Energia

Come l’Italia recupera il fosforo e abbatte l’import

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Sul fosforo non ci sono guerre doganali alle porte, ma l’Italia in questi giorni a livello europeo rivendica il primato di buone pratiche. L’approfondimento di Nunzio Ingiusto

Un buon avvio. L’Italia è davanti a Polonia, Repubblica Ceca, Danimarca, Irlanda e Belgio nel recupero del fosforo. E il trend è di ulteriore crescita. Sostanza necessaria in molti processi industriali ed agricoli, il fosforo ha un giro d’affari di oltre 76 milioni di euro all’anno e 8,3 milioni di fatturato medio per impresa.

Il distacco italiano con gli altri Paesi si verifica grazie alla piattaforma nazionale sul controllo del minerale gestita all’Enea. Le buone performance di controllo e di recupero stanno riducendo le importazioni dai Paesi extraeuropei in vista di un Piano di sostenibilità di lungo termine. È fuori dal vecchio continente che si trova l’offerta maggiore di roccia fosfatica e fosforo elementare. La Cina negli ultimi anni ha scalato le vette tra i Paesi esportatori, mettendo sul mercato più dei due terzi della domanda globale.

L’impatto della ricerca e delle nuove tecnologie di recupero sono al centro di attente valutazioni geopolitiche. Analisi speculari a quelle sull’export delle “terre rare” per l’informatica e le tecnologie digitali che contrappongono Cina e Usa. Sul fosforo non ci sono guerre doganali alle porte, ma l’Italia in questi giorni a livello europeo rivendica il primato di buone pratiche.

La piattaforma nazionale del fosforo promossa dal ministero dell’Ambiente ha censito più di venti tecnologie e applicazioni, nuove norme, analisi di mercato e strategie di comunicazione per preparare un piano di sostenibilità a lungo termine. Un obiettivo raggiungibile tra gli altri deficit green nazionali, per un sistema che ha avuto l’adesione di 60 organizzazioni di categoria.

Tutti pronti a recuperare fosforo per i fertilizzanti, per l’impiego nell’industria alimentare, per il rivestimento dei metalli. Se il fabbisogno stimato di 190mila tonnellate all’anno è veritiero si capiscono gli interessi in campo agricoli prevalentemente per ridurre, come si diceva, la dipendenza dalle importazioni e recuperare la materia da altre attività economiche. Qui c’è il risvolto ambientale, perché la sfida sta nella capacità di recupero di fosforo attraverso fanghi di depurazione e ceneri, frazione organica dei rifiuti urbani. reflui zootecnici, agroindustriali, scarti di macello e batterie. La interconnessione di processi industriali guidata da un’autorità statale dovrà per forza di cose coinvolgere aziende e poteri locali. Il vantaggio che la piattaforma di controllo per ora sta dando è nelle mani di soggetti potenziali protagonisti di economia circolare.

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