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Auto elettriche, cosa si è detto al seminario Motus-E sulle infrastrutture di ricarica

Motus-e

Ecco i temi principali (e le lamentele degli operatori) emersi durante il webinar “Infrastrutture di ricarica, pubbliche o private?”, seguito dall’agenzia di stampa Energia Oltre

 

Il 28 settembre si è tenuto il webinar “Infrastrutture di ricarica, pubbliche o private?” di Motus-E, l’associazione italiana che si occupa di promuovere la transizione alla mobilità elettrica. Hanno partecipato Marco Garbero d Axpo, Massimo Trioni di A2A, Daniele Del Pesce di Acea, Massimo Minighini di Neogy, Eugenio Cassotti di Edison e Diego Trabucchi di Newmotion.

IL PROBLEMA PIÙ CRITICO

“Il problema più critico” per quanto riguarda lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica, e quindi l’affermazione delle automobili elettriche, “è quello delle autorizzazioni”: così ha dichiarato Massimo Trioni di A2a. “Il cantiere per installare una colonnina dura una giornata, ma se l’iter di autorizzazione non è correttamente gestito allora richiede lo stesso tempo di un edificio”, ha specificato. “Con il decreto Semplificazioni è stato chiarito che sono opere primarie, ma ancora oggi non siamo riusciti a creare a livello nazionale un iter specifico, e ce n’è una estrema necessità. È una rete nuova, che dobbiamo costruire. Altro aspetto critico è il nodo dell’occupazione del suolo, che ora si calcola finalmente su occupazione in pianta delle infrastrutture”.

L’ALLACCIO ALLA DISTRIBUZIONE

“Per le installazioni dei cinquanta punti di ricarica a Roma ci abbiamo messo ben tre anni, il tempo per realizzare una centrale da 800 megawatt. Il tema più tragico da affrontare”, secondo Marco Garbero di Axpo, “è stato quello dell’allaccio alla distribuzione, seppur di semplice soluzione. Nel 2018 abbiamo realizzato iter per installare le colonnine, poi parte il processo autorizzativo di allaccio. Questo significa raddoppiare i tempi. Una delle otto aree installate a Roma non è collegata. Serve unificare il processo autorizzativo, procedere in parallelo”.

L’INTEROPERABILITÀ

“Due settimane fa abbiamo inaugurato le colonnine pubbliche a Roma, divise in otto zone, sulla base del regolamento che nel 2018 è stato preparato dal Comune di Roma”, ha proseguito Garbero. “Il regolamento prevedeva l’interoperabilità. Due le soluzioni per rispettare questa richiesta: una è partecipare alle piattaforme di roaming, l’utente arriva con l’app o la scheda del mobility provider e riesce a caricare alla nostra colonnina; l’altra è tramite QR code, pagando con lo smartphone. Tecnologicamente funziona, ma c’è un tema commerciale che deve essere superato”.

SERVE UN PIANO MUNICIPALE PER LA MOBILITÀ ELETTRICA: ACEA

Daniele Del Pesce di Acea ha detto che “anche da un punto di vista di municipalità bisogna strutturarsi in vista della mobilità elettrica. Se a Roma noi operatori del settore non abbiamo particolari difficoltà, nei piccoli o medi municipi non hanno all’interno dei vari assessorati le persone di riferimento per trattare una materia del genere”.

LA RICARICA VELOCE

“Sul tema dell’High Power Charging si stanno affacciando dei modelli auto che consentirebbero di superare lo standard dei 50 kW in continua. Anche noi operatori ci stiamo ponendo il problema di come soddisfare queste esigenze, valutando vantaggi e svantaggi”, ha detto Massimo Trioni di A2a.

“Chiaramente”, prosegue, “sappiamo che l’utente si attende una ricarica più veloce possibile. Queste infrastrutture, che garantiscono i 100 o i 200 kW, però, saranno poche, i posti che possono garantire queste potenze non sono molti in ambito urbano, e le localizzazioni saranno individuate con attenzione. La criticità è che andando oltre i 100 kW non si parla più di bassa tensione, ma di media. L’operatore deve creare una cabina di ricarica, con tanto di trasformatore, e farsi carico della gestione. Anche i costi non sono bassi”.

COSA FA ACEA

“Abbiamo sviluppato una piattaforma tecnologia in house, che si chiama B.O.M.T.S. (Banking, Operation, Maintenance, Telematics, Security), che ad oggi Acea sfrutta per il ruolo di Cpo, integrando tutti i servizi”, ha dichiarato Daniele Del Pesce di Acea. “Abbiamo un piano industriale di 2.200 infrastrutture di ricarica entro il 2024”.

LA RICARICA NEI CONDOMINI

“Quello della ricarica condominiale è tema spinoso”, sostiene Eugenio Cassotti di Edison. “In un condominio che comprende più unità abitative”, spiega, “le difficoltà sono date dalla struttura. A volte ci troviamo davanti a condomini con box singoli, collegati all’appartamento, con box con semplice punto luce o condomini con box a rotazione. La complessità di gestione diventa quasi quella di una infrastruttura pubblica. A volte gli impianti, anche elettrici, non sono adeguati al servizio: chi si fa carico dei costi di adeguamento? Le difficoltà spesso sono oggettive”.

IL TEMA ANTINCENDIO

A questo proposito, Massimo Minighini di Neogy ha invitato a porre attenzione “al tema antincendio nei vani interrati dei condomini. Come da circolare del Ministero degli Interni, il modo di ricarica ammesso è modo 3, wallbox. Questo tutti i clienti dovrebbero saperlo, altrimenti non sono a norma. Gli installatori devono garantire la conformità dell’impianto”.

I COSTI DELLA RICARICA PRIVATA E I PROBLEMI DEI FURGONI

“Sono sempre più le aziende che vogliono ridurre l’impatto del loro parco auto e per questo guardano all’elettrico”, ha dichiarato Diego Trabucchi di Newmotion.

“Noi come Newmotion aiutiamo a trovare una soluzione per le ricariche: in azienda o installando una colonnina a casa. In questo ultimo caso, però, il costo della ricarica grava sulla bolletta del privato, è per questo che noi proponiamo una soluzione che preveda il rimborso in automatico. Per i furgoni, invece, serve uno studio più approfondito, per calibrare la ricarica in base all’utilizzo effettivo del furgone”.

IL TURISMO

“Il turismo”, secondo Minighini, “è stato il motore della mobilità elettrica nelle province di Bolzano e Trento. E dal 2015 siamo stati costretti a sviluppare delle soluzioni. Da una parte”, sostiene, “c’è il tema della ricarica privata, dall’altro quello della ricarica pubblica. Dal lato degli albergatori è diventato un must offrire il servizio di ricarica e qualcuno ci chiede, anche, una potenza elevata. Dal lato della ricarica pubblica la qualità del servizio è garantita dalla disponibilità di un sistema di pagamento semplice ed accessibile, dalla presenza di infrastrutture ad alta potenza, e da un servizio di assistenza bi-lingue o tri-lingue, con possibilità di intervento sul posto in termini rapidi”.

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