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Unicredit, ecco chi tifa e chi no per Andrea Orcel

Unicredit

Fatti, nomi e indiscrezioni su Unicredit, Mps e Andrea Orcel (che sostituirà Mustier).

Che cosa succede sull’asse Milano-Siena-Roma?

Ovvero: che cosa succederà a Unicredit (alle prese con la successione di Jean-Pierre Mustier) e al Monte dei Paschi di Siena dove l’azionista forte Tesoro cerca in tutti i modi di evitare il tracollo definitivo?

Chi sarà dunque il prossimo amministratore delegato di Unicredit?

Il mondo finanziario ha puntato gli occhi sul track record passato di uno dei favoriti a prendere il posto di Mustier alla testa dell’istituto di Piazza Gae Aulenti.

Vediamo perché.

Partiamo da Mps: il cda dello scorso 17 dicembre ha approvato il nuovo piano industriale firmato dall’amministratore delegato Guido Bastianini senza però dare dettagli al mercato sul contenuto spiegando che lo stesso sarebbe potuto essere radicalmente modificato nel corso del confronto tra il Mef e le autorità europee.

Il 12 gennaio su Repubblica sono però state pubblicate alcune anticipazioni del documento preliminare con tanto di numeri. Venerdì sera dopo le 23 la banca ha dunque inviato un comunicato, su richiesta della Consob, per precisare che il piano strategico 2021-2025 “tiene conto della cessione della quota di maggioranza in capo al Tesoro per cui il governo si è impegnato nel 2017 e “non ipotizza una trasformazione radicale del modello operativo e dell’infrastruttura tecnologica della banca che comporterebbe significativi investimenti, assorbimento di capacità di implementazione ed elevati rischi di esecuzione” ma “si è invece data la priorità alle iniziative in grado creare valore già dal 2021”. Nulla di nuovo rispetto a quanto letto su Repubblica, insomma: tanto che i vertici del Monte potevano evitare strepitii e critiche verso lo scoop del giornalista di Repubblica Andrea Greco.

Di certo, il Mef dovrà discutere il piano con la Dg Comp della Commissione europea, per i profili antitrust relativi agli aiuti di Stato, e i vertici del Monte dei Paschi di Siena dovranno sottoporre entro fine gennaio alla Bce il capital plan che indicherà le modalità con cui soddisfare un fabbisogno di capitale compreso tra i 2 e i 2,5 miliardi.

Chi ci metterà i soldi? Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, sperava nell’arrivo di Unicredit in veste di cavaliere bianco e anche la Fabi, il principale sindacato dei bancari italiani guidato da Lando Sileoni, fino ad ora contraria alle nozze, apre alla fusione allo scopo di dare “chiarezza” alle prospettive delle due banche e purché la fusione sia “indolore” per i lavoratori“.

Ma le trattative sembrano arrivate ormai a un punto morto. Anche perché il gruppo di Piazza Gae Aulenti deve ancora trovare il successore dell’ad uscente, Mustier.

In pole position per prendere il posto del banchiere francese al momento sembra esserci Andrea Orcel che sarebbe gradito anche all’azionista Leonardo Del Vecchio e alle fondazioni azioniste (Cariverona e Cassa risparmio di Torino).

Un candidato perfetto, secondo alcuni (anche per il Tesoro?, chissà): italiano ma con curriculum e contatti di caratura internazionale. Il bagaglio di esperienza di Orcel rischia però di essere ingombrante anche alla luce di possibili trattative da riavviare con il Monte.

Perché il suo nome, per i senesi, resta ancora legato al peccato originale di Antonveneta: fu lui, quando ancora era presidente della divisione “global markets & investment banking” nella sede londinese di Merrill Lynch, il regista dello spezzatino di Abn Amro che consegnò la banca padovana al Banco Santander e poi nel novembre 2007 al Monte. Di cui un mese dopo, a dicembre 2007, Merrill diventò joint global coordinator dell’operazione di finanziamento collegata al blitz sulla banca veneta.

L’ex presidente di Mps, Giuseppe Mussari, trattò attraverso Orcel con Emilio Botín, grande capo del Santander che aveva bisogno di denaro per acquisire con Royal Bank Scotland e Fortis la banca olandese Abn Amro. Così Botin vendette a novembre del 2007 a Mussari per 9 miliardi più 7 miliardi di debiti quell’Antonveneta che solo quattro settimane prima aveva comprato proprio da Abn Amro per 6,6 miliardi. Una circostanza che, dicono nei salotti della finanza, deve aver cementato il legame tra Orcel e la famiglia Botin.

Tanto che nel settembre 2018 Ana Botin, la figlia di Emilio poi diventata presidente del Santander, gli promette pubblicamente la nomina al timone del Banco spagnolo con un bonus di ingresso che le cronache dell’epoca dicono raggiungesse la cifra stellare di 50 milioni di euro. La cosa sembra fatta, sui giornali di tutta Europa escono articoli celebrativi con il profilo di quello che qualcuno si è spinto a dipingere come “il Ronaldo dei banchieri”.

Peccato che il bonus promesso sia troppo alto anche per una delle banche più grandi del mondo e che, nonostante l’annuncio della Botin, la nomina non vedrà mai la luce per l’opposizione del cda. Il caso desta tale clamore che i fondi azionisti di Santander arrivano a chiedere la testa del presidente che nell’assemblea degli azionisti di aprile 2019 è costretta a riconoscere l’errore e scusarsi pubblicamente.

Quanto a Orcel, scatena un contenzioso legale ancora aperto che si concretizza nella richiesta di 112 milioni di risarcimento alla banca iberica.

Forse anche per questo passato, ieri in Senato il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, mentre strapazzava Giuseppe Conte (che però non è caduto o non si è piegato come auspicava l’ex presidente del Consiglio), ha sibilato verso chi “deve comprare il Monte dei Paschi di Siena appoggiandosi agli stessi consulenti che venti anni fa hanno già combinato sufficienti pasticci”.

Comunque, se la scelta finale ricadrà su Orcel il banchiere romano lavorerebbe al fianco del presidente Pier Carlo Padoan (ancora in pectore perché la sua nomina deve essere approvata dai soci nell’assemblea di primavera) dal passato altrettanto ingombrante perché sotto di lui il Mef ha preso il controllo di Rocca Salimbeni con la ricapitalizzazione precauzionale e l’istituto è diventato il “Monte di Stato”.

L’arrivo di Padoan in Unicredit è stato per questo letto da molti osservatori come prodromico al matrimonio con quel Monte di cui il Tesoro non sa che fare, stretto tra le promesse fatte all’Europa in sede di salvataggio e un’operazione di mercato che al momento non esiste.

Bisogna evitare che Mps sia la nuova Capitalia per Unicredit, sostengono alcuni analisti. Ebbene, chi era alla guida del team Financial Institution Group di Merrill Lynch quando da advisor consigliava l’Unicredit sull’acquisto di Capitalia? Andrea Orcel.

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