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Come il Recovery Plan ci proteggerà dalle malattie del clima

Clima

Che cosa c’è nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) su salute, ambiente e clima. L’approfondimento di Enrico Martial

 

La relazione tra salute, ambiente e clima è una delle riforme unite agli investimenti che si trovano nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr, detto anche Recovery Plan), in particolare all’interno della Missione 6 “Salute”, dotata di 18,1 miliardi di euro. Si tratta degli effetti sanitari da un lato indotti da inquinamento e contaminazioni e dall’altro dai rischi naturali e dai cambiamenti climatici, che interessano la fragilità idrogeologica e la posizione geografica del Paese.

Per la parte “inquinamento” il Pnrr evoca tra l’altro 58 siti di interesse nazionali contaminati e le condizioni critiche della qualità dell’aria su zone urbane diffuse e sulla pianura industriale del Po. I siti nazionali (SIN) sono a grave rischio sanitario e periodicamente aggiornati da ISPRA: aree industriali dismesse o in attività, o con incidenti a rilascio di inquinanti o rifiuti pericolosi seppelliti o ammassati. Diverse bonifiche sono in corso (da Emarèse a Piombino e a Cogoledo, da Porto Torres a Bologna e a Milazzo) ma il processo è lungo, gli effetti sulla salute interessano 6 milioni di abitanti, il 10% della popolazione nazionale.

Sulla qualità dell’aria la situazione è nota: oltre ad alcune aree urbane, la pianura padana presenta una grave situazione da anni (è il 17% della superficie nazionale) e dopo una paziente e inesorabile procedura la Corte di Giustizia dell’Ue ha condannato l’Italia con sentenza del 10 novembre 2020, che prefigura le sanzioni pecuniarie in arrivo. La prima messa in mora risale al 2014 e l’intervento statale è da tempo necessario: i blocchi provvisori di circolazione a Milano o Torino sono di emergenza e non risolutivi. Le altre misure (bus a metano o ibridi, efficientamento energetico ecc.) rimangono limitate e frammentarie, con diversità tra aree e città.

Per la parte “cambiamento climatico” dice il Pnrr che siamo abbastanza disarmati e che occorrono strumenti di prevenzione e adattamento per gli effetti sulla salute, sulla base degli orientamenti del G7 Salute (a presidenza italiana nel 2017), in riferimento alla Scheda Clima e Salute per l’Italia dell’OMS e al rapporto del 2017 sempre dell’OMS “Proteggere la salute in Europa dal cambiamento climatico”.

Se il dibattito pubblico italiano relega il tema al “poi vedremo” o all’ecologismo, il PNRR e con lui il ministero della Salute paiono più preoccupati. Si parla dei danni alla salute tra l’altro dovuti alle ondate di calore (nel 2015, 13% di decessi in più negli ultra 65enni), all’aumento degli allergeni, al virus del Nilo occidentale o del Chikungunya (in Emilia Romagna nel 2007 e in centro Italia nel 2017), alla sicurezza del cibo rispetto a patogeni di origine acquatica o animale, o rispetto alle aflatossine, di cui l’Italia sarà il Paese maggiormente interessato nell’Ue.

Senza spaventarsi, di questi tristi tempi, la risposta del PNRR si concentra sulla prevenzione.

Come “riforma” viene istituto il “Sistema nazionale di prevenzione salute-ambiente e clima (SNPS)”, che afferma l’autonomia del tema rispetto al comparto del Sistema nazionale di protezione dell’Ambiente (SNPA) in cui è stato finora trattato, dalla qualità dell’aria alla diffusione dei pollini allergenici, alle bonifiche dei siti contaminati. Il SNPS avrà un’articolazione regionale (come le ARPA per il SNPA), mentre saranno sviluppate 190 strutture di riferimento della prevenzione. I due Sistemi, SNPA (cioè ambiente) e SNPS (prevenzione salute clima-ambiente) saranno oggetto di un’unica azione di digitalizzazione.

Ci vorranno nuove competenze e quindi nuovi professionisti del settore sanitario per le questioni collegate con l’ambiente e il clima. Si darà dunque vita a un Centro di nazionale di formazione, a corsi e lezioni nelle Regioni, a una Scuola di specializzazione presso i Dipartimenti di Medicina entro il 2025. Le misure legislative seguiranno questo percorso, che appunto viene collegato agli investimenti.

La spesa, anche se riguarda una grana assai considerevole, è limitata a 500 milioni in 5 anni, all’interno della missione 6 “Salute” da 18,1 miliardi e di un Pnrr da 196,5 miliardi di euro. Si tratta di un’assegnazione di avvio o di accelerazione di un processo più complesso, come avviene nei Recovery Plan di altri Stati membri, con investimenti complementari a programmi in corso sull’economia circolare o le filiere animali nel piano di France Relance, o sulla digitalizzazione nell’ambito dell’ammodernamento delle ferrovie nel GRRP tedesco.

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