Energia

Che farà l’Italia con la legge sul clima?

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La legge Ue sul clima ha iniziato il suo cammino nel Parlamento italiano in un momento difficile. Alcune parti del documento dovranno essere riviste con l’epidemia del Coronavirus?

È arrivata alla Camera ed assegnata alla commissione Ambiente, ma non avrà un percorso facile. Il rallentamento dei lavori parlamentari per il Coronavirus, può essere un’opportunità.

La legge sul clima dell’Ue ha iniziato il suo cammino nel Parlamento italiano in un momento difficile. I tempi dell’esame sono antecedenti alla crisi da Coronavirus, così come alcune parti del documento, si suppone, dovranno essere riviste dopo l’esplosione della pandemia.

Il testo attuale che l’Italia deve esaminare, stabilisce il quadro generale per il raggiungimento della neutralità climatica al 2050. Il primo punto tecnico consiste nell’emendare il regolamento 2018/1999 sulla governance dell’Unione dell’energia e dell’azione per il clima. Il contesto è, però, molto più esteso, ancorché utile al governo italiano per una riconsiderazione generale delle sue politiche sull’ambiente e sull’energia.

La decarbonizzazione europea al 2050 – elemento centrale del Green deal europeo, firmato Ursula von der Leyen – è obiettivo perseguibile, ma contiene passaggi ancora poco chiari. In pratica, come conferma una nota dell’Ansa sulla legge, “ le emissioni di gas-serra non saranno totalmente azzerate ma ridotte e per la parte restante saranno compensate dai cosiddetti assorbitori naturali (foreste, terreni agricoli etc.) e da tecnologie di rimozione della CO2”. Non si può stare certi, dunque, che i traguardi saranno quelli attesi da milioni di persone. È troppo chiedere a Bruxelles di mettere a posto qualcosa nella strategia green? Magari prima che il Parlamento inizi le sue valutazioni.

Le buone intenzioni, quando sono tradotte male nei documenti ufficiali, generano confusione e proteste. Il governo italiano può far sentire la propria voce. Ovviamente dopo avere risolto, a monte -come si dice-, le sue contraddizioni su investimenti, nuove infrastrutture, sostegni economici, tassazioni, tutele ambientali governance locali. Siamo pur sempre davanti al più grande mutamento continentale in tema di energia, clima, interscambio commerciale, strategie geopolitiche.

La crescita verde che garantisce una transizione graduale ed equa, di cui parla la von der Leyen ha ricevuto critiche e contestazioni dagli ambientalisti di tutti i Paesi. La Presidente la settimana scorsa ha incontrato Greta Thumberg, ma si è sentita dire che la legge sul clima, com’è strutturata, è una resa allo stato attuale delle cose. Un messaggio che rafforza la necessità per la buona politica italiana di ascoltare gli esperti, dare fiducia alle organizzazioni ed alle imprese del settore, stando lontana da imbonitori e opportunisti per dare a Bruxelles un contributo serio. Farsi valere in un contesto complicato, con miliardi di euro in gioco. Un buon esempio, da non trascurare, è l’ultimo appello al governo Conte 2 da parte del Coordinamento delle imprese rinnovabili, per una moratoria sugli adempimenti regolatori nazionali a causa dell’emergenza Coronavirus. Rivela un metodo e un impegno adeguato ai tempi.

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