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Unicredit si papperà solo gli spezzatini succulenti di Mps (con l’aiutino fiscale)

Fondazione Mps

Tutti i termini dell’accordo fra Unicredit e governo Draghi per acquisire la parte buona (senza Npl e cause legali) su Mps. I presupposti dell’intesa, le parole di Orcel, gli effetti per Unicredit e l’astensione in cda di Padoan, ex ministro del Tesoro che aveva gestito l’intervento in Mps

 

Mps? Affare fatto in 40 giorni, annuncia Unicredit. Ma niente ciofeche del Monte (controllato dal Mef).

Le condizioni di Orcel sono state accettate: niente npl (dovrebbero andare ad Amco) né cause legali legate agli aumenti del 2011-2014-2015, nessun impatto sul capitale, grazie alla dote del Tesoro da 2,2 miliardi e forse anche a un futuro aumento di capitale.

“Tutti gli npl della banca saranno lasciati indietro. La banca arriverà con zero Npl”, ha detto il ceo di Unicredit Andrea Orcel a proposito di Mps. “Anche i rischi legali saranno lasciati indietro” ha aggiunto in una conference call.

«Vogliamo arrivare a una conclusione, positiva o negativa, il prima possibile. Speriamo per metà settembre»: sono i tempi dettati da Orcel per papparsi gli spezzatini buoni del Monte dei Paschi di Siena.

È solo il primo passo, preliminare e non vincolante, per un’integrazione della banca controllata dal Tesoro, tenuto a uscirne entro l’inizio del 2022 per onorare gli impegni presi con Bruxelles.

Ecco numeri, dettagli, scenari e curiosità.

TUTTI I DETTAGLI SULL’ACCORDO UNICREDIT-MPS

L’accordo tra il governo Draghi e UniCredit ‘su alcuni requisiti, ovvero la neutralità in termini di capitale, un accrescimento significativo dell’utile per azione, la protezione dai contenziosi legali e l’esclusione dei crediti deteriorati da qualsiasi transazione, relativamente alla potenziale acquisizione di alcun attività di Banca Monte dei Paschi di Siena ha costituito per noi la base per entrare in un periodo esclusivo di due diligence e negoziazione’. E’ quanto ha spiegato alla comunità finanziaria l’amministratore delegato di UniCredit, Andrea Orcel, parlando l’operazione di un possibile ‘matrimonio’ tra l’istituto di piazza Gae Aulenti con Mps.

LA NOTA DI UNICREDIT

Unicredit e il ministero dell’Economia e delle Finanze, azionista di maggioranza di Banca Monte dei Paschi di Siena, “hanno approvato i presupposti per una potenziale operazione avente ad oggetto le attività commerciali di Mps, attraverso la definizione di un perimetro selezionato e di adeguate misure di mitigazione del rischio”. E’ quanto annuncia una nota della banca, dopo le anticipazioni del Sole 24 Ore. A tal fine, continua la nota, le parti “avvieranno interlocuzioni in esclusiva per verificare la fattibilità dell’operazione”.

GLI EFFETTI DELL’OPERAZIONE UNICREDIT-MPS

Una potenziale operazione “permetterebbe al gruppo di accelerare i piani di crescita organica e agevolare il raggiungimento di ritorni sostenibili superiori al costo del capitale”: Mps “potrebbe contribuire, subordinatamente alla definizione del perimetro dell’operazione, circa 3,9 milioni di clienti, 80 miliardi di euro di crediti alla clientela, 87 miliardi di euro di depositi della clientela, 62 miliardi di masse in gestione e 42 miliardi di masse in amministrazione.

ECCO I PRESUPPOSTI CONCORDATI CON IL TESORO

I principali presupposti concordati con il ministero delle Finanze per verificare la fattibilita’ dell’operazione a livello patrimoniale ed economico da parte di Unicredit ci sono “la neutralita’ della stessa rispetto alla posizione di capitale del gruppo su base pro forma”, “un accrescimento significativo dell’utile per azione dopo aver considerato le possibili sinergie nette dell’operazione ed in ogni caso il mantenimento dei livelli attuali di utile per azione anche prima di tener conto delle possibili sinergie al 2023”. Sono queste i primi due presupposti indicati da Unicredit che trattera’ in esclusiva con il Mef l’acquisizione di un perimetro di attivita’ del Monte dei Paschi di Siena. Gli altri presupposti riguardano i contenziosi, i crediti deteriorati e il personale. In particolare Unicredit chiede “l’esclusione di contenziosi straordinari non attinenti all’attivita’ di ordinaria gestione bancaria e di tutti i relativi rischi legali, attuali o potenziali”, “l’esclusione dei crediti deteriorati e l’adeguata copertura di eventuali ulteriori rischi di credito che siano identificati anche a seguito della due diligence attraverso modalita’ da definire”.

COME SARA’ GESTITO IL PERSONALE

Inoltre tra i presupposti c’e’ un “accordo sulla gestione del personale in funzione del compendio inerente all’esercizio delle attivita’ commerciali, al fine di assicurare un’integrazione agevole, rapida ed efficace del business nel gruppo”. L’operazione allo studio – continua la nota – “sara’ subordinata al positivo esito della verifica della sussistenza dei presupposti essenziali dell’operazione, della due diligence legale, patrimoniale, fiscale, contabile e industriale, e delle interlocuzioni con il Mef e Mps finalizzate ad addivenire a una piu’ puntuale definizione della struttura, dei termini e del perimetro dell’operazione, nonche’ alla successiva definizione dei relativi accordi vincolanti”.

L’ASTENSIONE DI PADOAN

La deliberazione odierna del consiglio sull’operazione Mps, precisa la nota, e’ stata approvata con l’astensione del presidente Pier Carlo Padoan che, “pur in assenza di qualsivoglia conflitto di interessi e in piena indipendenza di giudizio”, ha ritenuto di assumere tale posizione “in ragione del suo precedente incarico di Ministro dell’Economia e delle Finanze”. UniCredit, che a seguito di tale annuncio, concordera’ con Mps l’accesso alla virtual data room dedicata allo svolgimento della due diligence, “fornira’ ulteriori aggiornamenti in merito alla potenziale operazione in conformita’ alle previsioni applicabili in materia di informativa al mercato”.

GLI EFFETTI DI MPS PER UNICREDIT

L’operazione Mps – si legge nella nota – permetterebbe al Gruppo Unicredit “di rafforzare il posizionamento competitivo in Italia e in particolare nel Centro-Nord, dove si trova il 77% degli sportelli di Mps, contribuendo fra l’altro a una crescita della quota di mercato in Toscana di 17 punti percentuali, in Lombardia e in Emilia Romagna di 4 punti percentuali e in Veneto di 8 punti percentuali”. E’ quanto indicato da Unicredit che trattera’ in esclusiva con il Mef il possibile acquisto di asset del Monte dei Paschi. L’operazione – si sottolinea – “porterebbe inoltre un incremento rilevante della profittabilita’ prospettica, preservando al contempo la posizione di capitale e migliorando la qualita’ dell’attivo e il profilo di rischio del gruppo su base pro forma. Qualsiasi potenziale operazione avverrebbe nell’ambito dell’esistente focalizzazione da parte del gruppo su liberazione del valore interno che rimane e rimarra’ una priorita’”.

LE PAROLE DI ORCEL

“Liberare l’enorme valore che UniCredit ha al suo interno continua ad essere la nostra priorità. Tuttavia, sono sempre stato chiaro sul ruolo che l’M&A potrebbe giocare come potenziale acceleratore in grado di migliorare i nostri risultati strategici, sempre nel pieno rispetto dell’interesse dei nostri azionisti’. E’ quanto ha spiegato alla comunita’ finanziaria l’amministratore delegato di UniCredit, Andrea Orcel, parlando l’operazione di un possibile ‘matrimonio’ tra l’istituto di piazza Gae Aulenti con Mps.

STATO AZIONISTA?

“E’ troppo presto per dirlo, bisogna prima vedere quale sara’ la struttura dell’operazione”. Cosi’ l’amministratore delegato di UniCredit, Andrea Orcel, illustrando alla comunita’ finanziaria i requisiti di una possibile fusione con Mps, ha risposto a chi gli chiedeva se lo Stato potesse far parte della futura compagine azionaria dell’entita’ post-fusione.

L’AIUTINO FISCALE PER IL PATRIMONIO

C’è infine, non citato ma ormai legge con il decreto Sostegni bis, l’aiuto da 2,9 miliardi di euro in patrimonio che Unicredit otterrebbe integrando Mps entro il 2022, trasformando attivi fiscali differiti (le “Dta”) in crediti fiscali. La trattativa agostana dovrà insomma planare su una “dote” pubblica sufficiente perché Unicredit.

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