Energia

Covid-19, che succede ai rifiuti?

di

ripresa

L’emergenza da coronavirus pone la necessità di rivedere il sistema. Le raccomandazioni del Sistema per la protezione dell’ambiente. Mancano gli impianti.

Il coronavirus produce più rifiuti – domestici, speciali, sanitari – ma preoccupiamoci di come gestirli.

Il Snpa (Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente) ha dato indicazioni precise. Vanno ascoltate, per non mettere emergenza su emergenza.

Le specifiche raccomandazioni vanno inquadrate, tuttavia, in quell’economia circolare di cui parliamo da anni. L’Italia ce l’ha? A che punto è arrivato il sistema integrato, partendo dalle tonnellate di spazzatura, in grado di generare profitti?

Con il coronavirus c’è stato un generale abbassamento delle polveri sottili, a causa del blocco delle fabbriche e della circolazione delle auto. Aria più pulita, equivale ad ambiente più sano con opportunità straordinarie per avere a disposizione fonti energetiche non inquinanti. Rifiuti-impianti-recupero di energia-ambiente: ecco il circuito buono che all’estero hanno saputo impostare.

Ancora una volta, dunque, un’altra emergenza, chiede alla nostra politica di fare i conti con la mancanza di infrastrutture. Con l’arretratezza di un sistema economico-sociale poco adatto a fronteggiare le sfide della modernità. Che significano anche epidemie, eventi inattesi, crisi ambientali, paure collettive.

Il coronavirus, insomma, ha messo a nudo molti buchi. Mancano le strutture fondamentali e la strada per capovolgere i precedenti approcci, viziati da posizioni ideologiche preconcette come quelle dei Cinquestelle, non si vede. Le Regioni del Sud  più delle altre fanno testo.

Snpa con il “cosa fare” ha fatto una fotografia realistica e affidabile su quello che sta accadendo. La spazzatura come primo anello di una catena produttiva, scarsamente sfruttata. E quando dalle strutture sanitarie, ma anche dalle abitazioni private con i contagiati da Covid-19, escono residui in eccesso, bisogna essere preparati. Il guaio è che non abbiamo gli impianti, risponde Snpa. Ed ora scontiamo tutti i problemi connessi alla carenza delle specifiche destinazioni delle singole tipologie di rifiuti. In Italia se ne producono 170 milioni di tonnellate, che impegnano 90.000 addetti.

L’emergenza sanitaria da virus SARS-Cov-2 – scrive l’organismo – sta determinando problematiche nel settore , in particolare nel ciclo di gestione dei rifiuti urbani, dei fanghi generati dal trattamento delle acque reflue, nonché per i rifiuti prodotti dagli impianti produttivi. La contrarietà alla costruzione di nuovi impianti mostra tutti i limiti. Nonostante la disponibilità delle aziende energetiche a mettere in rete energia prodotta da processi di recupero della spazzatura. Una risorsa inesauribile. La realtà è che per il sovrapporsi di dinieghi, di “comitati contro”, non abbiamo impianti dove portare i rifiuti.

Meno che mai macchinari , filiere, utili a trasformarli in ricchezza e/o energia utile. Un Paese costellato da sindromi Nimby, ha ricordato l’Agenzia Greenreport, che fa a pugni con la logica della sostenibilità e soprattutto della prossimità di strutture vicine ai luoghi della creazione dei rifiuti. Gli amministratori locali “NO” tutto, si interroghino. Qualcuno di loro corre il rischio di vedersi lasciati a terra i quintali prodotti.

Il documento Snpa si somma a quello dell’Istituto Superiore di Sanità che ha comunicato le modalità di gestione dei rifiuti per chi è in quarantena a casa. Deve sospendere la raccolta differenziata e mettere tutto ciò che usa nel sacchetto dell’indifferenziata.

Ma è il livello generale nazionale che non ci lascia tranquilli. Ci possono essere criticità e emergenze nell’emergenza. Gli impianti funzionanti del Nord, possono soffrire nel ricevere rifiuti in abbondanza dal Centro Sud. Una soluzione? Gli esperti propongono di usare i depositi temporanei per contenere il rischio infettivo, in special modo “dei rifiuti urbani indifferenziati provenienti dalle abitazioni in cui sono presenti soggetti positivi al tampone o in quarantena obbligatoria”. È una segnalazione prudenziale, molto contestata in passato, che superata l’emergenza da Covid-19 dovrà per forza riaprire la discussione su tutta la catena dei rifiuti e sulla reale capacità della politica di generare economia circolare.

Tutti riuniti, senza ideologismi, demoliti dalla durissima realtà di queste settimane. Coloro che hanno abiurato le campagne no vax, possono fare lo stesso sulle infrastrutture. Ancora una volta si dirà: nuovi impianti sì o no? Per iniziare basterà chiedere agli esperti del Snpa.

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