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Come (non) si gasano Germania e Usa sul Nord Stream 2

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Che cosa si dice di nuovo in Germania sul gasdotto Nord Stream 2. L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

 

È sull’ipotesi di un diritto della Germania di chiudere il rubinetto del Nord Stream 2 che si gioca la proposta che il governo tedesco includerà nel pacchetto di trattative con la nuova amministrazione americana, per provare a sbloccare il varo del controverso gasdotto. Lo conferma l’Handelsblatt, ribadendo con sicurezza un’indiscrezione di alcuni giorni fa e parlando di un clima diverso, almeno per il momento, tra Washington e Berlino. “La dinamica del conflitto sul Nord Stream 2 cambia”, scrive il quotidiano economico, “la logica del confronto totale adottata con Donald Trump inizia a cedere alla voglia di compromesso”.

Visto da Berlino, si aprirebbe una finestra nella quale provare a ridefinire i contorni della partnership sulla sicurezza con gli Usa, all’interno della quale definire fino a dove ci si può e deve spingere nei rapporti energetici con la Russia. Non si tratta del tentativo (un po’ maldestro) del ministro delle Finanze Olaf Scholz di barattare il “sì” Usa con finanziamenti per costruire rigassificatori per facilitare la vendita dello shale gas americano, notizia in verità già uscita e non smentita la scorsa estate e rilanciata qualche giorno fa da un’associazione ambientalista tedesca. Piuttosto della possibilità, peraltro tutta da verificare, di inserire “presupposti tecnici e legali” per poter eventualmente bloccare il flusso di gas del Nord Stream 2 qualora si determinassero particolari situazioni. In una parola, “qualora il Cremlino utilizzasse i rifornimenti di gas come un’arma di ricatto nei confronti dei suoi Stati confinanti”.

Da parte governativa non trapelano conferme. Rispondendo in parlamento alla leader dei Verdi Annalena Baerbock che chiedeva proprio delucidazioni sull’ipotesi di un tale “meccanismo di interruzione”, il sottosegretario all’Economia Thomas Bareiß ha svicolato dicendo “che il governo non ne sa nulla”. Ma poi ha confermato i nuovi toni con Washington: gli Usa sono interessati a una chiara adesione da parte tedesca “alla partnership comune sulla sicurezza”. Non perdere il rapporto con la Russia e comprendere i timori degli Usa è l’equilibrismo richiesto ad Angela Merkel per tutelare gli interessi tedeschi.

Ambienti politici e giornalistici a Berlino fanno anche notare come il tono delle dichiarazioni americane si sia in qualche modo addolcito. Restano le minacce di sanzioni se le navi russe riprenderanno a depositare gli ultimi tubi del gasdotto sui fondali, ma un portavoce del ministero degli Esteri ha sottolineato come le sanzioni siano comunque solo uno degli importanti strumenti a disposizione.

Il confronto dunque sembrerebbe riaperto, con la nuova amministrazione Biden disposta a vedere le carte che Angela Merkel vorrà mettere sul tavolo. Se dalle dichiarazioni di collaborazione si passerà davvero ai fatti dipenderà però dalle misure concrete cui il governo tedesco sta lavorando. Questo, almeno, è quel che si pensa a Berlino. L’Handelsblatt, basandosi su fonti interne, assicura che il governo sta cercando di capire quali strumenti possano diradare le preoccupazioni Usa e sta lavorando a “una soluzione, un pacchetto di misure che scatteranno nel momento in cui il gasdotto entrerà in funzione”.

Ufficialmente tra Stati Uniti e Germania al momento non vi sono colloqui, riprende l’Handelsblatt, ma il governo tedesco è pronto a intavolarli non appena l’amministrazione Biden avrà completato tutte le sue nomine. Sul versante americano i ministeri coinvolti sono Esteri, Finanze ed Energia, che operano sotto la guida del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca. Nel frattempo si lavora sottotraccia e i canali diplomatici sono comunque aperti.

Il potere di chiudere il rubinetto del Nord Stream 2 è un punto su cui i colloqui con gli Usa possono andare avanti. Il meccanismo darebbe all’occidente un potere di intervento, togliendo a Mosca il monopolio del flusso di gas verso l’Europa e bilanciando, nella prospettiva tedesca, la dipendenza dell’Europa da Mosca. Restano dubbi politici e legali, legati alla posizione russa e alle eventuali resistenze del consorzio Nord Stream 2 AG, che potrebbe far valere richieste di risarcimento danni, dal momento che, una volta concessa l’autorizzazione, potrebbe essere non facile attivare il meccanismo da parte tedesca senza suscitare ritorsioni.

Secondo l’Handelsblatt permangono invece differenze tra Usa e Germania su come questo ipotetico meccanismo di chiusura dovrebbe essere attivato. Washington propende per l’automatismo: se Mosca blocca i rifornimenti all’Ucraina, Berlino chiude il Nord Stream 2. I tedeschi vogliono escluderlo, anche per non consegnare nelle mani dell’Ucraina la chiave dei rifornimenti di gas della Germania. Nonostante le dichiarazioni pubbliche, Berlino teme più le bizze della politica di Kiev che quella russa: “il timore è che possa essere proprio l’Ucraina a innescare un conflitto”. Nell’esperienza tedesco-occidentale c’è invece una tradizione di affidabilità di Mosca nelle forniture energetiche, anche ai tempi dell’Urss e della guerra fredda.

Altri punti del pacchetto allo studio di Berlino sono ancora da sviluppare. Il quotidiano di Düsseldorf ne cita due. Il primo, su cui il governo tedesco non ha problemi, è la richiesta americana di aiuti finanziari tedeschi per la trasformazione dell’Ucraina in produttore di idrogeno verde. Il secondo riguarderebbe il desiderio americano di ridiscutere il trattato per il transito di gas dall’Ucraina: su questo Berlino frena.

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