Dal 1 gennaio 2026 la Cina ha introdotto delle restrizioni alle esportazioni di argento, un metallo divenuto ormai di importanza critica – così viene considerato dal governo degli Stati Uniti, ad esempio – per via delle sue applicazioni industriali. Oltre a essere un bene rifugio e una materia prima rilevantissima per la gioielleria, infatti, l’argento è fondamentale anche per i settori medicale, automobilistico, dell’elettronica, del fotovoltaico e delle batterie, tra gli altri.
IL COMMENTO DI MUSK
La decisione di Pechino è stata commentata su X da Elon Musk, amministratore delegato di Tesla, che non è solamente una casa automobilistica ma anche un’azienda di tecnologie energetiche (batterie e pannelli solari). “Questo non va bene. L’argento è necessario in molti processi industriali”, ha scritto.
This is not good. Silver is needed in many industrial processes.
— Elon Musk (@elonmusk) December 27, 2025
LE RESTRIZIONI COMMERCIALI DELLA CINA
L’intenzione della Cina di limitare le vendite all’estero di argento, in modo da rafforzare la presa sul mercato di questo metallo critico, era nota già dallo scorso ottobre. A dicembre, poi, il paese ha diffuso una lista di quarantaquattro aziende autorizzate alle esportazioni nel 2026 e nel 2027, come ricostruito da Cnbc.
Pur non trattandosi di un ban, cioè di un divieto totale di esportazione, queste nuove regole commerciali potrebbero avere delle ripercussioni importanti sulle catene di approvvigionamento delle aziende occidentali: l’argento, infatti, è stato riclassificato dalla Cina tra i metalli strategici (al pari delle famigerate terre rare) e non più come tra le materie prime “ordinarie”.
Peraltro, Pechino ha previsto per quest’anno anche delle restrizioni all’export di tungsteno e di antimonio, due elementi cruciali per il comparto della difesa. L’antimonio, in particolare, viene utilizzato nella produzione di munizioni e di ritardanti di fiamma, dei composti chimici che servono a prevenire gli incendi: la Cina vale quasi la metà dell’estrazione globale.
IL PESO DELLA CINA NEL MERCATO DELL’ARGENTO
La Cina è uno dei più grandi produttori al mondo di argento e ne possiede tra le maggiori riserve: il suo output è paragonabile a quello del Perù, che nel 2023 occupava il terzo posto della classifica globale, alla cui testa – con un distacco notevole – c’è il Messico. Considerati i profondi legami commerciali con il Messico, le restrizioni cinesi potrebbero avere un impatto tutto sommato limitato sugli Stati Uniti.
Come riportato da Cnbc, nei primi undici mesi del 2024 la Cina ha esportato più di 4600 tonnellate di argento e ne ha importate all’incirca 220 tonnellate. La Cina, peraltro, è la maggiore produttrice al mondo di pannelli solari, batterie e veicoli elettrici.
IL PROBLEMA CON L’OFFERTA
Attualmente si registra una carenza di offerta di argento, che nel 2024 è ammontato a oltre cinquecento milioni di once. L’industria fotovoltaica è un grosso driver della domanda di questo metallo; aumentarne la produzione, tuttavia, è difficile perché l’argento è perlopiù un sottoprodotto dell’estrazione di rame, piombo e zinco, quindi è dipendente dalla richiesta di questi elementi.
L’ANDAMENTO DEI PREZZI
Nel 2025 i prezzi dell’argento sono più che raddoppiati, riportando la performance migliore dal 1979: sul finire di dicembre hanno raggiunto gli 80 dollari all’oncia. Il 2025 è stata un’ottima annata anche per l’oro, cresciuto di oltre il 60 per cento. I due metalli vengono considerati dagli investitori un’assicurazione contro la debolezza del dollaro statunitense, il cui indice è diminuito di circa il 9,5 per cento nel 2025, il peggio dal 2017.




