Economia

Tutte le omertà in Germania sui Coronabond

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Che cosa si dice e si pensa davvero tra i politici in Germania su Coronabond e dintorni. L’articolo di Tino Oldani per Italia Oggi

Ha sorpreso molti il fatto che l’ex cancelliere Gerhard Schröder, 76 anni, intervistato dal Corriere della sera, si dichiari favorevole, sia pure soltanto ora, a «uno strumento di debito comune europeo», e di riflesso ai Coronabond proposti da un gruppo di paesi Ue, compresa l’Italia.

Perché Schröder lo ha fatto? Certo, a 76 anni non deve più preoccuparsi dei voti, quindi potrebbe essersi preso la libertà di dire ciò che pensa davvero. Ma c’è ben altro. Dietro la sua dichiarazione a favore di un debito comune europeo e agli eurobond vi è infatti un profondo ripensamento politico dei vertici della Spd, finora rimasto sotto traccia. Una svolta che ha già portato a cambiamenti significativi persino in alcune posizioni chiave del governo guidato da Angela Merkel, di certo senza il suo consenso. Tali mosse sono elencate in un documento riservato, interno alla Spd, reso pubblico dal sito Makroskop.de, dove si descrivono alcuni cambiamenti strategici. Ecco i passaggi chiave.

«Gli economisti vicini alla Spd», dice il documento, «in gran parte organizzati nell’Associazione Keynes, vivevano ai margini del partito e il loro consiglio non aveva alcun ruolo». Il motivo? Da 60 anni, spiega il documento, in tutti i ministeri di Berlino comandano i superburocrati della Cdu, ligi all’ordoliberismo. Tuttavia, con la nascita dell’attuale governo Merkel, qualcosa è cambiato. Il documento rivela che il nuovo ministro delle Finanze, Olaf Scholz (Spd), ha licenziato il capo economista del sua predecessore, Wolfgang Schäuble: si tratta di Ludger Schuknecht, definito dal documento un «duro ordoliberale», sostituito con Jakob Weizsacker, «che non è ordoliberale ed è aperto agli Eurobond».

Più avanti: «È quindi iniziato un cambio di rotta nel ministero delle Finanze, che è stato rafforzato con altre mosse». Tra queste: un Position paper inviato al Bundestag per sollecitare una diversa politica economica, con più investimenti; un lavoro congiunto della Spd con i sindacati (Dgb) , la Confindustria (Bda) e due primari istituti di ricerca economica (Imk e Iw) per elaborare le strategie future. «Questi eventi hanno aumentato l’influenza degli economisti keynesiani nella Spd nel suo insieme. E nel comitato consultivo della Spd c’è anche un rappresentante del ministero delle Finanze», dice il documento.

Ma eccoci al punto, al dietrofront culturale: «Vi è attualmente un accenno di cambiamento di direzione riguardo all’emissione di titoli di stato europei. Questo non sarà portato avanti da Scholz. Egli sicuramente conosce i vantaggi degli eurobond, grazie ai nuovi consiglieri. Ma Scholz sa anche che una posizione aperta per gli eurobond danneggerà la sua popolarità in Germania. L’opinione pubblica o il pensiero pubblico economico considerano gli eurobond come se la Germania dovesse essere responsabile per i debiti di altri paesi. Ciò evidentemente è sbagliato. Ma determina il discorso nazionale sui Coronabond».

Dunque, una posizione da correggere con gradualità e non senza enormi difficoltà politiche, spiega il documento, consapevole che la Spd è da anni un partito che perde molti voti in ogni elezione, e una mossa azzardata sulla condivisione del debito europeo potrebbe essergli esiziale. Tuttavia, nelle ultime righe, azzarda una previsione clamorosa: «Scholz ritiene che il governo federale nel suo insieme, e quindi Angela Merkel a seguito della pressione europea, accetterà i Coronabond come un’eccezione una tantum».

Fin qui, il documento interno alla Spd, che però non dice nulla sull’eventuale contropartita. Ovvero, che cosa dovranno dare in cambio dei Coronabond i nove paesi Ue che li vogliono, in testa Italia, Francia, Spagna. E Scholz ha sempre parlato di un pacchetto Ue che comprende anche il Mes, uno strumento che ha ben poco di keynesiano. Anzi. Se così fosse, per la Spd sarebbe un dietrofront a metà. Né carne né pesce.

(estratto di un articolo pubblicato su Italia Oggi; qui la versione integrale)

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