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Perché il biometano è importante per l’Italia e il made in Italy

Biogas Agricoltura

L’Italia potrebbe produrre fino ad 8 miliardi di metri cubi di biometano, ovvero fino al il 15% del consumo totale di gas naturale. Parola di Piero Gattoni, presidente di Cib. Articolo di Giusy Caretto

Biometano per abbattere le emissioni allo scarico, per riciclare gli scarti, per risparmiare. L’economia circolare fa bene all’ambiente e al portafoglio ed è proprio questo che promuove il Decreto interministeriale del 2 marzo 2018, in cui si regolarizza l’uso del biometano e degli altri biocarburanti avanzati nel settore dei trasporti. Questo è il riassunto (breve) del convegno, tenutosi il 10 maggio a Roma, nella sede del Gse (Gestore dei servizi energetici), “Promozione del biometano nei trasporti: opportunità per il settore agricolo dei rifiuti”.

L’obiettivo è la “creazione di una filiera nazionale per la produzione di biometano e di biocarburanti avanzati, contribuendo tra l’altro allo sviluppo delle zone rurali ed offrendo agli agricoltori nuove possibilità di reddito”.

COSA E’ IL BIOMETANO

Il biometano è un gas metano naturale e rinnovabile, derivato dal processo di purificazione (upgrading) del biogas (miscela di metano e anidride carbonica) ottenuto dalla valorizzazione di prodotti e sottoprodotti della filiera agricola e agroindustriale. I vantaggi ambientali sono nella riduzione delle emissioni di gas serra, oltre che nello sviluppo di zone agricole che possono contribuire alla produzione grazie alle materie prime di scarto.

ITALIA GIA’ A LAVORO

Nel corso dell’ultimo decennio il biometano si è molto diffuso in alcuni Paesi dove era già consolidata la produzione di biogas proveniente da discariche di rifiuti urbani: i maggiori impianti di produzione sono collocati in Germania e Svezia (rispettivamente con circa 180 e 60 impianti) seguiti dal Regno Unito (37) e Svizzera (24).

Ma anche ha fatto la sua parte. Lo Stivale è oggi il secondo produttore di biogas dopo la Germania, ma potrebbe fare di più e meglio in fatto di biometano: ipotizzando alcuni scenari risulta che oltre il 50% delle province italiane possiede la materia prima necessaria ad alimentare almeno un impianto di produzione di biometano.

ALIMENTARE TRASPORTI E MACCHINE AGRICOLE

Lo sviluppo della filiera per l’utilizzo del biometano nei trasporti è solo all’inizio, ma qualche esempio da seguire c’è. Ci sono province in cui il biometano che viene prodotto dalla gestione dell’umido raccolto sul territorio in modo differenziato, viene poi utilizzato dalla società di trasporti locale per alimentare i mezzi di trasporto pubblico urbano e di raccolta dei rifiuti. In altre realtà viene invece utilizzato per alimentare le macchine agricole e i mezzi di movimentazione dei prodotti.

POTENZIALITA’ IMPORTANTI

“Le potenzialità del biometano sono importanti” ha affermato a Start Magazine Piero Gattoni, presidente di Cib, Consorzio Italiano del Biogas. “In una nostra analisi, ripresa anche dalla Sen, abbiamo stimato che la produzione di biometano buono in Italia, prodotto da matrici agricole, zootecniche e culture di integrazione potrebbe toccare gli 8 miliardi di metri cubi, quasi il 15% del consumo di gas naturale in Italia. Il biometano potrebbe rappresentare il made in Italy all’estero, perché l’Italia può produrre dal campo alla pompa un biocombustibile a basso impatto ambientale.

“Il settore dei trasporti può rappresentare un volano davvero importante”.

ENTRO IL 18 GIUGNO LA PROCEDURA PER CHIEDERE INCENTIVI

Ci sono anche degli incentivi dal Gse ai produttori ed entro il 18 giugno, acquisito il parere positivo dal Comitato Tecnico Consultivo, il Gse pubblicherà le nuove procedure per le richieste.

Per il biometano immesso al consumo nei trasporti o attraverso i distributori è previsto il rilascio dei Certificati di immissione in consumo (Cic), calcolati secondo le procedure del Gse; per i produttori di biometano avanzato il riconoscimento è di 375 euro per ogni Cic (un incentivo che ha una durata massima di 10 anni), a cui si aggiungono maggiorazioni legate agli impianti; c’è anche la possibilità del ‘ritiro’ da parte del Gse, anche per una parte della quantità, del biometano avanzato.

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