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Ambiente: tutte le proposte di partiti e coalizioni in vista delle elezioni 2022

Cambiamento Climatico

Che cosa prevedono i programmi elettorali sull’ambiente: rispetto degli impegni europei, taglio della C02 e stop agli sprechi idrici

La caldissima estate che sta assestando i suoi ultimi colpi ha reso evidente quanto sia urgente predisporre contromisure per provare a invertire la rotta. Gli ultimi cinque anni hanno visto l’esplosione dei temi legati all’ambiente e alla crisi climatica, anche grazie all’impatto mediatico scatenato dal movimento capeggiato dalla giovanissima Greta Thunberg.

In che modo prevedono di gestire le questioni ambientali i partiti e le coalizioni che si sfideranno il prossimo 25 settembre? Andiamo a scoprirlo

“L’AMBIENTE, UNA PRIORITÀ”: IL PROGRAMMA DEL CENTRODESTRA

L’ambiente è una priorità. In questo modo il centrodestra approccia alle questioni climatiche. I conservatori si pongono come primo obiettivo il rispetto degli “impegni internazionali assunti dall’Italia (al contrario la Lega, nel proprio programma di partito, mira spesso a una revisione degli accordi). Si prosegue con la proposta di definizione di un Piano nazionale di economia circolare che comprenda anche la gestione dei rifiuti, per la salvaguardia della qualità delle acque marittime e interne e l’efficientamento delle reti idriche al fine di limitare la dispersione. La Lega propone programmare opere e interventi capaci di mettere in sicurezza l’approvvigionamento idrico nel Paese realizzando piccoli e medi bacini di accumulo. Il centrodestra propone anche di procedere con la “piantumazione di alberi sull’intero territorio nazionale, in particolare nelle zone colpite da incendi o calamità naturali” e di lavorare sull’educazione ambientale. Ultimo punto è dedicato al “trasporto pubblico” che va incentivato e la promozione di “mobilità urbana sostenibile”. Fratelli d’Italia descrive il suo piano per la tutela dell’ambiente a partire da una citazione di Ortega Y Gasset: “Io sono me più il mio ambiente e se non preservo quest’ultimo non preservo me stesso”. È per rispettare questo proposito che il partito di Giorgia Meloni propone, tra le altre cose, di:

  • realizzare gli obiettivi della transizione ambientale ed ecologica del Pnrr salvaguardando il sistema produttivo colpito da anni di crisi, con particolare attenzione alle filiere industriali di difficile riconversione (ad esempio, l’automotive);
  • giocare un ruolo attivo e propositivo nei prossimi mesi in Europa durante i negoziati del pacchetto Fit for 55, con l’obiettivo di difendere e tutelare gli interessi del sistema industriale e produttivo nazionale;
  • inasprire delle pene, anche pecuniarie, per i piromani;
  • rafforzare del trasporto pubblico e della mobilità sostenibile, incentivi all’efficientamento energetico degli immobili residenziali e commerciali;
  • promuovere in Europa la politica dei “dazi di civiltà” nei confronti dei prodotti provenienti da Stati extra Ue che non rispettano i nostri standard di tutela dell’ambiente;
  • tutelare il paesaggio e del territorio da incuria, abbandono e da rischi sismici e idrogeologici;
  • chiudere del ciclo dei rifiuti e introduzione del principio per cui “più differenzi meno paghi”.

In tema ambientale il Partito Democratico si pone obiettivi “realistici ma ambiziosi” (seguendo quanto previsto dal “pacchetto europeo FitFor55, con il suo obiettivo di ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 e di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050). La transizione ecologica ed energetica, non sarà un pranzo di gala, ne è ben consapevole il partito di Enrico Letta che propone, per sopperire ai costi sociali che ogni “rivoluzione” porta con sé, “una riforma fiscale verde che promuova gli investimenti delle imprese e delle famiglie a difesa del pianeta e del clima e renda economicamente vantaggioso accelerare la transizione ambientale”, “l’introduzione di una premialità fiscale per le imprese a elevato rating ESG (ambientale, socialee di governance)” e “adeguate compensazioni per le famiglie e le imprese più vulnerabili, in funzione di una transizione ecologica socialmente equa e sostenibile”. Il PD propone, inoltre, l’implementazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (fermo al 2017), il monitoraggio e messa in sicurezza delle infrastrutture, che dovranno reggere ai cambiamenti climatici e una legge sul consumo di suolo e una serie di interventi per la difesa dell’uso del suolo agricolo, con un Piano nazionale per l’acqua, la siccità e il dissesto idrogeologico. Sul fronte della gestione dei rifiuti i rigassificatori sono accettati come una soluzione tampone ma devono essere smobilitati “ben prima del 2050”.

VERDI E SINISTRA ITALIANA: “SERVE UNA LEGGE PER IL CLIMA”

Cuore del programma di Europa verde e Sinistra italiana sono proprio le questioni ambientali. Il primo passo è “dotare il paese di una legge per il clima da approvare nei primi cento giorni di governo, con obiettivi vincolanti e coerenti a tutti i livelli (nazionale, regionale e locale)”. Tra le priorità trovano spazio le opere di adattamento climatico da realizzare rendendo pienamente operativo il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, fermo al 2017, entro i primi sei mesi della legislatura, e rivedendo gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) al riguardo. La formazione più ambientalista prevede anche “un piano di investimenti contro la dispersione idrica, mentre, per la giustizia climatica”, l’impegno dell’Italia dovrebbe arrivare a 4 miliardi l’anno.

ITALIA VIVA E AZIONE: “REALIZZARE UN PIANO DI INVESTIMENTI PER NUOVI IMPIANTI DI TRATTAMENTO DEI RIFIUTI”

I centristi del tandem Calenda – Renzi intendono presentano un approccio pragmatico alle questioni ambientali. Prima di tutto, in ambito energetico, c’è un fermo “sì” al gas, alla costruzione di due rigassificatori e all’aumento della produzione nazionale per limitare la dipendenza dalla Russia. Il Terzo polo, inoltre, vuole calmierare il “costo” della CO2 che pagano le imprese fino alla fine della guerra in Ucraina. “Per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 al 2030 è quindi necessario sviluppare sin da ora strumenti alternativi come i sistemi di cattura e stoccaggio della CO2 prodotta dalle centrali termoelettriche”, si legge nel programma. I centristi confermano l’adesione allo schema Fit for 55 (riduzione del 55% delle emissioni nel 2030 rispetto al 1990) e suggeriscono di mentando il calore generato da fonti rinnovabili non nocive per l’ambiente I centristi propongono di:

  • intervenire sui trasporti (tra i principali settori emettitori), favorendo lo svecchiamento del parco camion su gomma con incentivi e aumentando l’utilizzo del ferro;
  • rilanciare la filiera del legno, tema che si intreccia con la riforestazione e “approvare un piano per la gestione del dissesto idrogeologico”;
  • recuperare e realizzare nuovi invasi e bacini per trattenere le acque piovane;
  • ristrutturare la rete idrica italiana per ridurre le perdite (attualmente del 40%);
  • promuovere un piano per il riuso delle acque di depurazione;
  • incentivare gli investimenti in sistemi di irrigazione che riducono gli sprechi d’acqua.

In materia di gestione dei rifiuti la formazione di Calenda e Renzi si prefigge, qualora dovesse risultare vincitore, di “realizzare un piano di investimenti per nuovi impianti di trattamento dei rifiuti” da realizzare “entro il 2035, per un valore di 10 miliardi di euro circa”, di utilizzare i fondi del PNRR “per realizzare infrastrutture che migliorino l’economia circolare, ad esempio per aumentare il recupero delle terre rare (RAEE)”, di “aggiungere sulle confezioni maggiori informazioni sull’impatto ambientale dei prodotti in vendita”, di “incoraggiare l’applicazione della tariffazione puntuale per la TARI” rendendo operativo su tutto il territorio nazionale il principio di “pay as you throw, secondo cui paga di più chi produce più rifiuti”, infine propone di “creare un sistema di premialità per i Comuni che riducono la quota di rifiuti non inviati a riciclaggio”.

M5S: PER L’AMBIENTE Sì AL VUOTO A RENDERE, NO A TRIVELLE E INCENERITORI

Il M5S si occupa di politiche ambientali nei capitoli “Dalla parte dell’ambiente: per la transizione energetica, ecologica e la tutela delle biodiversità” e “Dalla parte della rigenerazione: per l’economia circolare”. Le proposte dei pentastellati vogliono, da un lato, ridurre i consumi, dall’altro modificare l’approccio alla gestione dei rifiuti. Di seguito le proposte del programma:

  • Società ‘2000 watt’: tendere a un modello sostenibile di consumo energetico per ridurre le emissioni annue di gas serra;
  • Economia rigenerativa, per un sistema non più fondato solo sulla crescita ma anche sulla rigenerazione sociale, del territorio, dei consumi;
  • Stop a tecnologie obsolete per i rifiuti realizzazione di impianti completamente compatibili con le richieste dell’Europa e non inquinanti, finalizzati a migliorare le prestazioni ambientali;
  • Promozione del vuoto a rendere;
  • Completamento della carta geologica per mappare il territorio e prevenire i dissesti idrogeologici;
  • Stop a nuove trivellazioni e a nuovi inceneritori.

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