Energia

Che cosa succede fra Eni e Sonatrach in Algeria

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Tutte le novità dall’Algeria su gas e non solo per l’Italia e l’Eni

Dopo le dimissioni dello storico presidente algerino Abdelaziz Bouteflika, che non hanno però placato la rabbia dei cittadini, e quelle di Abdelmoumene Ould Kaddour, numero uno di Sonatrach, l’azienda energetica di Stato, cacciato dai militari e sostituito da Rachid Hachichi, capo del settore esplorazione e produzione, rimangono rilevanti incognite sul futuro del paese magrebino. Un paese a cui è fortemente interessata l’Italia che riceve ingenti quantità di gas.

ALGERIA PAESE CHIAVE PER LE FORNITURE DI GAS IN EUROPA (E IN ITALIA)

L’Algeria è fra i primi dieci Paesi al mondo per produzione di gas naturale con un estrazione stimata in 130 miliardi di metri cubi l’anno. Il combustibile viene esportato lungo le coste da dove partono tre gasdotti – due verso la Spagna e uno verso la Sicilia, il TransMed – che trasportano gas in Europa.

L’Algeria è il terzo fornitore europeo e addirittura il secondo se si prende in considerazione solo l’Italia che ha cominciato a pompare maggior combustibile dal paese nordafricano – al punto di contatto a Mazara del Vallo, capace di trasportare oltre 30 miliardi di metri cubi l’anno – dopo quanto sta accadendo in Libia. Senza dimenticare che dagli idrocarburi il paese dipende per oltre il 95% delle entrate in valuta estera.

IL MEMORANDUM DI ENI CON SONATRACH

La situazione in Algeria non sembra impensierire Eni presente nel paese dagli anni ’50 e produttore dagli anni ’80. L’azienda italiana, infatti, ha appena firmato un memorandum d’intesa con l’algerina Sonatrach per definire in tempi brevi il rinnovo per i prossimi anni del contratto di fornitura di gas (in scadenza quest’anno) e degli accordi relativi al trasporto attraverso il gasdotto che attraversa il Mar Mediterraneo. A renderlo noto è stata la stessa Eni, precisando che il memorandum è stato firmato dal suo amministratore delegato Claudio Descalzi con il nuovo presidente e amministratore delegato di Sonatrach, Rachid Hachichi. L’intesa rappresenta, secondo quel che riportata il gruppo italiano, “un ulteriore passo avanti nel rafforzamento dei rapporti storici tra Eni e Sonatrach ponendo le basi per un nuovo assetto contrattuale che tiene conto dei mutamenti nelle condizioni di mercato”.

GLI ACCORDI RECENTI SUL BACINO DI BERKINE

I rapporti tra Eni e Sonatrach sono di lunga data. Solo per citare i più recenti, a luglio dello scorso anno le due aziende firmarono un’intesa per il rafforzamento della partnership nel bacino del Berkine con l’obiettivo di realizzare un gas hub nell’area attraverso una sinergia con gli asset esistenti. Su quella scia, a novembre, le due aziende inaugurarono un impianto a energia solare da 10 MW a Bir Rebaa North (BRN) in Algeria. L’impianto, operato congiuntamente attraverso il GSA (Groupement Sonatrach-Agip), fornisce energia verde al giacimento di olio della zona, contribuendo in questo modo alla decarbonizzazione del sistema energetico algerino. In quell’occasione Eni e Sonatrach firmarono anche un accordo per realizzare la costruzione di un laboratorio di sviluppo e ricerca avanzata nel sito BRN al fine di testare le tecnologie solari e ibride in un contesto ambientale desertico.

COSA FA ENI IN ALGERIA

Eni è presente in Algeria dal 1981, e occupa una superficie complessiva sviluppata e non sviluppata di 3.359 chilometri quadrati, di cui 1.141 in quota Eni. Nel giugno 2017 e stato firmato l’accordo di estensione contrattuale per 15 anni dei giacimenti del Blocco 403 (Eni 50%). Le due società hanno firmato inoltre un accordo per allargare l’ambito della loro cooperazione attraverso la creazione di una joint venture interamente dedicata al settore dell’energia rinnovabile in Algeria. La jv avrà lo scopo di installare e gestire impianti per la produzione di energia solare non solo nei siti produttivi di Sonatrach ed Eni, ma anche in altre realtà. Eni è inoltre il primo partner della compagnia di stato Algerina, Sonatrach, e il primo fornitore di gas del paese.

IL PERICOLO PER L’ITALIA

Tuttavia, l’Algeria, così come la Libia, rappresentano due punti deboli per l’Italia e le sue forniture di gas. “Se le due crisi dovessero precipitare – quel che in teoria non si può escludere – si aprirebbe un buco nelle nostre disponibilità di metano. Verrebbero infatti a mancare, stando ai dati del 2018, 17 miliardi di metri cubi che dall’Algeria arrivano a Mazara del Vallo attraverso il gasdotto Transmed e 4,5 miliardi metri cubi che dalla Libia approdano a Gela attraverso il gasdotto Greenstream (entrambi di Eni). In totale 21,5 miliardi metri cubi: pari al 32% dei 67,9 miliardi complessivamente importati e al 29% dell’insieme dei consumi interni”, ha scritto l’economista Alberto Clò.

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