Economia

Vi spiego perché non essere troppo ottimisti sulle borse azionarie

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L’analisi di Alessandro Fugnoli, strategist del fondo Kairos

I mercati, iperstimolati, stanno imparando a sospendere il giudizio e a non reagire troppo ai continui colpi di scena geopolitici ma hanno capito che devono procedere con molta prudenza, come in un campo fertile ma minato.

A sostenerli è la convinzione che finché l’inflazione non andrà fuori controllo i bond non avranno da temere un bear market serio, mentre finché ci sarà crescita le borse saranno in qualche modo invulnerabili. Ma è proprio così?

Inflazione bassa e crescita sono narrative potenti nella razionalizzazione dell’alto livello del prezzo degli asset finanziari, ma chi investe deve stare attento e non escludere dal suo orizzonte la possibilità di crash improvvisi o ribassi azionari del 20-30 per cento e anche più nei prossimi due-tre anni.

Partiamo dai bond, che sono certamente influenzati dalle aspettative di inflazione, ma anche dai tassi reali, dalla liquidità, dall’andamento del tasso neutrale, dal premio per la durata e da quello per il rischio di credito. Anche in presenza di inflazione costante può succedere che tutti gli altri fattori spingano i rendimenti obbligazionari verso il basso (come è accaduto negli ultimi anni) o verso l’alto (come potrebbe accadere nei prossimi).

Ma se i tassi salgono, i multipli azionari devono contrarsi, come ha già iniziato a succedere in questo 2018 e continuerà a succedere, tra alti e bassi, fino alla prossima recessione. Se la discesa dei multipli si dovesse accompagnare, come è possibile nel 2019, a un arresto della crescita degli utili, il mercato azionario si comporterebbe come un aereo che vola ad alta quota e incontra un vuoto d’aria. Non si schianterebbe al suolo, ma scenderebbe bruscamente, con momenti di paura, e questa volta senza molto aiuto dalle torri di controllo (le banche centrali). Ribassi significativi (per quanto brevi e reversibili) saranno dunque sempre più possibili anche in presenza di fondamentali stabili e buoni.

Un’altra conseguenza dell’invecchiare del ciclo economico e della rarefazione progressiva della liquidità è che chi inciamperà, da qui in avanti, verrà lasciato indietro. Il maestoso bull market degli anni passati è stato generoso con tutti e ha sempre provveduto a raccogliere e sostenere chi si trovava in difficoltà. Già oggi, però, vediamo come Turchia e Argentina (due esempi di paesi sotto pressione) fatichino a rialzarsi dopo essere scivolati. La nostra scommessa è che si rimetteranno in piedi, rimanendo però distaccati dal gruppo con cui hanno perso i contatti.

(estratto dalla newsletter Il Rosso e il Nero)

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