Economia

Unicredit e Ubi Banca, ecco i subbugli sindacali

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A sorpresa First Cisl con Incletolli tende la mano a Unicredit: dialogo sui 6.000 esuberi. Sconcerto tra gli altri sindacati. E le novità sul negoziato per il piano di Ubi Banca. Fatti, nomi e indiscrezioni

Nel primo incontro tra Unicredit e i sindacati sugli esuberi l’istituto «ha mostrato un atteggiamento più dialogante rispetto ai toni intimidatori della lettera» sull’avvio della procedura relativa al piano industriale Team 23. Quello riportato qui su non è un estratto della nota ufficiale del gruppo di Piazza Gae Aulenti, ma una dichiarazione di un sindacalista. Esatto: un sindacalista. Trattasi di Mauro Incletolli. Prossimo all’esodo e nel frattempo segretario nazionale della First Cisl con ambizioni nemmeno troppo mascherate di scalare la sua sigla, Incletolli oggi ha partecipato alla riunione tra le organizzazioni sindacali e i rappresentanti di Unicredit: al centro del tavolo il piano lacrime e sangue confezionato dall’amministratore delegato Jean Pierre Mustier, col quale l’azienda intende mandare a casa 8.000 dipendenti in Europa dei quali ben 6.000 in Italia. Numeri shock sui quali ci sarebbero ben pochi margini di dialogo.

Eppure, alla First in questo periodo riesce un po’ tutto. Solo pochi fa, i dirigenti sindacali di Bari hanno puntato il dito financo contro di direttori di filiale colpevoli di aver in qualche modo di aver mandato in dissesto finanziario la Popolare di Bari. Come se le scelte manageriali e i crediti da centinaia di milioni di euro concessi senza alcun merito fossero colpa di chi guida le agenzie e non della direzione generale. Stella Sanseverino, però, non ha dubbi: «È intollerabile che la rete abbia ancora oggi abbia responsabili di filiale che si sono distinti negativamente» ha detto al Sole 24 Ore la rappresentante della First Cisl nella Popolare di Bari.

Dopo i direttori di filiale da cacciare, il ramo bancario della Cisl adesso si dice disposto a dialogare sulla bellezza di 6.000 esuberi e ben 450 agenzie Unicredit da chiudere. Incletolli dà addirittura già per scontata l’intesa quando spiega che gli incontri saranno «a cadenza settimanale ogni mercoledì e giovedì per trovare un accordo entro la scadenza della procedura, prevista per il 31 marzo». Le parole del segretario nazionale First hanno fatto immediatamente il giro degli addetti ai lavori, con la sua posizione che avrebbe spiazzato perfino i responsabili delle relazioni industriali di Unicredit, i quali non avrebbero scommesso un euro su una posizione così morbida, dopo un solo incontro per discutere il piano. Vista l’anomalia della dichiarazione, spiegano esperti del settore, è evidente che Incletolli punti ad altro e c’è chi dice, come accennato, che sia intenzionato a trovare sponde anche fuori della First, magari nei grandi gruppi, per fare le scarpe al segretario generale, Riccardo Colombani. Certo, dopo tanta generosità dimostrata da Incletolli a Unicredit, oggi al primo incontro, la posizione di Colombani diventa quasi inattaccabile.

A fare il paio con il segretario First, ha pensato il segretario generale aggiunto della Uilca, Fulvio Furlan, anche lui, secondo indiscrezioni, molto disponibile al dialogo. Un gesto troppo distensivo che in qualche modo marca la distanza con l’esperienza del segretario generale della stessa Uilca, Massimo Masi. Il quale a giugno dovrebbe abbandonare la carica in anticipo per lasciare il posto proprio a Furla. Tuttavia, in tanti, nel settore bancario, sperano che Masi ci ripensi e decida di terminare tutti i quattro anni di mandato.

Da parte della Fabi, invece, è ancora muro. «La trattativa con Unicredit è appesa a un sottile filo. L’incontro di oggi è stato solo un riallineamento dei diritti e delle prerogative sindacali rispetto ai piani industriali aziendali. Abbiamo rivendicato fortemente il diritto del sindacato di negoziare e dissentire su tutto, sui numeri, sui modelli distributivi, sulle strategie commerciali, sull’abbandono di vaste aree, sulla emorragia continua di professionalità» ha dichiarato il segretario nazionale della Fabi, Mauro Morelli. «La trattativa, messa da parte la lettera di avvio procedura, dichiarata irricevibile e provocatoria, avrà una fase di dettagliata informativa a 360 gradi su tutto il piano, per poi decidere se mai esistano le condizioni per avviare una fase di negoziato. Finora nei fatti e nei numeri fin qui dichiarati non siamo assolutamente d’accordo» ha aggiunto Morelli.

Ma non c’è solo Unicredit. Il menù delle trattative bancarie è ricco. Oggi è di fatto partito il negoziato per il piano di Ubi Banca che alzerà il velo lunedì sul nuovo progetto industriale. L’amministratore delegato Victor Massiah in mattinata ha incontrato i segretari generali di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin, Lando Maria Sileoni, Riccardo Colombani, Giuliano Calcagni, Massimo Masi ed Emilio Contrasto. «Non siamo né ottimisti né pessimisti. Sappiamo che il gruppo è ben gestito e che sul personale abbiamo sempre trovato le soluzioni a tutto. Quindi non siamo particolarmente preoccupati, chiaramente andremo attrezzati perché vogliamo vedere bene come stanno le cose e leggere i numeri» hanno detto i cinque leader delle organizzazioni sindacali dopo il summit con Massiah. «Siamo fiduciosamente attendisti», hanno aggiunto i numeri uno di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin, sottolineando che nel corso dell’incontro non è stato fatto «nessun numero, nessun dettaglio del Piano industriale, soltanto una situazione complessiva. Si è parlato dell’impostazione del gruppo rispetto a esempio a investimenti importanti sulle nuove tecnologie. Non siamo volutamente entrati nei dettagli in vista della presentazione del piano lunedì – hanno precisato – È stata fatta una ricognizione generale, cordiale e tranquilla con una discussione sul settore».

Rispondendo alle domande dei cronisti, i segretari generali hanno comunque ribadito la volontà di chiedere anche a Ubi, come a tutti gli altri istituti, che in caso di esuberi «a ogni due uscite ci sia un nuovo assunto. Non è solo una questione di Ubii – hanno concluso – abbiamo iniziato con Unicredit e lo chiederemo anche per il nuovo piano di Banco Bpm».

Secondo indiscrezioni, durante l’incontro Calcagni avrebbe mostrato ancora una volta gli attributi chiedendo ai rappresentati di Ubi Banca di riconsiderare, solo all’interno del gruppo, il ripristino dell’articolo 18.

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