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Come la Cina ha messo le mani sul cobalto del Congo

Congo Cina

L’articolo di Giuseppe Gagliano sulle sinergie tra Cina e Repubblica democratica del Congo a partire dal cobalto e non solo

Il 13 maggio il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Félix Tshisekedi, si è recato nella cittadina di Kolwezi a visitare la multinazionale sino-congolese Sicomines che è una controllata della China Railway Resorces Group con lo scopo di rivedere a favore della Repubblica del Congo i profitti derivanti da questa azienda e da altre aziende analoghe.

La particolarità dell’azienda visitata dal presidente dipende dal fatto che questa è una delle principali multinazionali che estrae e commercia le materie prime fra le quali certamente il cobalto.

La RDC controlla infatti oltre il 60% delle riserve mondiali di minerale di cobalto. China Molybdenum possiede la seconda miniera di cobalto più grande del mondo — cioè la Tenke nella Repubblica del Congo — e proprio la Cina è il più grande importatore di cobalto al mondo. Ne acquista infatti circa 95.000 tonnellate ogni anno.

Altre società cinesi che operano nella RDC includono Huayou Cobalt, Chengtun Mining, Wanbao e CNMC.

Uno dei più grandi accordi firmati durante il periodo in cui Kabila era in carica risale al 2008, quando la società statale congolese per il commercio di materie prime e l’estrazione mineraria Gecamines ha formato una joint venture — denominata Sicomines — con un consorzio di aziende cinesi guidate da Sinohydro e China Railway Engineering Corporation per sviluppare rame e miniera di cobalto.

Tutto ciò naturalmente non deve sorprendere poiché è dal 2016, con l’entrata in vigore dell’Accordo bilaterale per la promozione e la protezione degli investimenti, molte aziende cinesi hanno iniziato ad investire in Congo in campi che comprendono le telecomunicazioni, il settore estrattivo e la lavorazione del legno.

Inoltre non va dimenticato che proprio il 6 gennaio la Repubblica democratica del Congo è diventata il 45º partner ad aderire al progetto delle nuove vie della seta e proprio per questo la Cina aveva cancellato prestiti per un valore di 28 milioni di dollari garantendo un sostegno finanziario per 17 milioni di dollari sempre secondo la logica della trappola del debito.

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