Economia

Unicredit-Société Générale, ecco perché gli analisti non scommettono sulla fusione

di

Unicredit

Le voci su una fusione tra Unicredit e Société Générale, i dubbi degli analisti e gli ostacoli politici

E’ arrivato uno stop inatteso sulla strada di una potenziale fusione tra Unicredit e Société Générale. E’ il report degli analisti di Mediobanca – la banca d’affari partecipata con poco poù dell’8% da Unicredit, che è il singolo maggiore azionista dell’istituto di Piazzetta Cuccia – che ha sconsigliato di fatto il capo azienda del gruppo Unicredit, Jean Pierre Mustier, di procedere verso una fusione con il gruppo francese.

Ecco numeri, fatti e commenti sulla notizia rilanciata dal Financial Times.

I RUMORS PUBBLICATI DA FT

Una fusione tra il colosso italiano Unicredit e Société Générale, la seconda più grande banca francese: la suggestiva idea è piombata sui mercati dopo che il Financial Times, citando fonti vicine al dossier, ha scritto che l’istituto di piazza Gae Aulenti starebbe corteggiando SocGen per arrivare a una integrazione entro 12-18 mesi.

I NUMERI DELLE DUE BANCHE

Le due banche hanno una capitalizzazione di mercato simile, tra 32 e 33 miliardi di euro, anche se non sono immediatamente chiare le eventuali sinergie. Di certo ad alimentare questa ipotesi c’è la circostanza di un italiano ai vertici di SocGen, il presidente Lorenzo Bini Smaghi, e un francese a capo di Unicredit, Jean Pierre Mustier. Proprio quest’ultimo, ex manager di Société Générale, starebbe spingendo da diversi mesi per l’operazione.

COMMENTI E SILENZI

Le discussioni per una fusione sarebbero comunque alla fase iniziale e sarebbero state complicate dalla situzaione politica degli ultimi mesi. I due gruppi non hanno commentato l’indiscrezione raccolta dal giornale finanziario britannico, ma la banca francese ha sottolineato che il consiglio di amministrazione non è mai stato in alcun modo investito della questione. Una nota ha smentito “ogni discussione” del cda di SocGen “in vista di una eventuale fusione”.

LO SCENARIO

Oltre a essere una fusione tra pari, l’eventuale matrimonio tra i due colossi del credito europeo trarrebbe beneficio dalla complementarietà delle aree geografiche dei due istituti. La Vigilanza della Bce retta dalla francese Nouy sta spingendo da tempo per una stagione di fusioni transeuropee, che tarda ad arrivare. In ogni caso, il Financial Times ha precisato che sul tavolo non c’è ancora alcuna offerta formale e i tempi sarebbero lunghi, perché alla banca francese servirebbe almeno un anno prima di essere pronta.

CHE COSA DICONO GLI ANALISTI

Sono per lo più scettici sulla fattibilità dell’operazione la maggioranza degli analisti finanziari sul ritorno di indiscrezioni relative a una fusione tra Unicredit e Socgen. Dubitano in particolare di vedere un’operazione a breve sia perché  Unicredit è impegnata fino al 2019 in un piano industriale che non considera l’M&A, sia per gli ostacoli politici e regolamentari che un matrimonio tra due banche sistemiche dovrebbe affrontare. In effetti con un governo Conte composto da Movimento 5 Stelle e Lega difficilmente i due partiti non solleverebbero critiche e perplessità su un’operazione del genere. Da notare che oggi anche il Corriere della Sera, con un commento nelle pagine economiche a firma del vicedirettore Daniele Manca, avanza dubbi sull’utilità per l’Italia di una operazione del genere perché le “infrastrutture finanziarie” hanno lo stesso ruolo delle infrastrutture fisiche per un Paese.

IL REPORT DI AKROS

Il merger dei due istituti, che capitalizzano 30-35 miliardi ciascuno, si qualificherebbe come “una fusione tra eguali” e presenterebbe poche sovrapposizioni, limitate sostanzialmente alla Russia, rileva Banca Akros. Nonostante la presenza di “significativi ostacoli regolatori e politici”, gli analisti non escludono che “in futuro” la fusione possa farsi “considerate le significative complementarieta’ dei due gruppi” anche se “la creazione di valore in termini di sinergie andra’ messa alla prova”.

FRA KEPLER E MEDIOBANCA

Anche per Kepler Cheuvreux i due gruppi si gioverebbero di reti “piuttosto complementari” mentre le sinergie di costo sarebbero “consistenti”. Il consolidamento transnazionale, aggiunge il broker, “ha senso” e potrebbe godere dei favori della Bce, preoccupata per la bassa redditività del settore. “L’operazione è stata oggetto di rumor negli ultimi dieci anni e la passata carriera di Mustier (che ha un passato proprio in Socgen, ndr) la rende anche più credibile”, ha messo per iscritto Mediobanca, secondo cui “Mustier sta pensando all’M&A” in quanto “la banca e’ lunga di capitale”. Tuttavia gli analisti la considerano “un rischio per gli azionisti di Unicredit” e vedono una sua eventuale nascita “molto distante” nel tempo. “Pensiamo che Unicredit non sia pronta e il management ha confermato che l’attuale piano si basa su una strategia standalone che deve essere realizzata prima di considerare azioni aggiuntive”.

IL GIUDIZIO DI JEFFERIES

Anche per Jefferies il contesto politico e regolatorio resta “un ostacolo significativo”. Per gli analisti ci sono poche possibilità di vedere Unicredit lanciarsi in una grande operazione in assenza di una piena unione bancaria mentre non sono attesi ‘grandi passi’ nel breve termine, considerato che il management e’ solo a meta’ strada del piano di ristrutturazione triennale

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