Energia

Come Mosca corteggia la Bulgaria (e non solo) con il Turkstream

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bulgaria Turkstream

La Bulgaria sarà inclusa nel progetto del Turkstream? Fatti, ipotesi e commenti nell’articolo di Gianni Bessi,  consigliere regionale Pd in Emilia-Romagna e autore del libro “Gas naturale. L’energia di domani” (Innovative Publishing)

 

Nel maggio scorso è stato annunciato che la seconda conduttura del gasdotto Turkstream, che collega le forniture di gas del Mar Caspio con l’Europa sudorientale attraverso la Turchia, sarebbe stata indirizzata verso il paese più povero dell’Ue, la Bulgaria, che si sta proponendo come broker low profile nel comparto gas della regione.

Le previsioni di mix energetico a sostegno delle fonti rinnovabili intermittenti per il periodo della transizione energetica dell’Ue nel breve e medio termine mostrano che il fabbisogno di gas dell’UE sarà destinato a crescere sensibilmente (+12% annuo) nel prossimo decennio.

L’inclusione della Bulgaria nel progetto congiunto russo-turco TurkStream potrebbe sorprendere dopo il fiasco del progetto South Stream del 2014 ma, tenendo conto della posizione geopolitica della Bulgaria, essa rappresenta una scelta naturale per via degli antichi legami commerciali, culturali e linguistici.

Sofia è oggi molto più pragmatica che in passato nel suo approccio alla Russia e i risultati indicano che il suo progetto di sviluppo dovrebbe essere attuato in più fasi: in primo luogo, attraverso la costruzione di un nuovo punto di ingresso dalla Turchia per il tramite dell’Interconnettore Turchia-Bulgaria (ITB) che avrà una capacità di trasporto di 3 miliardi di metri cubi anno (bcma) di gas naturale con la possibilità di crescere fino a 5 miliardi di metri cubi anno.

Successivamente con la realizzazione di un gasdotto terrestre che metta in comunicazione la costa del Mar Nero nei pressi della città di Varna con il confine serbo e la sua rete di distribuzione.

Infine nei nostri viaggi nei grandi spazi del permafrost russo o vicini alle acque profonde dei mari dove passano i tubi dei gasdotti sono in diversi a sussurrare che il progetto verrebbe completato attraverso la realizzazione di un terminale di ricezione gas, sempre vicino a Varna, dove arriverà la terza stringa da 16 miliardi di metri cubi anno proveniente da Anapa, sulla costa Russa, seguendo il percorso, attraverso il mar Nero, dell’accantonato ma mai abbandonato gasdotto South Stream. La parte bulgara del gasdotto avrebbe la capacità di 15 miliardi di metri cubi, potrebbe iniziare a funzionare alla fine del 2021 e costerà 1,8 miliardi di dollari. Nei progetti del governo di Sofia, il terminale di Varna conserverà e convoglierà gas dalla Russia e dal Mar Caspio verso Romania, Grecia e Serbia.

A tal fine il ministro russo dell’energia Alexander Novak ha affermato che la Russia si impegnerà nel progetto solo dopo che la Bulgaria avrà adempiuto alle prescrizioni comunitarie per il transito del gas e Bruxelles avrà concesso luce verde.

I segnali in tal senso appaiono positivi poiché le forniture di gas diversificate alla Bulgaria e alla regione dell’Europa sudorientale sono della massima importanza per l’Ue dove la sicurezza energetica rappresenta uno dei suoi cinque pilastri. Bruxelles, inoltre, dopo l’approvazione concessa al gasdotto Nord Stream II che convoglierà quasi tutto il gas russo che ora passa attraverso l’Ucraina direttamente in Germania attraverso il corridoio del Mar Baltico, non ha validi argomenti per rallentare il progetto per il transito di gas dal corridoio Sud, visto che la richiesta autorizzativa di Sofia ricalca i passi già approvati alla capitale d’Europa… Berlino.

(seconda parte di una trilogia; la prima parte si può leggere qui)

 

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