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La Cina punta sull’auto elettrica. L’Italia ancora no

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Un imprenditore italiano sarà costretto a volare in Cina per produrre la sua auto elettrica, la storia di Elio Marioni

Basta guardare investimenti, numeri ed aziende che ci credono: la Cina punta sull’auto elettrica (e lo fa in modo serio, poche aziende ma buone). L’Italia ancora no. E anche in questo caso basta guardare i numeri, anzi i fatti. Un italiano che sta lavorando da due anni ad una vettura due.posti elettrica sarà costretto a volare in Cina per la produzione di massa. Ma partiamo dall’inizio.

Auto elettrica: la Cina ci crede

Sarà per l’emergenza smog, sarà perchè le nuove tecnologie e l’innovazione appassionano Pechino. Sarà perchè le case automobilistiche hanno ben compreso che il futuro della mobilità va a batteria. La Cina crede nell’auto elettrica: il Governo ha stanziato numerosi incentivi per le case che producono auto a batteria.

Numerose le aziende cinesi che si sono lanciate nel business dell’auto elettrica. Leeco, azienda cinese produttrice di smartphone, servizi video in streaming e (da qualche mese) automobili ha scelto di investire 12 miliardi di yuan, pari a circa 1,8 miliardi di dollari, nella costruzione di un’impianto per la produzione di auto elettriche in Cina. Obiettivo, dichiarato, è dare vita ad un’auto elettrica che possa competere con i modelli Tesla.

Anche WM Motors, azienda fondata da Freeman Shen, ex dirigente Volvo, prevede di introdurre il suo primo modello di auto elettrica nel 2018 e aumentare la produzione fino a 100.000 unità l’anno entro i successivi tre anni.

Gree, azienda cinese leader nella produzione di condizionatori di aria, ha scelto di lanciarsi nel mondo dell’automotive, acquisendo per 13 miliardi di yuan (2 miliardi di dollari) Zhuhai Yinlong New Energy Co, una società che produce batterie per veicoli elettrici dal 2009 e vanta la produzione di 7 auto elettriche e 18 bus elettrici.

Leeco, WM Motors e Gree sono solo alcune delle aziende cinesi (davvero numerose) che hanno scelto di avventurarsi nel settore auto elettrica. Proprio per dar vita ad una produzione ragionata e destinare gli incentivi solo a progetti reali, il Governo di Pechino ha scelto di limitare a 10 le società che potranno costruire auto elettriche. Ad avere il permesso per realizzare i veicoli elettrici saranno solo le aziende che avranno mezzi e capacità per dare vita ad una Tesla cinese.

L’Italia e le auto elettriche

L’Italia e le auto elettriche hanno rappresentato un binomio difficile da sempre. Poche vetture, poche colonnine per la ricarica. In Italia ci sono solo 5.500 auto elettriche immatricolate contro le 68.600 della Norvegia, le 87.500 dell’Olanda, le 54.300 della Francia e le 47.000 della Gran Bretagna.

Fiat, casa automobilistica del Bel Paese, non crede nelle potenzialità delle auto a batteria e a realizzato una Fiat 500 solo per il mercato americano, per rispettare le norme Usa.

A lanciarsi nel mondo dell’auto elettrica saranno ora le italiane Maserati e Lamborghini. Maserati, la casa automobilistica italiana che fa parte di FCA, sta lavorando ad una coupé gran turismo a batteria. Lamborghini ha già avviato il progetto Vitola, per dar vita ad un’auto con un powertrain completamente elettrico, che sostituisce il classico V10.

Dall’Italia alla Cina per costruire un’auto elettrica

auto elettricaElio Marioni, imprenditore toscano trapiantato a Dueville (Vicenza), dovrà volare in Cina per produrre la sua auto a batteria.

Askoll, l’azienda fondata da Marioni nel 1978, leader negli acquari e nella gestione dei fluidi per lavatrici e lavastoviglie, negli ultimi anni ha postato la sua attenzione sulle due ruote a batteria. La sua Askoll, nel 2015, è risultata la marca più venduta fra gli scooter elettrici.

Elio Marioni, però, da tre anni sta già lavorando alle quattro ruote. E ha già realizzato la sua auto elettrica a due posti: c’è un progetto, un prototipo, ma mancano i soldi. L’imprenditore italiano ha cercato i fondi rinunciando allo stabilimento, Askoll 6 (venduto agli americani per 50 milioni di euro a inizio 2016). Poi ha tentato di trovare un aiuto dalle banche o dal Governo, senza risultato.

A finanziare il progetto, ora, sarà un sindaco cinese di una città da 5 milioni di abitanti, situata a sud-est di Shanghai. Marioni avrà una linea di credito da 150 milioni, a patto di cedere il 51% della società che costruirà l’auto elettrica.

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