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Ecco come si muoverà Unicredit su Bpm

Unicredit

Unicredit punta su Banco Bpm. Fatti, numeri, rumors e scenari

 

Che cosa succederà fra Unicredit e Banco Bpm?

A Piazza Affari tiene banco venerdì 11 febbraio il rumor secondo cui Unicredit (-1,7%) ha nel mirino Banco Bpm.

L’istituto guidato da Andrea Orcel si è limitato a commentare che continua a valutare tutte le scelte strategiche che convocata per adesso e non straordinaria cda.

Il mercato, però, pare credere all’operazione al punto che le azioni di Banco Bpm non hanno fatto prezzo per tutta la mattina, salendo del 10%.

Peraltro i rumors sull’eventuale mossa di Unicredit coinvolgono anche Anima (+4,8%), società di cui il Banco Bpm detiene una quota attorno al 20%.

Ma come sono nati i rumors in Borsa su Unicredit e Banco Bpm? Ecco tutti i dettagli.

CHE COSA HA SCRITTO IL MESSAGGERO SU UNICREDIT-BPM

Secondo il quotidiano Il Messaggero dietro il balzo dell’8% di Bpm in Borsa, mercoledì scorso, non ci sarebbero solo i buoni numeri del bilancio ma anche il fatto che, fallita l’acquisizione di Mps, “l’istituto di Orcel sia tornato in manovra” su Piazza Meda, l’istituto guidato da Giuseppe Castagna. Al punto che “ai piani alti della finanza” ma anche “in ambienti del governo” c’è chi “non esclude che a cavallo del week end Unicredit possa farsi avanti con una proposta” e “c’è chi parla addirittura di Opa”.

LA NOTA DI UNICREDIT SU BANCO BPM E NON SOLO

E cosa ha detto Unicredit sulle voci? “Nell’ambito della propria attività e in coerenza con il Piano Strategico 2022-2024, UniCredit continua a valutare tutte le opzioni strategiche disponibili e non manchera’ di tenere informato il mercato di qualsiasi sviluppo concreto”.  Così un portavoce dell’istituto di Piazza Gae Aulenti: “Precisiamo altresì – hanno aggiunto da UniCredit – che non è stata convocata alcuna riunione straordinaria del consiglio di amministrazione”.

GLI SCENARI SU UNICREDIT-BPM

Sarà dunque davvero Banco Bpm il target di Unicredit? Una risposta non c’è ancora, secondo Mf/Milano Finanza: “L’operazione avrebbe però solidi razionali in quanto rafforzerebbe la presenza di Unicredit in una regione nevralgica come la Lombardia. Non solo. A qualche grande socio del Banco la mossa non dispiacerebbe, a partire dalle fondazioni (con cui il presidente Massimo Tononi intrattiene eccellenti rapporti) e da fondi di investimento come quello guidato da Davide Leone. Vero è, però, che, grazie al lavoro di pulizia e di rilancio fatto sinora dal ceo, Giuseppe Castagna, il Banco (assistito da Lazard e Citi sul lato delle operazioni straordinarie) potrebbe rivelarsi una preda piuttosto costosa per Unicredit. Conti alla mano qualche analista scommette su un premio superiore al 27% offerto da Intesa Sanpaolo per Ubi e compreso tra il 40 e il 50%”.

IL GIUDIZIO DEGLI ANALISTI

Sta di fatto che JP Morgan ricorda che Unicredit ha “4-6 miliardi di capitale in eccesso nel business plan e non ha mai escluso l’M&A”. E oggi Equita Sim scrive che l’ipotesi di aggregazione “avrebbe un forte razionale industriale in quanto rafforzerebbe in modo significativo il posizionamento competitivo del gruppo in Italia in termini assoluti”. La banca milanese passerebbe da una quota di mercato dell’11% al 18%, specialmente al Nord (qui la quota raddoppierebbe dal 10% al 20%), riducendo il differenziale rispetto a Intesa Sanpaolo. In base ai calcoli della Sim milanese, il gruppo che si verrebbe a creare avrebbe un Cet 1 attorno al 13% e un cuscinetto di capitale rispetto ai livelli minimi richiesti della Bce (lo Srep) circa 400 punti base (è il 4%).

IL REPORT DI MEDIOBANCA SU UNICREDIT-BANCO BPM

Gli analisti di Piazzetta Cuccia ricordano che le azioni della banca milanese hanno recuperato il 40% dal fallimento delle negoziazioni per rilevare un perimetro di Mps, mentre nello stesso arco temporale Banco Bpm è cresciuta del 20%, dal momento che “la strategia standalone di Unicredit, fondata su una solidità patrimoniale e una remunerazione degli azionisti via buyback e cedola, è stata ben accolta dal mercato”, scrivono gli analisti di Mediobanca Securities.

Gli analisti ritengono che il titolo potrà essere soggetto a un re-rating grazie ai conti e ricordano che il ceo Orcel è sempre stato chiaro nella sua comunicazione: i 16 miliardi di euro di ritorno del capitale appartengono alla strategia della banca e un’eventuale operazione di M&A deve essere compatibile con questo punto di riferimento. Ovvero: prima remunerare i soci, poi fare operazioni straordinarie. Mediobanca si aspetta che parta il piano di acquisto da 3,75 miliardi di euro.

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