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Cambiamento climatico e pandemie mettono il turbo al Green Deal

Cambiamento Climatico

L’intervento di Francesco D’Arrigo, direttore dell’Istituto Italiano Studi Strategici

 

All’inizio del proprio mandato il Presidente Biden ha incaricato le 18 organizzazioni di intelligence degli Stati Uniti di redigere una stima dettagliata delle implicazioni del cambiamento climatico sulla sicurezza nazionale.

In un successivo report, il Dipartimento della Difesa (DoD) Usa ha annunciato di aver classificato il cambiamento climatico come una “seria minaccia agli interessi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti e agli obiettivi di difesa”. I vertici militari hanno stabilito che gli effetti del cambiamento climatico possono indurre “disastri umanitari, minare governi deboli e contribuire a perturbazioni sociali ed economiche a lungo termine”. Così l’esercito statunitense ha inserito nei propri piani strategici anche la lotta contro il cambiamento climatico, avviando nuove analisi dei rischi, proiezioni delle minacce a livello globale, la ripianificazione delle installazioni e delle risorse e modifiche alla organizzazione della logistica e della catena di approvvigionamento.

Ma esiste una correlazione tra pandemia da Covid-19 e cambiamento climatico? Apparentemente no, se si considera solamente il fatto che il virus dovrebbe indebolirsi con l’innalzamento della temperatura.

Nell’agosto del 2020 gli studiosi che hanno partecipato al Congresso sul rapporto tra i “fattori climatici, metereologici e ambientali e la pandemia da Covid-19” organizzato dalla WMO (World Meteorological Organization) sono giunti alla conclusione che “la pandemia riflette lo stato di tensione tra uomo e natura”.

Effettivamente, la collisione di questa pandemia con una serie di recenti eventi meteorologici estremi sta fornendo uno scenario preoccupante sulla portata delle sfide che ci attendono se le conseguenze del cambiamento climatico diventeranno sempre più prevalenti.

Forse non sorprende che ci siano sempre più prove che molte delle stesse attività umane che stanno contribuendo al cambiamento climatico stanno anche contribuendo non solo all’emergere di nuove malattie ma anche alla loro diffusione. Abbiamo tutti sentito parlare degli acronimi: SARS (sindrome respiratoria acuta grave) nel 2002; H1N1 (influenza suina) nel 2009; MERS (sindrome respiratoria del Medio Oriente) nel 2012; e ora, insieme a Covid-19, ci sono notizie di un “nuovo ceppo influenzale emergente” trovato nei maiali cinesi.

La pandemia Covid-19, indipendentemente dal fatto che abbia origini naturali o sia il risultato di una manipolazione del coronavirus attraverso esperimenti di “gain of function” (guadagno di funzionalità) provocata dall’uomo, secondo molti scienziati è l’ennesimo segnale di allarme che associato ai sempre più frequenti eventi climatici estremi, pongono pericolose minacce all’umanità.

L’analisi degli eventi e la ricerca scientifica stanno fornendo prove convincenti delle interconnessioni tra il cambiamento climatico, l’evoluzione e la diffusione degli organismi che danno origine a malattie umane. Secondo Daniel R Brooks, professore emerito di ecologia e biologia evolutiva presso l’Università di Toronto, “Viviamo in un mondo in cui l’aumento della densità della popolazione umana e gli effetti della globalizzazione dei viaggi e del commercio, agiscono sinergicamente con il cambiamento climatico per produrre crisi esplosive di malattie emergenti che rappresentano una minaccia esistenziale per l’umanità tecnologica”.

Gli eventi meteorologici estremi e i disastri naturali che li accompagnano, come inondazioni, siccità, ondate di calore e incendi, stanno diventando comuni man mano che gli effetti del cambiamento climatico stringono la loro morsa sul pianeta. L’avvento di termini come “mega incendi” e “super tempeste” insieme a una copertura giornalistica apparentemente quotidiana di eventi meteorologici “da record” sono il risvolto pubblico di una conseguenza prevista: il cambiamento climatico aumenta la frequenza e l’intensità degli eventi meteorologici gravi.

Alla fine di maggio 2020, mentre il Covid-19 si diffondeva rapidamente nel mondo, una delle tempeste più potenti degli ultimi decenni si è abbattuta sulla costa orientale dell’India. Per precauzione, circa 3 milioni di persone furono evacuate in affollati rifugi anti-ciclone. Molti si rifiutarono di lasciare le proprie abitazioni ed un numero imprecisato di essi rimase ucciso mentre il ciclone si abbatteva sui loro villaggi costieri. La misura in cui il virus ha potuto diffondersi a causa delle evacuazioni non è stata ancora valutata.

Quasi contemporaneamente, dall’altra parte del globo, due dighe sul fiume Tittabawassee nello stato americano del Michigan hanno rischiato di cedere dopo un’inondazione record dovuta a piogge torrenziali. Mentre le acque salivano a vista d’occhio, il governatore del Michigan dichiarava lo stato di emergenza e ordinava ai residenti nella pianura di evacuare immediatamente. Il Michigan è stato particolarmente colpito dal Covid-19 e nonostante una notevole opposizione dei cittadini, aveva stabilito pesanti misure di lockdown e quarantena. Lo Stato del Michigan si è ritrovato a gestire contemporaneamente la mortale pandemia da Covid ed un evento alluvionale che è stato valutato come il peggiore degli ultimi 500 anni.

Anche in Europa in queste ultime settimane a causa delle alluvioni che hanno interessato principalmente Germania e Belgio sono morte quasi 200 persone, con enormi danni ad infrastrutture ed abitazioni.

E dopo il nord America e l’Europa, anche la Cina sta subendo gli effetti di eventi climatici estremi, sempre più frequenti e devastanti. Nella provincia di Henan, colpita da quella che i meteorologi hanno definito come la più pesante precipitazione atmosferica degli ultimi 1000 anni, le piogge torrenziali hanno fatto esondare i fiumi, devastando territori, abitazioni e costringendo migliaia di persone a evacuare le proprie case.

Quindi, piuttosto che essere minacce indipendenti che si scontrano per caso, le pandemie e il cambiamento climatico sono, in effetti, compagni di viaggio che stanno contribuendo all’aumento, alla diversificazione ed alla diffusione delle malattie emergenti, sconvolgendo perfino i nostri rapporti umani più intimi.

Era necessario ma lo è ancora di più oggi, includere nei modelli di risk assessment, risk management, e soprattutto nei piani pandemici nazionali la possibilità di sovrapposizione tra pandemia ed eventi meteorologici estremi. Uno dei case study analizzati dall’Intelligence Usa è la zona degli uragani del sud degli Stati Uniti, durante la stagione record del 2017, tre uragani di categoria 4 hanno toccato terra nella costa Sud orientale, costringendo all’evacuazione decine di milioni di persone e causando ingenti danni alle infrastrutture critiche, compromettendo anche la capacità di assistenza sanitaria.

Durante una pandemia, l’improvviso spostamento di milioni di persone a causa di un uragano aumenta enormemente il rischio di esposizione al virus, poiché mantenere adeguati regimi di distanziamento, di efficace tracciamento dei contatti e la cura dei contagi tra gli evacuati diventa difficile, se non impossibile. Una volta che la tempesta è passata, milioni di residenti devono nuovamente spostarsi, affrontare lo scoraggiante compito di ripulire, riparare e ricostruire, reso ancora più difficile dalle necessarie misure di protezione dal virus. Le strutture sanitarie danneggiate dalla tempesta, ammesso che rimangano operative, devono affrontare la sfida di accogliere un afflusso di casi legati all’evento meteorologico ed al probabile aumento dei contagi. Oltre alla casistica della pandemia, le vittime dell’uragano devono essere tenute separate per ridurre il rischio di trasmissione del contagio. In caso di danni diffusi da tempesta, come quelli subiti durante gli uragani del 2017, i sistemi sanitari di vari Stati potrebbero essere rapidamente sopraffatti.

Quindi, fondamentalmente, il cambiamento climatico aiuta a favorire le condizioni per l’emergere di nuove pandemie e per aumentare la loro letalità.

Il cambiamento climatico è un attivatore di pandemie, un acceleratore di pandemie, un propulsore di crisi multiformi. Il Covid-19 sta mostrando come la nostra salute, il cambiamento climatico e l’inquinamento del nostro pianeta sono inestricabilmente intrecciate. Le stesse condizioni che contribuiscono al cambiamento climatico, contribuiscono alle pandemie.

Da anni ormai assistiamo alla liturgia delle strategie necessarie per mitigare le sfide dei rischi climatici e pandemici. Tali appelli sottolineano la necessità di autorità nazionali capaci di lavorare insieme in stretta cooperazione internazionale, adottando decisioni correttive coraggiose, coordinate e di vasta portata, mentre in generale si costruisce la resilienza e si rafforza una governance inclusiva ed equa.

Purtroppo, le risorse a disposizione per raggiungere tali livelli di cooperazione sono insufficienti.

Inoltre, Stati autocrati e totalitari stanno approfittando della crisi globale per consolidare il loro potere ed estendere la loro influenza, la polarizzazione politica ed il nazionalismo esasperato, surrettiziamente incoraggiati da attori maligni sia nazionali che stranieri, sono una pandemia di altro tipo che sta approfittando della crisi nel tentativo di corrodere l’integrità delle democrazie leader.

Nell’aprile 2020, quando l’epidemia del virus aveva iniziato la sua rapida diffusione, il Bulletin of the Atomic Scientists ha evidenziato come la catastrofe Covid-19 si nutra delle disfunzioni nella governance nazionale e internazionale. La pandemia ha mostrato fin troppo bene l’inadeguatezza delle infrastrutture di gestione delle crisi, e il ridotto impegno nella cooperazione internazionale.

Il Bulletin Science and Security Board ha deplorato l’inquietante tendenza di leader influenti a denigrare e scartare i metodi più efficaci per affrontare minacce complesse – accordi internazionali con forti regimi di verifica – in favore di decisioni che avevano come obiettivi primari interessi politici interni.

In questo scenario, la debole performance globale sul clima, confermata dall’accordo (al ribasso) al G20 di Napoli senza due punti chiave: il contenimento dell’aumento di temperatura entro 1,5 gradi e l’eliminazione del carbone dalla produzione energetica entro il 2025, rappresenta la conferma che il cambiamento climatico, l’artefice e l’acceleratore di disastri e pandemie, continuerà ad essere una minaccia globale per molto tempo ancora.

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