rifiuti radioattivi: verità e bugie

Rifiuti Radioattivi

Vi spiego come nasce la mappa Sogin per il depositi di rifiuti radioattivi. Il post di Umberto Minopoli, presidente dell’Associazione italiana nucleare

Erano ben 6 anni, con 4 governi che si sono succeduti, che dovevano pubblicare la CNAPI, la carta dei siti “potenzialmente” idonei a localizzare il deposito dei rifiuti radioattivi italiani.

La Sogin, infatti, ha presentato questa carta nel 2014. Da allora, tutti i governi l’hanno tenuta nel cassetto. Finalmente un governo che ha trovato il coraggio di pubblicare la carta. Finora aveva prevalso la codardia e, soprattutto, la sottovalutazione degli italiani. I politici temono il libero confronto sul deposito, hanno paura che gli italiani non siano in grado di giudicare, di capire di cosa si parla e di scegliere.

La carta (che non individua siti specifici ma si limita a indicare aree e vasti territori — circa 67 — che non presentano controindicazioni ad una eventuale localizzazione) serve, appunto, ad aprire la consultazione e il dibattito pubblico. Solo dopo un lunghissimo (per me troppo lungo) iter di consultazione verrà scelto un luogo specifico.

La legge istitutiva del deposito auspica una competizione aperta tra territori: i vantaggi e gli incentivi ad avere il Deposito sono molti e consistenti. In Europa, e dappertutto nel mondo, la scelta del Deposito è frutto di una vera gara tra territori per accaparrarselo. I governi italiani, per 6 anni, hanno dunque evitato di aprire questa competizione. Una vergogna. Di che cosa parliamo?

Il deposito è una grande opera e infrastruttura. Già finanziata. La paghiamo con una quota degli oneri speciali sulle nostre bollette elettriche. Con i fondi del Rf possiamo alleggerire tale onere.

Genererà un’occupazione di circa 200mila persone (5000 all’anno per 4 anni nella fase costruttiva) e di 700 a regime per la gestione. Inoltre, nell’area del deposito, sarà localizzato un parco tecnologico. Con ricadute economiche e di lavoro aggiuntive

È un’opera obbligata. Siamo già in procedura di infrazione comunitaria per un ritardo ormai clamoroso dell’Italia: ogni paese europeo, per direttiva della Ue, deve essere dotato di un deposito dei rifiuti nucleari. Ve ne sono 30 in Europa. Nessun incidente, criticità o problema si è mai registrato in essi. Noi siamo gli unici a non avere un deposito nazionale. L’Europa non lo tollera più.

È un’infrastruttura urgente e indispensabile. Per la sicurezza, innanzitutto. Attualmente i rifiuti radioattivi italiani (decine di migliaia di metri cubi) sono dispersi in oltre 100 siti in Italia, stipati in modo precario, poco controllato e insicuro. La discarica è quella che abbiamo oggi: con i rifiuti radioattivi buttati dappertutto. Col deposito avremmo un luogo di stoccaggio sicuro e controllato.

Il deposito consentirà la sistemazione di circa 78 mila metri cubi di rifiuti a bassa attività e lo stoccaggio temporaneo di circa 17 mila metri cubi di rifiuti a media e alta attività. Dove dovremmo, secondo Salvini, mettere questi rifiuti?

Tutti gli ambientalisti seri sostengono la necessità del Deposito nucleare. Dei circa 95 mila metri cubi di rifiuti radioattivi italiani che saranno conferiti al deposito, solo il 60% deriverà dallo smantellamento degli impianti nucleari, mentre il restante 40% verrà dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca.

Non è vero, dunque, che il deposito serve solo per i rifiuti prodotti dalle ex centrali nucleari. Quasi il 50% dei rifiuti radioattivi è prodotto, normalmente, da altre attività. In primis ospedali e attività sanitarie, di diagnostica e cura.

Nel deposito, finalmente, il rifiuto radioattivo (dopo essere stato catterizzato, isolato e trattato) verrà immobilizzato e stoccato: quelli a basa attività, dentro ben 5 barriere di difesa impermeabili per almeno 300 anni; quelli ad alta attività ( una quantità assai minore) saranno stoccati in sicurezza e verranno, alla fine, localizzati in profondità geologiche impermeabili. Si lavora ad un accordo europeo sul deposito finale di profondità.

Ecco le verità sul deposito dei rifiuti radioattivi. Un paese serio, affamato di opere e di lavoro, si darebbe da fare per dotarsi di una infrastruttura essenziale, civile e utile.

 

(estratto di un post pubblicato da Minopoli su Facebook; qui il post integrale)

 

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