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Unicredit, ecco bastone e carota di Orcel sulla tedesca Commerzbank

Nella call con gli analisti il ceo di Unicredit, Orcel, definisce la banca tedesca “in underperformance” e “impreparata”, ma rilancia sulla fusione: “È ciò di cui l’Europa ha bisogno”. Due scenari sul tavolo

Il bastone e la carota. È questo l’approccio usato dal ceo di Unicredit Andrea Orcel che, durante la call con gli analisti di questa mattina, ha illustrato le proposte strategiche per Commerzbank. Se da un lato ha duramente criticato la banca tedesca, dall’altro ha messo sul tavolo numeri, sinergie e prospettive di crescita, aprendo anche alla possibilità di rivedere l’offerta pubblica di scambio lanciata a marzo. Il tutto in un contesto di forte tensione con Francoforte e di crescente opposizione politica in Germania.

COS’È L’OPS DI UNICREDIT SU COMMERZBANK

Per capire la portata dello scontro bisogna partire dall’operazione. A marzo Unicredit ha lanciato un’offerta pubblica di scambio (Ops) su Commerzbank del valore di circa 35 miliardi di euro, con l’obiettivo di salire oltre il 30% del capitale e, potenzialmente, arrivare al controllo dell’istituto tedesco. Quantomeno in uno dei due scenari resi noti oggi da Piazza Gae Aulenti.

L’offerta – con un premio limitato rispetto alle quotazioni di mercato (il 4% al momento dell’annuncio) – rappresenta il punto di arrivo di una strategia iniziata nel settembre 2024, quando UniCredit ha iniziato a costruire una partecipazione nella banca di Francoforte.

L’Ops sarà sottoposta agli azionisti di Commerzbank nelle prossime settimane, e proprio in vista di questo passaggio UniCredit ha deciso di pubblicare la propria strategia per la banca tedesca. Una mossa tutt’altro che neutrale: serve a convincere il mercato che l’operazione crea valore, ma anche a mettere pressione sul management tedesco.

LA DIAGNOSI DI ORCEL: “COMMERZBANK IMPREPARATA E IN UNDERPERFORMANCE”

Il punto di partenza dell’offensiva di Unicredit è una diagnosi severa. Orcel non usa giri di parole: “La storia di Commerzbank è una di underperformance. La crescita è stata debole e gli investimenti per la trasformazione sono stati limitati”, ha detto in call.

Non solo. Secondo Unicredit, la banca tedesca “non è adeguatamente preparata ad affrontare le sfide future” ed è “eccessivamente concentrata sul conseguimento di risultati a breve termine”.

Nel documento strategico di Piazza Gae Aulenti si parla di “debolezze strutturali” e di una performance operativa inferiore ai concorrenti, sostenuta più da fattori esterni che da una vera trasformazione.

Secondo Unicredit, Commerzbank è “troppo dipendente da scommesse rischiose” e da crescita internazionale non core, mentre il business domestico resta fragile. E questo alimenta dubbi sulla capacità di Commerzbank di generare risultati sostenibili nel 2028 e oltre.

Da qui la necessità, secondo Orcel, di una trasformazione profonda.

IL PIANO UNICREDIT: +600 MILIONI AL 2028 E 6 MILIARDI AL 2030

Alla critica segue la proposta. Unicredit sostiene che applicando il proprio modello l’utile netto della banca tedesca potrebbe salire da circa 4,5 miliardi a 5,1 miliardi nel 2028, cioè 600 milioni in più. E arrivare a circa 6 miliardi nel 2030.

Nello scenario di integrazione completa, il gruppo combinato potrebbe generare circa 21 miliardi di utile netto al 2030.

Il piano poggia su una trasformazione industriale netta: rifocalizzazione su Germania e Polonia, riduzione delle attività internazionali non strategiche, investimenti in tecnologia e intelligenza artificiale e forte disciplina sui costi. L’obiettivo è replicare il modello già applicato da Unicredit con HypoVereinsbank, considerato il “gemello virtuoso” rispetto a Commerzbank.

In sintesi, si tratta di “cambiare la storia” della banca tedesca, passando da una crescita trainata da fattori esterni a una crescita strutturale e sostenibile.

DUE SCENARI PER L’OPS E IL NODO DEL PREZZO

Orcel ha poi chiarito i possibili esiti dell’Ops, delineando due scenari. Nel primo, Unicredit resta sotto la soglia di controllo: una situazione “gestibile” se garantisce ritorni superiori al costo del capitale, con rendimento netto oltre il 20%.

Nel secondo scenario, invece, Piazza Gae Aulenti ottiene il controllo, realizzando una “transazione strategicamente e industrialmente valida”. Entrambi i casi, ha detto Orcel, “sono una vittoria per Unicredit”.

E qui entra in gioco la possibile revisione dell’offerta. “L’esito dipende dal livello di adesione… e da una maggiore trasparenza da parte di Commerzbank”, che possono incidere su una revisione dei termini.

Ma il ceo è stato netto: “Considereremmo una revisione solo a valle di un confronto serio e dettagliato con Commerzbank, che non ha avuto luogo”.

E ha aggiunto un elemento importante sul prezzo: il premio pagabile è limitato da diversi fattori, tra cui il capitale richiesto e una valutazione della banca tedesca “non sostenuta dai fondamentali”.

Il dialogo mancato tra Unicredit e Commerzbank

Lo scontro tra le due banche emerge chiaramente sul tema del dialogo. Orcel ha raccontato di aver “fatto di tutto e anche di più per avere un’interazione significativa” negli ultimi 18 mesi. “Non siamo riusciti a farlo quindi non avevamo altra scelta”, ha detto, spiegando che Unicredit ha dovuto basarsi su analisi esterne.

Una versione che coincide con quanto riportato da Bloomberg : la pubblicazione del piano strategico è stata decisa proprio dopo il fallimento dei colloqui.

Dal lato tedesco, però, la lettura è diversa. La ceo Bettina Orlopp ha parlato di “disaccordi” sul modello di business e ha difeso la strategia stand-alone. Il Financial Times  ha evidenziato come i contatti tra le due banche siano stati limitati e senza veri progressi, con Commerzbank che non ha ritenuto utile approfondire la proposta di integrazione.

Il risultato è un dialogo di fatto interrotto, che ha spinto Orcel a rivolgersi direttamente al mercato.

GERMANIA AL CENTRO E BANCA STANDALONE FINO AL 2028

Tra le rassicurazioni offerte da Orcel ce ne sono due cruciali.

La prima: anche in caso di acquisizione, Commerzbank “rimarrebbe una banca indipendente fino al 2028”, perché serve “tempo e lavoro” per allinearla industrialmente e culturalmente.

La seconda: con l’integrazione, la Germania diventerebbe “il primo paese del gruppo”, con la quasi totalità delle decisioni prese localmente.

Un passaggio politico rilevante, pensato per rispondere ai timori tedeschi.

“È CIÒ DI CUI L’EUROPA HA BISOGNO”

Orcel ha poi ampliato il discorso al contesto europeo. La fusione, ha detto, “è il tipo di istituzione di cui sia la Germania che l’Europa hanno sempre più bisogno”: un gruppo più forte, più efficiente e capace di competere con banche americane e fintech.

Un messaggio che si inserisce nel dibattito sul consolidamento bancario europeo e sulla necessità di creare campioni continentali.

LE RESISTENZE TEDESCHE TRA POLITICA, SINDACATI E SISTEMA BANCARIO

Ma proprio su questo terreno si concentra la principale resistenza.

Come riferito nelle scorse settimane da Startmag , l’operazione Unicredit-Commerzbank ha incontrato un’opposizione ampia e trasversale in Germania. Il governo federale – secondo azionista della banca – si è espresso contro l’Ops, temendo la perdita di controllo su un istituto considerato strategico per il finanziamento delle piccole e medie imprese tedesche.

Contrari anche i sindacati, preoccupati per l’impatto occupazionale, e una parte del sistema bancario tedesco, che vede nell’operazione un rischio per l’equilibrio nazionale del settore.

A questo si aggiunge la posizione del management di Commerzbank, che continua a difendere l’indipendenza e la validità del piano “Momentum”, respingendo l’idea di una fusione.

Il risultato è un fronte compatto, politico e industriale, che rende l’operazione particolarmente complessa.

UNA PARTITA APERTA TRA FINANZA E POLITICA

La sensazione è che la partita sia appena entrata nel vivo.

Da un lato, Orcel alza il pressing, critica la strategia di Commerzbank e prova a convincere gli azionisti con numeri e scenari. “Saremo lieti di correggere ciò che deve essere corretto”, ha detto, lasciando intendere che il piano è aperto a revisioni ma solo in presenza di un confronto reale.

Dall’altro, Berlino e Francoforte restano sulle barricate.

In mezzo, gli azionisti, chiamati a scegliere tra continuità e trasformazione.

 

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