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Ecco le ultime smanie della Cina su litio e cobalto

Metalli Batterie

L’azienda cinese Huayou, il più grande produttore di cobalto al mondo, vuole diventare un fornitore importante di un altro metallo critico per le batterie delle auto elettriche: il litio. Ecco numeri, obiettivi e scenari

 

Huayou, il più grande produttore al mondo di cobalto, ha detto di voler acquisire la miniera di litio di Arcadia, nello Zimbabwe, per 422 milioni di dollari. Come il cobalto, anche il litio rientra nella lista dei cosiddetti “metalli critici” per la transizione ecologica: si utilizza nella fabbricazione delle batterie per i veicoli elettrici e per l’immagazzinamento dell’energia prodotta dagli impianti rinnovabili intermittenti.

GLI OBIETTIVI

Quello sulla miniera Arcadia è il secondo accordo sul litio stretto da Huayou nel giro di una settimana: è stato preceduto dal patto con la società energetica cinese Sichuan New Energy Power per un impianto di produzione di litio e di riciclo batterie in Cina.

Le due intese possono essere prese a esempio della volontà della Cina – la più grande produttrice al mondo di batterie, nonché maggiore raffinatrice di litio e cobalto – di garantirsi forniture stabili dei materiali strategici per l’economia e la sicurezza nazionale.

I NUMERI DEL PROGETTO ARCADIA

Il progetto Arcadia vuole arrivare a lavorare 2,4 milioni di minerali contenenti litio (come la petalite o lo spodumene) all’anno. Non ha ancora raggiunto, però, livelli commerciali.

LE DIFFICOLTÀ

La raffinazione del litio dal materiale grezzo è tuttavia un’attività difficile da rendere redditizia. E non è semplice nemmeno imporsi in un settore già dominato da grosse industrie: le americane Albemarle e Livent, la cinese Ganfeng e l’australiana Livent su tutte.

COSA VUOLE LO ZIMBABWE

Lo Zimbabwe ha interesse ad attirare investitori stranieri nel proprio settore minerario, nella speranza che questi possano stimolare la crescita economica. Le aziende cinesi sono molto attive nel paese: operano nelle industrie del carbone, dell’oro e del cromo.

LE MOSSE DI HUAYOU

A fine settembre il vicepresidente di Huayou, George Fang, disse a Reuters che la società aveva intenzione di investire in siti produttivi di litio, per ampliare la sua offerta di metalli per le batterie al di là del cobalto, sia in Cina che all’estero. Menzionò, in maniera abbastanza generale, il Tibet, l’Australia, il Sudamerica e l’Africa.

Huayou possiede stabilimenti per la produzione batterie al litio e nichel-manganese-cobalto, oltre che progetti sul cobalto e sul nichel in Indonesia. Nel continente africano Huayou è molto presente in Congo, che vale da solo più del 70 per cento dell’offerta di cobalto sul mercato: è un problema, sia per una questione di dipendenza eccessiva da un unico paese, sia perché l’estrazione mineraria avviene tra violazioni dei diritti umani (anche dei minori).

LE BATTERIE SENZA COBALTO SONO POSSIBILI?

Il cobalto è un metallo raro e costoso, e la sua produzione in Congo pone serie questioni etiche. Eliminarlo dalle batterie permetterebbe di rendere queste tecnologie sia più “sostenibili” dal punto di vista sociale e di governance, sia più economiche: il loro prezzo è infatti determinato in larga parte proprio dal costo dei metalli utilizzati nel catodo, uno dei due elettrodi.

Teoricamente, sarebbe possibile rimuovere il cobalto dalle batterie e sostituirlo con il nichel, che costa meno e contiene anche più energia. C’è però un problema: il cobalto è meno tendente al surriscaldamento, ed è una qualità non di poco conto, considerati i rischi di incendio dei pacchi batterie delle automobili elettriche.

Un’altra via possibile è rappresentata dalle batterie al litio-ferro-fosfato, ancora più economiche. Ma sono anche meno potenti, nonché sconvenienti da riciclare proprio per il basso valore delle materie prime che utilizzano.

IL CASO TSINGHAN

Oltre a Huayou, anche un’altra società cinese focalizzata sull’acciaio e sul nichel – la Tsinghan – vuole contare di più nell’industria del litio.

Il mese scorso Tsingshan e il gruppo cinese Chengxin Lithium Group hanno annunciato di voler produrre 60mila tonnellate all’anno di prodotti chimici legati al litio in uno stabilimento di lavorazione in Indonesia: è il primo impianto di questo tipo nel paese. Che, se sommato alla produzione di nichel (230mila tonnellate all’anno) e cobalto (27mila) già in fase di sviluppo, potrebbe rendere Tsingshan un fornitore di peso di tre materiali essenziali alla mobilità elettrica.

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