Energia

Eni e Zohr, ecco tutte le ultime novità che arrivano dall’Egitto

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L’articolo di Angela Zoppo, giornalista di Mf/Milano Finanza, con le ultime novità che arrivano dall’Egitto per Eni e non solo

Dimenticati i dissapori delle vecchie controversie su fatture non onorate dalle compagnie statali, ora per Eni in Egitto è davvero un altro passo. I partner pubblici hanno addirittura già pagato circa 200 milioni di euro di anticipi commerciali relativi al finanziamento del progetto Zohr, lo sviluppo del giacimento giant operato dal Cane a sei zampe nell’offshore del Paese, forte di un potenziale di 850 miliardi di metri cubi di gas. Si tratta esattamente di 192 milioni di euro, incassati da Eni nel 2017.

I CONTI E I TEMPI

Anche la contabilità, insomma, sembra aver seguito la tempistica in accelerazione del progetto, che è stato avviato alla produzione in tempi record, con un cosiddetto time-to-market inferiore a 2 anni, quanti ne sono passati dalla firma della decisione finale sull’investimento (circa 12 miliardi di euro complessivamente) all’entrata in attività, a dicembre scorso.

I NUMERI SULLA PRODUZIONE

Ad oggi la produzione è di 10 milioni di metri cubi al giorno, con l’obiettivo di arrivare a 30 milioni entro giugno. A fine 2019 il giacimento dovrebbe raggiungere quota 80 milioni di metri cubi al giorno, per una produzione annuale di circa 30 miliardi. I partner egiziani di Eni  sono Egpc (Egyptian General Petroleum Corporation), ed Egas (Egyptian Natural Gas holding), esattamente gli stessi che appena 5 anni fa facevano dannare l’allora d Paolo Scaroni per i mancati pagamenti.

QUANDO C’È STATA LA SVOLTA

La svolta positiva era arrivata soltanto nella primavera del 2015, mesi prima che Eni  scoprisse Zohr, col pagamento di 432 milioni di euro, su un totale di 1,2 miliari di euro vantati dal gruppo, tutti crediti scaduti nel settore dell’Exploration and Production.

L’ASSETTO DI ZOHR

Petrobel, jv paritetica tra la controllata egiziana di Eni, Ieoc, ed Egpc è l’operatore del blocco di Shorouk, all’interno del quale c’è Zohr. Il giacimento però ha un’altra compagine azionaria, a sé stante: Eni  è l’operatore, con una quota di partecipazione del 60% nella concessione, mentre il restante 40% è stato acquisito da Rosneft e BP: alla compagnia russa è stato ceduto il 30%, mentre al colosso inglese è andata la quota del 10%. La plusvalenza ricavata dalla doppia cessione è stata di quasi 1,3 miliardi di euro.

IL RUOLO DELL’EGITTO

Ma Zohr è un affare anche per l’Egitto, che quando il giacimento andrà a regime non sarà più dipendente dalle importazioni di gas liquefatto, risparmiando così l’equivalente di 230 milioni di dollari al mese, secondo le stime del ministro del petrolio egiziano Tarek al-Molla. Dall’attività di Eni nel Paese nordafricano erano già arrivate anche altre novità positive, visto che è stato ricalcolato al rialzo il potenziale della scoperta esplorativa Baltim South West (Eni 50%, operatore) nell’offshore convenzionale, che potrebbe contenere oltre 28 miliardi di metri cubi di gas. Eni ha anche raggiunto il picco produttivo di 85,5 mila boe al giorno del progetto Nidoco NW e giacimenti satelliti nell’ambito del Great Nooros area nella concessione Abu Madi West (Eni 75%).

(estratto di un articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza)

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