Energia

Come far circolare l’economia circolare?

di

sito economia circolare

Il corsivo di Nunzio Ingiusto

 

A non fare errori si fa sempre in tempo. La conoscenza dei processi e delle attività umane in questi tempi di pandemia si è rivelata oltremodo indispensabile per prendere decisioni. Il potere che deriva dallo studio ci mette nelle condizioni di non sbagliare, soprattutto quando decidiamo per gli altri. Se il Covid-19 ha messo a nudo tante debolezze, di sicuro non solo sanitarie, per la difesa del clima, dell’ambiente, dei territori in cui viviamo c’è urgenza di interagire, scambiarsi esperienze, dati, conoscenza. C’è bisogno di applicarsi, a tutti i livelli, perché l’autoreferenzialità delle élite alla fine sta provocando più danni dell’ignoranza.

Sul grande tema di un nuovo modo di produrre e consumare, nasce in questi giorni il primo portale dedicato all’economia circolare. Un progetto tutto italiano, coordinato dall’Enea, che appassiona. Dentro economiacircolare.com troviamo istituzioni importanti come Cnr, Ispra, Uni, Centro documentazione conflitti ambientali. Tutte cariche di competenze e di onori in grado oggi di aiutare il Paese a cambiare finalmente passo.

Il portale è aperto al contributo di tutti e  -come dice Roberto Morabito di Enea – vuole “garantire la convivenza delle diverse posizioni di approfondimento sulle tematiche multidisciplinari che caratterizzano l’economia circolare”. In pratica vuole essere un riferimento per quanti si occupano di sviluppo, tecnologie, pratiche ed investimenti sulla circular economy. Il sito garantisce anche che i suoi contenuti non sono fake news. E la cosa ha sicuramente un valore straordinario. Su questa garanzia scientifica, infatti, sarebbe opportuno che coloro che disputano sulle migliori strategie per far compiere all’Italia e agli italiani il passo verso il nuovo, dessero uno sguardo all’Atlante italiano dell’economia circolare di cui parla il nuovo sito. I politici, prima di ogni altro, apprenderebbero che l’Italia non è estranea a quei particolari conflitti sociali scatenati da ragioni ambientali.

In generale, spiegano i curatori del Centro documentazione conflitti ambientali, le vicende che hanno a che fare con ambiente, aria, smog, impianti industriali , sono caratterizzate da due fattori. Da un lato dalla riduzione qualitativa o quantitativa delle risorse naturali disponibili , dall’altro da una resistenza della società civile che si mobilita per difendere l’ambiente, i beni comuni, i propri diritti, la gestione delle risorse. La conoscenza diretta di tante situazioni così diffuse nel Paese su acqua, rifiuti, inceneritori, pale eoliche, eviterebbe alla politica tante fughe in avanti e la propagazione di scenari ancora difficili. Azioni che alla fine disvelano ignoranza o negazione della realtà.

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