Energia

Cosa aspettarsi dagli Stati Generali della Green Economy

di

ambientalisti stati generali

Il corsivo di Nunzio Ingiusto

 

Dovranno essere bravi. Tutti insieme per non sprecarli. Due giorni intensi, il 3 e 4 novembre agli Stati Generali della Green Economy di Rimini ci saranno cinque ministri e decine di relatori. Un parterre di esperti in energia clima, economia circolare, mobilità, agroalimentare. È stato scelto un bel titolo, non c’è che dire: “Il green deal al centro del Piano di rilancio per l’Italia – Una nuova fase per la green economy” . Il tema dei temi, che assieme al Covid 19 angoscia milioni di persone. L’epidemia è arrivata improvvisa, si nasconde e ci assale. L’ambiente, gli inquinamenti, l’agrobusiness lo abbiamo creato noi. Cerchiamo rimedi all’uno e all’altro.

L’appuntamento di Rimini è alla 9° edizione, si collegherà con Ecomondo Key-Energy e quindi al Consiglio Nazionale della Green Economy che riunisce una settantina di imprese. Un cluster politico, istituzionale, manageriale che ha il potere di cambiare le cose. Certo, ci sarà il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che dovrebbe dire parole di maggiore verità su tutto quello che c’è ancora da fare. Al di là delle statistiche, delle percentuali calcolate nei modi più disparati, una domanda (tra tante altre) è quanto gli italiani percepiscono che il loro Paese è sulla strada giusta per rifiuti, energia, dissesto, gas serra.

Il presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Edo Ronchi, alla due giorni riminese presenterà la Relazione 2020 sullo stato della green economy. Un assaggio lo abbiamo già avuto al recente meeting della stessa associazione. Su molti degli altisonanti 17 obiettivi Onu al 2030, 2050, l’Italia è paurosamente indietro. Il governo ha preso nota? La settimana scorsa la Commissione europea ha approvato la nuova Politica agricola a partire dal 2023. Le quote di produzione sostenibile sono basse e vengono contestate da tutte le organizzazioni ambientaliste. Cosa vogliono fare Conte, Bellanova, Costa? Hanno ascoltato Papa Francesco su questi argomenti?

A Rimini si parlerà del Recovery fund. Le aziende dei servizi pubblici locali gestiscono attività essenziali, dall’acqua ai rifiuti, alla manutenzione urbana, ed hanno presentato investimenti sostenibili per 17,4 miliardi di euro. Che si fa? Come ci si muove nei Comuni? Ci sono speranze verso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Dio ci scansi e liberi da un’altra ripetizione come il surreale dibattuto sul Mes. Sanità e ambiente sono due facce di una stessa medaglia. Per cambiare ci vogliono soldi. E poi ai grillini non piacciono nuove infrastrutture. Quelle che accompagnerebbero una più seria transizione sostenibile.

Ogni giorno assistiamo all’irrefrenabile green speak di ministri, vice e leader di partito. Chissà se davvero guardano lontano. Perché — tanto per dire — i viaggi dei rifiuti dalle Regioni del Mezzogiorno ogni anno costano 75 milioni di euro di Tari. Ai contribuenti, ovviamente. Di nuovi impianti nemmeno a parlarne, dice il ministro Costa. Ma fino a quando si possono sopportare simili stranezze? Il via vai di spazzatura verso discariche e fuori Regione, secondo Utilitalia, provoca 14mila tonnellate di CO2 nell’aria prodotte da 25 mila Tir in giro per l’Italia. Siamo sulla strada giusta? Due giorni bastano per una risposta.

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