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Chi e perché non strapazza troppo i risultati di Cop26

Confindustria Energia

La Cop26 si è conclusa con promesse rinnovate, un accordo annacquato e grandi delusioni. Ecco le posizioni più critiche e quelle (italiane ed europee) più positive

 

La Cop26, la conferenza sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, si è conclusa il 12 novembre con un accordo sulle emissioni tra 197 paesi e grandi delusioni. A dirsi insoddisfatti non sono stati solo i giovani attivisti dei Fridays for Future ma anche Boris Johnson, ovvero il primo ministro del paese che la Cop26 l’ha ospitata.

LE LACRIME DI SHARMA

Alok Sharma, il parlamentare britannico che ha presieduto la conferenza, ha dovuto trattenere le lacrime e scusarsi per l’annacquamento dell’accordo finale. Colpa di India e Cina, ha spiegato, che hanno voluto cancellare dal testo il riferimento al phase out (cioè l’eliminazione graduale) degli impianti a carbone non dotati di tecnologie per la cattura della CO2. Tra tutti i combustibili fossili, il carbone è quello più inquinante.

IL PESO DEL CARBONE PER INDIA E CINA

La Cina e l’India sono rispettivamente il primo e il terzo paese al mondo per quantità di CO2 emesse. Benché si siano impegnate ad aumentare le installazioni di capacità rinnovabile e a raggiungere la neutralità carbonica (ovvero l’azzeramento netto delle emissioni) entro il 2060 e il 2070, ad oggi il carbone occupa delle quote rilevantissime nei loro mix energetici: circa il 70 per cento in entrambi.

Invece che di phase out (eliminazione), nel testo dell’accordo si parla di phase down (riduzione).

IL COMMENTO DELL’ARABIA SAUDITA

L’accordo conclusivo della COP26, benché meno ambizioso di quanto si sperasse, è stato accettato anche dall’Arabia Saudita, un paese che basa la propria economia e la propria stabilità sul petrolio, sebbene abbia intenzione di riconvertirsi e di puntare sulle energie a basse emissioni di carbonio come l’idrogeno.

Ayman Shasly, capo della delegazione saudita a Glasgow ed ex-dirigente della società petrolifera statale Saudi Aramco in Cina, ha detto al Financial Times che l’intesa raggiunta è “il massimo che si poteva ottenere”.

LE PAROLE DI CINGOLANI (MiTE)

“Attenzione a non avere troppe aspettative”, ha dichiarato il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, a Radio24. “Ci troviamo di fronte a problemi di portata storica. Le soluzioni non sono semplici, sono cose complicatissime”.

L’Italia è stata partner del Regno Unito nell’organizzazione della COP26.

“Capisco che gli attivisti giovani debbano tenere l’attenzione molto alta e contestare” ha proseguito Cingolani, che ha definito lo sforzo diplomatico della COP26 come un esempio di “democrazia; non è un bla-bla-bla”, criticando le dichiarazioni dell’attivista climatica Greta Thunberg. “Non mi pare che andare in giro per le strade a urlare e suonare sia efficace”.

LE PAROLE DI VON DER LEYEN

Secondo la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il risultato della COP26 rappresenta “un passo nella giusta direzione”. Il contenimento del riscaldamento globale entro gli 1,5 gradi Celsius, come previsto dall’accordo di Parigi del 2015, rimane a suo dire “a portata di mano, ma il lavoro è tutt’altro che finito. Il minimo che possiamo fare ora è attuare le promesse di Glasgow il più rapidamente possibile e poi puntare più in alto”.

La COP26 non ha portato a un rinnovo degli impegni sul taglio delle emissioni, mantenendo di fatto quanto già presente nell’accordo di Parigi: sforzarsi per limitare l’aumento della temperatura globale entro gli 1,5 °C.

L’Unione europea vuole ridurre le proprie emissioni del 55 per cento (rispetto ai livelli del 1990) entro il 2030, e portarle allo zero netto entro il 2050.

Von der Leyen ha dichiarato che la COP26 ha garantito un “progresso sulla finanza climatica” attraverso lo stanziamento, entro il 2023, di 100 miliardi di dollari all’anno per favorire la transizione energetica e l’adattamento ai cambiamento climatici nei paesi più poveri. Si tratta, in realtà, di una promessa risalente al 2009, formulata alla COP di quell’anno a Copenaghen, che avrebbe dovuto realizzarsi nel 2020. La cifra promessa non è stata mantenuta.

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