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Perché fanno scintille i prezzi dell’alluminio

Prezzi Alluminio

I prezzi dell’alluminio sono cresciuti del 40% da gennaio e lunedì hanno raggiunto i 3000 dollari a tonnellata. Ecco perché, tra Guinea, Cina e Russia

Questo lunedì l’alluminio ha raggiunto i 3000 dollari a tonnellata, il valore più alto degli ultimi tredici anni.

IL RUOLO DELLA GUINEA

All’aumento del prezzo del metallo ha contribuito in maniera determinante il colpo di stato militare in Guinea, nell’Africa occidentale, della settimana scorsa. Assieme all’Australia, infatti, il paese è uno dei maggiori produttori al mondo di bauxite, una roccia necessaria alla produzione di allumina e, conseguentemente, di alluminio: la Guinea vale da sola più del 20 per cento della produzione totale globale e possiede un quarto delle riserve terrestri.

Il 6 settembre scorso, alla notizia del colpo di Stato, i prezzi dell’alluminio alla London Metal Exchange (il riferimento internazionale) sono cresciuti dell’1,8 per cento, arrivando a 2775,5 dollari a tonnellata: il massimo dal maggio 2011.

LE FORNITURE A CINA E RUSSIA

La Guinea, inoltre, possiede legami commerciali rilevantissimi con due dei principali Paesi produttori di alluminio: la Cina (che detiene il primato assoluto) e la Russia. Si stima che circa la metà delle forniture cinesi di bauxite provengano dalla Guinea; il Paese è fondamentale per le forniture della materia prima all’azienda russa Rusal, tra le più importanti del settore dell’alluminio.

Rusal possiede in Guinea tre miniere di bauxite e una raffineria di allumina: si è detta pronta a evacuare tutto il personale russo nel caso in cui la crisi di sicurezza nel paese dovesse peggiorare. L’interruzione delle attività avrebbe però un grande impatto sulle operazioni della società, visto che la bauxite guineana vale il 42 per cento delle sue forniture totali.

L’azienda cinese Aluminum Corporation of China – il maggiore produttore di alluminio in Cina, che possiede peraltro un progetto sulla bauxite in Guinea – ha detto che tutte le sue attività procedono in maniera normale e che dispone di ampie riserve di bauxite nei suoi impianti cinesi.

PREZZI DELL’ALLUMINIO A +40% DA GENNAIO

Anche prima del colpo di Stato, in realtà, i prezzi dell’alluminio già tendevano verso l’alto: da gennaio 2021 sono cresciuti del 40 per cento per via della ripresa economica dalla crisi del coronavirus.

A far aumentare i prezzi sono i timori di una carenza delle forniture del metallo, utilizzato nei settori automobilistico (specie nei veicoli elettrici), dell’edilizia e degli imballaggi, ma anche nei dispositivi per le energie rinnovabili.

IL RUOLO DELLA CINA

Il prezzo dell’alluminio è alto anche per via delle politiche energetiche implementate in Cina, il paese che produce la metà dell’alluminio in tutto il mondo.

Il processo per l’ottenimento del metallo necessita di grosse quantità di energia: per questo, le nuove regolazioni sui consumi energetici hanno portato i governi di alcune regioni cinesi – come la Mongolia interna e lo Xinjiang – a dover diminuire la produzione di alluminio. Un periodo di siccità nella provincia dello Yunnan – altro notevole polo produttivo -, inoltre, ha limitato la disponibilità di energia idroelettrica.

Secondo le stime della banca JPMorgan Chase, quest’anno la produzione di alluminio in Cina potrebbe diminuire del 5 per cento.

LE ALTRE CAUSE

A contribuire al calo delle forniture e all’aumento dei prezzi dell’alluminio ci sono altre due notizie minori: l’incendio a una raffineria in Giamaica, lo scorso agosto, che ha messo fuori uso l’impianto; le proteste degli operai di una fonderia di Rio Tinto in Canada.

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