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Tutti i guai di Venezia (non solo Coronavirus)

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Coronavirus, acqua alta, turismo in crisi, laguna in pessima salute: ecco contro cosa lotta Venezia. L’articolo di Nunzio Ingiusto

Non è proprio partito bene l’anno per Venezia. La città simbolo del turismo italiano romantico è iellata. Per chi crede a questo genere di cose.

In realtà questo inizio d’anno ci offre una città in lotta contro coronavirus, acqua alta, turismo in crisi, laguna in pessima salute. Un intreccio di fattori economici ed ambientali che non lasciano tranquilli nemmeno per i prossimi anni.

L’acqua in laguna entro la fine del secolo si alzerà di 82 centimetri per effetto del cambiamento climatico e della subsidenza, ovvero dello sprofondamento del suolo.

Nelle settimane della crisi nera dell’economia veneta, la rivista “Le Scienze” ha approfondito e pubblicato lo studio curato l’anno scorso dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e della Radboud Universiteit dei Paesi Bassi sul futuro della laguna.

Un documento utile per capire dove sta andando un pezzo importante del patrimonio artistico italiano e sollecitare i poteri a fare qualcosa di concreto. Del resto le polemiche sul Mose qui si sono mai spente, a dimostrazione di uno Stato sprecone e inefficiente.

Venezia è punto di osservazione privilegiato per gli studi studi sull’aumento del livello del mare a scala globale, in coincidenza con l’ aumento dell’immissione in atmosfera di anidride carbonica. Porto Marghera è tra i siti industriali più critici d’Europa e si fa davvero fatica ad immaginare una laguna sostenibile.

Sul progressivo decadimento, è stato accertato, influiscono fattori locali come la variabilità climatica naturale e i movimenti verticali della crosta terrestre. Lo studio INGV nasce da analisi in campo attraverso stazioni mareografiche nel Mediterraneo ed è all’avanguardia nel campo della ricerca ambientale. È interdisciplinare ci fa valutare gli impatti socioeconomici sul territorio ,la mitigazione dei rischi naturali, la sicurezza della vita umana e la gestione consapevole della fascia costiera.

Marco Anzidei, coautore dell’articolo ripreso da “Le Scienze” e coordinatore dei progetti europei SAVEMEDCOASTS ha fatto riferimento anche al 12 novembre 2019, quando Venezia ha conosciuto la seconda marea più alta dopo quella disastrosa del 1966. Non possiamo dire che sia cambiato molto da allora, a parte i vertici istituzionali e gli aiuti economici statali più promessi che concessi“.

Nel 2100 un’acqua granda, come la chiamano i veneziani, potrebbe fare alzare il livello fin quasi a tre metri , nelle condizioni peggiori” ha detto il ricercatore. Le inondazioni poterebbero diventare una costante , fino allo scenario più sciagurato di una Venezia sottomarina. Studiarne le cause e gli effetti attesi nei prossimi anni , diventa di fondamentale importanza per un approccio consapevole del fenomeno , auspica Anzidei. Certamente dice bene. Soprattutto per chi ha il dovere di intervenire, utilizzando gli esperti, la scienza, le competenze.Il fatto certo è che da oggi ( ma già dal 2019 ) ci sono mille ragioni ragioni per non perdere altro tempo.

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