Energia

Come l’America sguazza col petrolio di Assad in Siria

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Petrolio, che cosa cela l’accordo fra le autorità curde che gestiscono l’amministrazione del Nordest della Siria (contro la volontà turca e del regime di Damasco) hanno firmato un accordo con una compagnia petrolifera americana Delta Crescent Energy. L’articolo di Marco Orioles

 

La notizia l’ha riferita ieri una testata ben addentro i gangli della vita politica mediorientale come al Monitor.

Le fonti della testata sono in grado di confermare che le autorità curde che gestiscono l’amministrazione del Nordest della Siria (contro la volontà turca e del regime di Damasco, che però è addomesticato dall’alleato russo) hanno firmato un accordo con una compagnia petrolifera americana.

L’ACCORDO TRA DELTA CRESCENT ENERGY E CURDI

L’accordo è stato stretto con la Delta Crescent Energy, una società del Delaware che avrebbe anche ricevuto un’apposita licenza dalle autorità americane, e riguarderebbe alcuni pozzi che si trovano nella zona sorvegliata dagli Usa stessi.

Due i motivi dietro l’intesa: modernizzare le strutture e dotarle di due nuovi impianti di raffineria.

UN ACCORDO FATTO CON L’INCORAGGIAMENTO DELLA CASA BIANCA

Un’ulteriore conferma dell’accordo al Monitor l’ha potuta raccogliere da Siman Mohad, rappresentante del consiglio democratico siriano alle Nazioni Unite, che ha parlato proprio di un’intesa tra Delta Crescent e l’amministrazione curda.

L’accordo, soprattutto, sarebbe stato – riferiscono ancora le fonti di al Monitor – “con la conoscenza e l’incoraggiamento della Casa Bianca”.

Al Monitor ha scoperto infatti che anche la parte americana è perfettamente al corrente dell’accordo. Alcune fonti del giornale hanno spiegato alla giornalista che il potente senatore Lindsey Graham, uno che raggiunge spesso le orecchie del presidente, ne ha parlato con il comandate in capo delle SDF Mazloum Kobani, il quale lo avrebbe incoraggiato a riferire i dettagli al presidente.

Grahama ha sua volta a confermato di aver parlato con Kobane con la reporter  di CBS Christina Ruffini, che ha rilanciato la notizia in un tweet.

La notizia sarebbe poca cosa se non si verificasse in una zona che definire polveriera è ben cosa. A pochi passi da quei pozzi si confrontano infatti gli eserciti di Usa, Russia, Turchia, Siria, Iran più chissà quali altri volontari della jihad, in un conflitto congelato che non pare avviato ad alcuna soluzione a breve termine.

LA PROMESSA DI TRUMP; CI PRENDEREMO IL PETROLIO

Purtuttavia Trump l’aveva promesso ai suoi elettori, quando l’anno scorso era tentato di abbandonare la Siria alla furia di Erdogan, che vi avrebbe lasciato le truppe per un solo motivo: il petrolio.

Si tratta dunque di accordi che avvengono in una zona grigia del diritto internazionale, visto che hanno luogo in territori che sono formalmente ancora sotto la sovranità del regime di Damasco ma de facto sono controllati da anni dalle milizie curde, per tacere del fatto che la guerra dalle parti della Siria è ancora ben lunga dall’essere conclusa.

ANKARA TACE

Un’altra notizia preziosa che riporta al Monitor è che i turchi, acerrimi nemici dei curdi, sono perfettamente al corrente di questi affari petroliferi, ma preferiscono per il momento non fare nulla. Si tenga conto che Erdogan ha invaso per ben tre volte la Siria settentrionale proprio per impedire ai curdi di alzare la testa.

NIENTE DA OBIETTARE DA MOSCA

Quanto alla Russia, le fonti di al Monitor hanno sentito l’inviato speciale Usa per la Siria che li ha informati che non hanno nulla in contrario anche se hanno chiesto di lasciare fuori dall’accordo alcuni pozzi. Più che segnali di ostilità, si potrebbe parlare di segnali di accondiscendenza.

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