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Unicredit e Bpm, cosa non si dice sull’odore di Opa

Unicredit

A che punto è il progetto di Unicredit su Banco Bpm e che cosa pensano gli analisti su qualità del credito e non solo. L’approfondimento di Emanuela Rossi

Inutile bussare a piazza Gae Aulenti: nessuno apre la porta per dire se il matrimonio con Banco Bpm  s’ha da fare. Dopo le indiscrezioni su un possibile interesse di Unicredit per la banca lombarda, accolte favorevolmente dagli analisti finanziari, Andrea Orcel non scopre le carte e il gruppo si è limitato a dire che “valuta tutte le opzioni strategiche”. Secondo Il Messaggero, durante l’ultimo cda l’amministratore delegato avrebbe dato un’informativa evidenziando che “avrebbe per il momento accantonato il piano di Opa ‘carta contro carta’ non essendoci più le condizioni di prezzo dopo il balzo dei titoli del Banco”. Eppure i venti di crisi in Ucraina stanno fiaccando i corsi di Borsa anche dei titoli bancari, dunque non è escluso che questo balzo di cui parla il Messaggero – autore peraltro dello scoop alla base del medesimo rialzo dei titoli della banca guidata dall’ad, Giuseppe Castagna – possa sbriciolarsi.

UNICREDIT, BPM E LA QUESTIONE DEI CREDITI

Quello che trapela dall’headquarter di Unicredit, spiega Il Sole 24 Ore, e grazie ai “pochi consulenti ammessi”, è che il “diverso trattamento dei modelli interni di rating consentito dalla Vigilanza Bce sia uno snodo fondamentale anche ai fini delle valutazioni relative”. Secondo un consulente interpellato dal quotidiano confindustriale, “si entra nell’iper-tecnicismo ma il tema da tenere presente è la ‘density’ (ovvero il rapporto tra Risk Weighted Assets e i crediti) che per UniCredit è del 78% mentre per Banco Bpm è del 58%. Tema da cui dipenderebbe la diversa qualità dell’attivo e le conseguenti divergenti valutazioni che fa UniCredit rispetto a quelle ‘a premio’ degli investitori”.

Parole che lascerebbero pensare che la qualità del credito di Banco Bpm sia bassa e che Orcel non voglia pagarla tanto? In realtà, chiarisce a Startmag una fonte addentro alle questioni bancarie europee, si tratta di “due attivi diversi”: “Unicredit – rileva – fa meno crediti di Bpm in proporzione e soprattutto crediti diversi (più imprese e meno privati)”.

COME STA DAVVERO BANCO BPM?

Bpm, in effetti, è arrivata quintultima negli stress test europei, “oltre ad avere la copertura più bassa tra le banche italiane sui crediti non performanti (48,9% contro il 54% di Intesa e UniCredit) e l’incidenza netta dei crediti non performanti sul totale credito del Banco è la più elevata in Italia (3% contro l’1,5% di Intesa e l’1,7% di UniCredit)”, fa notare un analista che chiede l’anonimato: “Tutti dati che dimostrano una condizione ancora passibile di ampi margini di miglioramento per l’asset quality dell’istituto di Piazza Meda”. Insomma, la fuga di notizie della scorsa settimana ha gonfiato il titolo, ma pare che il sottostante non renda la banca capitanata da Castagna attraente per un’acquisizione a questi prezzi.

I REPORT DI EQUITA E KEPLER SU UNICREDIT E BANCO BPM

In generale l’ipotesi delle nozze fra Unicredit e il gruppo di Piazza Meda non è dispiaciuta agi analisti finanziari secondo i quali si iscrive nella strategia di Orcel che punta più a rimanere entro i confini nazionali. E infatti per Equita il merger “avrebbe un forte razionale industriale in quanto rafforzerebbe in modo significativo il posizionamento competitivo” in Italia di Unicredit “in termini assoluti (quota di mercato dall’11% al 18%), specialmente al Nord (quota di mercato da 10% a 20%), riducendo il gap” rispetto a Intesa Sanpaolo. D’accordo Kepler per cui la combinazione “potrebbe avere senso per UniCredit per rafforzare la sua posizione competitiva italiana e aumentare il valore per gli azionisti. L’accordo non era così attraente nell’autunno del 2021, perché Banco Bpm era già sopra i 3 euro come oggi, ma UniCredit era sotto i 10 euro e oggi è sopra i 15 euro”.

GLI SCENARI SU BANCO BPM E UNICREDIT

E se per Mediobanca Securities con questa operazione l’istituto di piazza Gae Aulenti sarebbe “pronta a salire ulteriormente di rating e chiaramente una ‘sovraperformance’ relativa rispetto ai peer domestici aprirebbe potenzialmente a scenari tipo Intesa-Ubi su peer con rating inferiore”, per Goldman Sachs si tratta di “una mossa improbabile” perché “troppo presto”. Non così per Jp Morgan: “Unicredit ha 4-6 miliardi di euro di capitale in eccesso nel suo business plan e non ha mai escluso di usarlo per M&A”.

A milanofinanza.it Fabio Caldato, partner di Olympia Wealth Management, ha ricordato che “le indiscrezioni sulla possibile integrazione tra Unicredit e Banco Bpm si ripetono periodicamente. Non vi sono certezze, ma certamente abbiamo sempre giudicato favorevolmente un’operazione copia incolla di quella fra Intesa Sanpaolo e Ubi Banca”. Ha inoltre sottolineato che dallo scorso novembre, quando Unicredit si è sfilata dall’affaire Mps “ha recuperato circa il 40% di valore, con Banco Bpm a circa +20% nel medesimo lasso di tempo”.

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