Energia

Come e perché Eni e Gazprom si strattonano

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Gazprom Eni

Che cosa succede tra Eni e Gazprom? Gazprom ha avviato una procedura d’arbitrato con Eni per disaccordi sull’interpretazione di disposizioni relative a contratti di fornitura di gas naturale.

Scintille tra il colosso russo Gazprom ed Eni, suo principale partner nel mercato italiano. Tra le due società ci sarebbero problemi circa l’interpretazione delle disposizioni dei contratti di fornitura di gas naturale.

Le due parti, al momento, stanno valutando la candidatura del presidente del tribunale arbitrale, che prenderà in considerazione la controversia. Andiamo per gradi.

COSA SUCCEDE TRA ENI E GAZPROM

Secondo quanto emerge da una nota di Gazprom Export, il colosso dell’energia russo ha avviato una procedura di arbitrato con l’italiana Eni per risolvere alcune “divergenze” riguardanti l’interpretazione delle disposizioni dei contratti di fornitura di gas naturale.

RAPPORTI INCRINATI GIA’ DA GENNAIO

Il contenzioso, nonostante la notizia sia balzata alla cronaca solo nelle scorse ore, risale al gennaio 2020, prima dell’emergenza sanitaria da Coronavirus. “Il 10 gennaio 2020 Gazprom Export ha inviato a Eni SpA un avviso sull’avvio di procedimenti arbitrali a causa di disaccordi tra le parti, in merito all’interpretazione delle disposizioni dei contratti di fornitura di gas naturale. L’11 febbraio 2020, è stata ricevuta una risposta alla notifica dai rappresentanti di Eni SpA”, spiega l’azienda russa in una nota.

LE INDISCREZIONI DEL SOLE 24 ORE

Quale il problema alla base della controversia tra i due giganti dell’energia? Difficile saperlo: i contratti, infatti, sono top secret. Secondo quanto ricostruitodal Sole 24 Ore, le controversie nascono da un contratto di fornitura siglato nel 2014. Nella rinegoziazione del contratto “Eni aveva fatto sapere di aver ottenuto un maggiore allineamento con i prezzi di mercato del gas (piuttosto che un’indicizzazione piena al petrolio, come in precedenza) e una maggiore flessibilità delle clausole take-or-pay”, scrive il Sole.

“Mosca aveva adottato all’epoca una nuova formula, molto complessa, per calcolare il prezzo delle forniture di gas all’Eni: una «soluzione astuta», l’aveva definita all’epoca il segretario generale di Cedigaz Geoffroy Hureau, che avrebbe consentito di «offrire all’Eni prezzi legati al mercato, consentendo allo stesso tempo a Gazprom di mantenere l’impegno di indicizzazione al petrolio». Proprio da questa complessità potrebbero essere nate le «divergenze di interpretazione», oggi che il mercato presenta gravi difficoltà per i produttori di gas”, aggiunge il quotidiano finanziario. Negli ultimi mesi, infatti, il prezzo del gas ha continuato a deprezzarsi (scendendo anche sotto i 2 euro per Megawattora).

UN MERCATO DA RIDISEGNARE?

Senza dubbio, il mercato sta cambiando. E Gazprom ed Eni devono fare i conti con questo: il colosso russo, infatti, da diverso tempo, ha subito un rallentamento delle vendite e, con l’avanzata del Gnl americano, ha dovuto fare i conti con una diminuzione dei prezzi sul mercato del Vecchio Continente.

Anche i numeri parlano chiaro: nel primo trimestre del 2020, Gazprom ha consegnato all’Italia 4.069 miliardi di metri cubi di gas in Italia, rispetto ai 4,97 miliardi di metri cubi consegnati nel primo trimestre del 2019.

SI DISCUTE SU CHI DEVE RISOLVERE CONTROVERSIA

Le due società ora stanno valutando chi dovrà far luce e risolvere la controversia. Potrebbe mediare il Tribunale arbitrale di Stoccolma oppure la Camera di commercio internazionale di Parigi.

GAZPROM – ENI, UN RAPPORTO STORICO

Per la prima volta, dunque, Gazprom ed Eni si troveranno dinanzi ad un giudice. Le due società hanno sempre risolto le vecchie controversi con trattative.

Eni, c’è da dire, è  storica partner dell’azienda russa ed è il principale partner del gruppo energetico nel mercato italiano: tra le due compagnie sono stati stipulati tre contratti di lungo termine per la fornitura di gas naturale in Italia e, nel 2017, Eni e Gazprom hanno deciso di rafforzare la loro collaborazione con un Memorandum in cui si impegnavano a lavorare ad un corridoio meridionale per la fornitura di gas russo in Italia.

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