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Gli Stati Uniti sono rimasti a secco di sabbia per estrarre il petrolio

Sabbia

Negli Stati Uniti manca la sabbia per estrarre il petrolio, e il suo prezzo è schizzato verso l’alto. L’innovazione tecnologica, però, potrebbe permettere di risolvere la carenza. Tutti i dettagli

A guardare il paesaggio dominato dalle arenarie non si direbbe, ma ai produttori di petrolio nel Bacino Permiano, un grande e ricco giacimento di idrocarburi nel sudovest degli Stati Uniti, manca la sabbia per le trivellazioni. La carenza ammonta a più di un milione di tonnellate. E il prezzo del materiale in Texas è salito del 150 per cento.

PERCHÉ LA SABBIA COSTA DI PIÙ

La frack sand, la sabbia per il fracking, utilizzata per fratturare i depositi di scisti e liberare il petrolio e il gas, costa all’incirca 55 dollari alla tonnellata. Alla fine del 2021 – stando ai dati raccolti dalla società di ricerca Lium e riportati da Bloomberg – era a 22.

La domanda di sabbia sta crescendo, perché l’aumento dei prezzi del greggio ha convinto alcuni petrolieri americani ad aumentare le trivellazioni, dopo che il crollo dei barili nella fase iniziale della pandemia aveva devastato l’industria. I fornitori, tuttavia, non riescono a soddisfare la richiesta: hanno problemi di logistica, tra carenza di lavoratori e intoppi al trasporto su camion. L’amministratore delegato di US Silica Holdings, la più grande società estrattiva di sabbia per il fracking quotata in borsa, ha utilizzato l’espressione sandemonium – un gioco di parole tra sabbia e pandemonio, caos – per riferirsi alla situazione del mercato.

UNA NUOVA MODALITÀ DI ESTRAZIONE

Di solito i fracker, ossia gli estrattori di petrolio dalle rocce di scisto tramite tecniche di fracking, utilizzano sabbia che viene estratta altrove e consegnata loro via camion che percorrono anche centinaia di chilometri. Ma una nuova nuova azienda mineraria, Nomad Proppant, vuole stravolgere questo modello organizzativo: ha sviluppato dei macchinari mobili che consentono di ottenere la sabbia direttamente sul luogo delle operazioni petrolifere. In questo modo le spese di trasporto, i tempi di consegna e la necessità di autisti vengono abbattute, e il prezzo finale della materia prima si abbassa.

La prima “miniera di sabbia mobile” di Nomad ha avviato le attività nel Texas occidentale il mese scorso.

IL PROBLEMA NON È (SOLO) IL PREZZO, È LA CARENZA

Più che il prezzo, in realtà, il vero problema per i petrolieri è la carenza di sabbia. Pioneer Natural Resources, la maggiore produttrice di idrocarburi nel Bacino Permiano, ha detto che i problemi di approvvigionamento della sabbia avranno un impatto negativo sulla produzione di greggio e gas. La situazione è talmente grave che alcune aziende si stanno facendo recapitare la sabbia via treno dal lontano Wisconsin, a un prezzo quasi doppio.

IL CONTESTO

Ormai da qualche tempo fracker nel Bacino Permiano sono generalmente restii ad aumentare la produzione, preferendo concentrarsi sulla disciplina fiscale e sulla ripartizione dei dividendi agli azionisti piuttosto che inseguire i prezzi dei barili come in passato (un approccio, quest’ultimo, che portò al fallimento di molte imprese). Non tutti loro stanno seguendo questa linea, però, e così gli Stati Uniti – i più grandi produttori al mondo di greggio e gas naturale – potrebbero contribuire alla stabilizzazione del mercato petrolifero, che risente delle sanzioni alla Russia per l’invasione dell’Ucraina e dei problemi di alcuni membri dell’OPEC+. Il deficit di offerta ha fatto salire i prezzi dell’energia, che sono una delle cause principali dell’aumento dell’inflazione in tutto il mondo.

DEPOSITI NUOVI E SENZA ESSICAZIONE

L’amministratore delegato di Liberty Energy, una società di servizi petroliferi, ha detto che “non si può dare la sabbia per scontata”.

Si stima che negli Stati Uniti la domanda di frack sand sia superiore del 5 per cento rispetto all’offerta, che ammonta a 25 milioni di tonnellate. Secondo la società di consulenza Enverus, il deficit è di circa 1,3 milioni di tonnellate.

Nomad sostiene che una delle sue unità è in grado di produrre un milione di tonnellate di sabbia. E che non debba limitarsi all’estrazione dalle grandi dune come fanno le compagnie minerarie tradizionali, perché i suoi macchinari mobili permettono di sfruttare con profitto anche depositi piccoli, ad esempio quelli da soli 3 milioni di tonnellate.

Inoltre, l’estrazione della sabbia sul posto consente di eliminare la fase di essiccazione. Una volta portata in superficie, infatti, la sabbia viene lavata e poi fatta essiccare in degli impianti appositi per alcuni giorni, in modo da ridurne il volume e permettere di caricarne quantità maggiori sui camion. I camion di Nomad però, dovendo percorrere distanze brevissime, non hanno bisogno di essiccare la sabbia: l’eliminazione di questa fase permette un risparmio sia di tempo che di costi.

LA SABBIA NON È L’UNICO PROBLEMA

Non è la sabbia l’unica cosa a mancare nel Bacino Permiano, comunque. Le compagnie petrolifere attive nell’area non riescono a trovare abbastanza tubi di acciaio, abbastanza trivelle, abbastanza bulldozer e soprattutto abbastanza lavoratori. Gli analisti di JPMorgan Chase dicono che i costi di produzione per le società americane di shale stanno crescendo del 25 per cento, più del tasso generale di inflazione.

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