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Casse Di Espansione

Cosa sono le casse di espansione e perché sono poco amate (in Emilia-Romagna)

A cosa servono, come sono fatte e quanto costano? Le casse di espansione sono indispensabili per evitare disastri come quello in corso in Emilia-Romagna eppure si è restii a costruirle… Fatti, numeri e commenti

 

Pensate per contenere le acque dei fiumi ed evitarne la tracimazione, le dibattute casse di espansione sono al centro del dibattito su cosa non si è fatto e si poteva fare per evitare il disastro che sta travolgendo l’Emilia-Romagna in seguito alle alluvioni, che hanno fatto esondare 23 corsi d’acqua e provocato oltre 50 allagamenti.

Ma cosa sono e perché non ce ne sono abbastanza?

COSA SONO LE CASSE DI ESPANSIONE

Le casse di espansione sono dei bacini artificiali di contenimento che consentono di “parcheggiare” temporaneamente l’acqua dei fiumi quando raggiungono la piena per poi farla defluire in modo controllato, evitando la tracimazione.

Di fatto, al raggiungimento di un determinato livello del corso d’acqua, quest’opera idraulica prevede che una parte della portata del fiume venga deviata nel bacino artificiale “di espansione” affinché la portata del fiume si attenui e non avvenga un’esondazione.

COME SONO FATTE

Le casse di espansione sono costituite da grandi vasche artificiali dotate di sistemi di scarico controllati, pensati appunto per alleggerire la piena, la portata e la pressione delle acque.

Ne esistono di due tipi: casse in linea e casse laterali (dette anche casse in derivazione). Le prime vengono posizionate all’interno del fiume e prevedono una traversa, che sbarra e rallenta il corso del fiume, e delle piccole aperture, chiamate luci, che servono a far defluire l’acqua, come succede con le dighe. Le seconde sono, invece, posizionate di fianco al fiume e consentono al corso d’acqua di defluire automaticamente in caso di piena. Quando il livello del fiume è basso non entra acqua, mentre quando raggiunge la soglia l’acqua entra, in maniera controllata, in apposite zone dove viene raccolta.

PERCHÉ CI SONO CASSE DI ESPANSIONE IN EMILIA MA NON IN ROMAGNA

Come si legge in un approfondimento dell’agenzia di stampa Agi, le casse di espansione sono presenti in Emilia ma non in Romagna. Si trovano, infatti, sul Panaro, sul Secchia, sul Crostolo, sul Lenza e sul torrente Parma.

La ragione di questa disomogeneità, stando a un documento dell’Associazione idrotecnica italiana riportato da Wired, sta nel fatto che la Romagna è stata storicamente soggetta a minori alluvioni rispetto all’Emilia, dove le prime casse di espansione sono state installate “già dalla fine degli anni Settanta, per iniziativa dell’Agenzia interregionale del Po a seguito delle alluvioni del 1973”.

L’Emilia-Romagna, ha sottolineato il Quotidiano Nazionale, ha ricevuto, tra il 2015 e il 2022, 190 milioni di euro per realizzarne 23, tuttavia, di queste ne funzionano a pieno regime soltanto 12, altre 2 funzionano in parte, 9 attendono la fine dei lavori e 2 sono ancora da finanziare.

L’ECCEZIONE È GIÀ LA NORMALITÀ

Purtroppo, però, essendo state pensate per fronteggiare eventi eccezionali – “duecentennali”, ha detto ad Agi il professore di ingegneria civile Armando Brath, dell’università di Bologna, esperto di casse di espansione – non sono sufficienti per episodi violenti e ravvicinati come quelli che si sono verificati dal 1 al 4 e poi dal 15 maggio.

Motivo per cui dovrebbero essere riviste alla luce dell’attuale cambiamento climatico perché, come ha spiegato Barth “quelli che noi pensavamo fossero trent’anni di tempo [per intervenire] sono magari diventati invece 15. Si sono accorciati i tempi della riproposizione degli eventi emergenziali. Più frequenti e anche più intensi”.

PERHÉ LE CASSE DI ESPANSIONE NON PIACCIONO MOLTO

Ma le casse di espansione non solo non sono aggiornate, godono anche di poca popolarità sia tra gli italiani che tra gli amministratori. Secondo Barth, infatti, molte persone sono affette dalla sindrome di Nimby (Not in my backyard), ovvero “si faccia ovunque ma non a casa mia”, ma anche la politica ha le sue responsabilità.

Trattandosi di opere molto ingombranti e molto costose, non tanto per l’opera in sé quanto per l’esproprio dei terreni necessari, e che non danno nemmeno un immediato ritorno politico, gli amministratori sono poco propensi a lanciarsi nella loro realizzazione.

Per avere un’idea, afferma Barth, “possono costare nell’ordine di diverse decine di milioni di euro, ma se la cosa è importante anche qualche centinaio”.

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