Economia

Perché non credo a Di Maio sulla manina del condono fiscale

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Il commento di Enrico Zanetti, viceministro dell’Economia e delle Finanze, sul condono fiscale e sulle polemiche sollevate dal vicepremier Luigi Di Maio

Il Vicepremier Di Maio ha ragione quando dice che la possibilità di presentare una dichiarazione integrativa, per far emergere imponibili non indicati nella dichiarazione presentata entro i termini, è già prevista dal nostro ordinamento: si tratta degli articoli 2 comma 8 e 8 comma 6 del DPR 322/1998.

Proprio per questo, non ci sarebbe alcun bisogno di prevedere una “integrativa speciale”, se l’obiettivo non fosse quello di condonare le sanzioni amministrative e/o le sanzioni penali e/o parte delle maggiori imposte dovute.

La specialità della integrativa (come quella che fece Tremonti con l’articolo 8 della Legge 289 del 2002) risiede infatti:
– nell’escludere l’applicazione delle sanzioni amministrative da dichiarazione infedele;
– nell’escludere le sanzioni penali da dichiarazione infedele o fraudolenta (articoli 2, 3 e 4 del Decreto Legislativo 74 del 2000);
– nel prevedere il pagamento di una imposta forfetaria con aliquota ridotta al 20% invece che la più elevata imposta che sarebbe risultata dovuta dichiarando sin dal principio gli imponibili “dimenticati”.

Oggi il Vicepremier Di Maio vuole dunque farci credere di avere dato il via libera alla “dichiarazione integrativa speciale” a patto che non avesse le caratteristiche speciali e che fosse quindi identica alla “dichiarazione integrativa normale” che, come lui stesso ricorda, è già prevista dalla legge.

In altre parole, a patto che fosse completamente inutile.

Un po’ come lui, insomma.

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