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Quanto inquinano le aziende cinesi? Report Bloomberg

Emissioni

L’anno scorso China Baowu, il primo produttore di acciaio al mondo, ha emesso più CO2 di Belgio e Australia messi insieme. I settori industriali più inquinanti in Cina sono quelli elettrico, edile e siderurgico. Tutti i dati in un approfondimento di Bloomberg

 

La Cina è il paese che emette più gas serra al mondo: da sola, vale circa il 28 per cento delle emissioni globali. Alcune grosse aziende cinesi liberano nell’atmosfera quantità di anidride carbonica perfino superiori a quelle di intere nazioni.

LE AZIENDE CINESI CHE EMETTONO QUANTO INTERI PAESI

L’anno scorso le emissioni di CO2 del gruppo siderurgico China Baowu, il primo produttore di acciaio al mondo, sono state più alte di quelle del Belgio e dell’Australia messi insieme, ad esempio. Il contributo emissivo della China Petroleum & Chemical, una sussidiaria del colosso statale della petrolchimica Sinopec, è come quello di Canada e Spagna, sommati. La casa automobilistica SAIC Motor genera emissioni paragonabili a quella dell’Argentina. La società di materiali per le costruzioni China National Building Material emette tanta CO2 quanto la Francia.

COM’È ANDATO IL G20

Al G20 di Roma, conclusosi ieri, la Cina – e l’India, terzo maggiore emettitore di gas serra – hanno cercato di scrollarsi di dosso le critiche sul loro impatto climatico sostenendo che, storicamente, i grandi responsabili del riscaldamento globale sono state le economie avanzate. Sia Pechino che Nuova Delhi hanno peraltro già fatto sapere che non si daranno obiettivi più ambiziosi sul taglio delle emissioni alla COP26, la conferenza sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite iniziata a Glasgow, nel Regno Unito, il 31 ottobre.

Il G20, insomma, non ha fornito l’occasione per definire nuovi obiettivi vincolanti sul clima: nel comunicato finale i paesi firmatari hanno riaffermato gli impegni a contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi e a raggiungere la neutralità carbonica verso la metà del secolo. Il vertice non ha nemmeno creato un’atmosfera di unità politica particolarmente incoraggiante in vista della COP26.

COSA VUOLE FARE LA CINA SUL CARBONE E LE EMISSIONI

Bloomberg ha pubblicato una lunga e dettagliata analisi sulle quantità di gas serra emesse dalle grandi società cinesi: un lavoro non facile, considerato il fatto che i dati non sono sempre accessibili e non è chiara la metodologia con cui vengono elaborati.

Bloomberg scrive che senza la collaborazione attiva delle aziende cinesi all’azione climatica – attraverso l’utilizzo di energie “pulite” e la  trasformazione dei processi produttivi -, il mondo non riuscirà a contenere il riscaldamento globale e a mitigare i cambiamenti climatici. La Cina ha preso l’impegno a raggiungere il picco nelle sue emissioni entro il 2030 e a ridurle fino allo zero netto entro il 2060. È un obiettivo complesso da raggiungere, anche perché il paese è particolarmente dipendente dal carbone, il combustibile fossile più inquinante.

La Cina ha annunciato che smetterà di costruire centrali a carbone all’estero, ma non ha promesso di smettere di utilizzare questa fonte all’interno del suo territorio: un distacco brusco sarebbe complicato da gestire, non soltanto perché minerebbe la stabilità del sistema energetico ma perché causerebbe licenziamenti a catena (e, probabilmente, un diffuso malcontento popolare). Nel breve-medio termine, inoltre, la Cina farà ancora più affidamento sul carbone: ha intenzione di portarne la produzione a 100 milioni di tonnellate entro la fine dell’anno per cercare di alleviare la crisi di carenza energetica.

I NUMERI

Stando alla stima del gruppo di ricerca sull’ambiente CREA, nel 2019 la Cina ha emesso gas serra per oltre 13 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente: le emissioni provengono principalmente dal settore manifatturiero ed edilizio. Secondo i dati ufficiali, gli Stati Uniti – i secondi maggiori emettitori, ma per molto tempo i primi – hanno emesso circa la metà dei volumi cinesi, 6,6 miliardi di tonnellate.

LE EMISSIONI DEL SETTORE ELETTRICO

Il settore termoelettrico vale il 33 per cento delle emissioni di CO2 equivalente della Cina: per renderlo più “pulito” il paese dovrà chiudere migliaia di centrali a carbone (la fonte più utilizzata per la produzione di energia elettrica) e installare invece molti più impianti di energia rinnovabile, di cui è peraltro già leader in quanto a capacità.

Le cinque principali società elettriche cinesi – Huaneng, Huadian, China Energy Investment, State Power Investment e Datang -, note collettivamente come “Big Five, sono alcune delle aziende più inquinanti al mondo. Si sono impegnate a raggiungere il picco delle emissioni entro il 2025 (da quella data in poi inizieranno dunque a diminuire), ma la domanda energetica nazionale è in aumento e il carbone rimane fondamentale per il suo soddisfacimento. Nella prima metà del 2021 la Cina ha avviato la costruzione di nuovi impianti a carbone dalla capacità di 15 gigawatt.

LE EMISSIONI DEL SETTORE DELL’ACCIAIO

Il settore dell’acciaio contribuisce per il 21 per cento alle emissioni totali cinesi, anche perché consuma più di un quinto del carbone disponibile nel paese. Dal 2010 al 2020 le emissioni generate da quest’industria sono cresciute di più del 40 per cento, benché sia diminuita la quantità media di energia utilizzata per produrre una tonnellata di acciaio.

Le aziende si sono impegnate collettivamente a tagliare le loro emissioni del 30 per cento entro la fine del decennio rispetto al picco massimo raggiunto, e lo faranno sostituendo gli equipaggiamenti più vecchi e inquinanti con modelli nuovi, maggiormente efficienti. Nuove tecnologie sono in fase di prova: ad esempio, la Baowu sta testando l’utilizzo delle microonde al posto del carbone nei processi di sinterizzazione e sta puntando sull’idrogeno verde (ossia da fonti rinnovabili: non emette CO2 ma è ancora molto costoso) per l’alimentazioni delle fornaci. Per ridurre l’impatto emissivo del settore, le autorità cinesi hanno anche imposto un tetto massimo alla produzione di acciaio.

L’EDILIZIA

Il settore edile, se si considera la produzione di acciaio e cemento, vale il 30 per cento delle emissioni di CO2 equivalente della Cina. La costruzione di nuovi edifici ha causato l’immissione in atmosfera di 4 miliardi di tonnellate di CO2 nel 2019: il 95 per cento di questa cifra, secondo i calcoli del CREA, è legato alla produzione dei materiali per l’edilizia come il cemento e l’acciaio.

La stretta delle autorità sui grandi gruppi immobiliari, specialmente quelli indebitati come Evergrande, e la razionalizzazione del settore potrebbe essere d’aiuto, da un punto di vista ambientale-emissivo. D’altra parte, la mossa potrebbe danneggiare l’economia nazionale.

La cattura del carbonio – cioè quelle tecnologie che permettono appunto di “catturare” la CO2 emessa dagli impianti industriali e di stoccarla sottoterra, evitandone la dispersione nell’atmosfera – può essere una soluzione migliore: il secondo più grande produttore di cemento della Cina, il gruppo Anhui Conch, ha investito 60 milioni di yuan per un impianto di purificazione della CO2 in uno dei suoi stabilimenti.

IL SETTORE PETROLCHIMICO

Il settore petrolchimico, infine, vale il 14 per cento delle emissioni cinesi di CO2 equivalente: la percentuale include la produzione e la raffinazione di petrolio e gas, oltre che la produzione di prodotti chimici.

Sia Sinopec, il maggiore raffinatore di petrolio del paese, sia CNPC, il maggiore produttore di greggio e gas, vogliono raggiungere il picco delle emissioni entro il 2025 e lo zero netto entro il 2050.

Tra ora e il 2025, però, in Cina apriranno dieci megaprogetti di raffinazione, in grado di processare oltre 200 milioni di tonnellate di greggio all’anno. Per la metà del decennio la capacità di raffinazione cinese crescerà di un milione di tonnellate all’anno. Ma con la progressiva elettrificazione dei consumi (nei trasporti, nei riscaldamenti domestici), le raffinerie dovrebbero spostare il focus del loro business dai combustibili ai prodotti chimici, che hanno un impatto emissivo minore.

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