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Ucraina, gli investitori ripensano i criteri Esg a favore delle aziende della difesa?

Difesa Esg

Da anni investitori e istituzioni finanziarie si stanno allontanando dal settore della difesa prediligendo investimenti Esg. Ma la guerra in Ucraina potrebbe ribaltare la tendenza. Ecco i nuovi scenari per l’Europa dopo l’invasione russa dell’Ucraina

 

La guerra in Ucraina potrebbe ribaltare le tendenze della finanza sostenibile.

Negli ultimi anni gli investitori di tutta Europa hanno evitato il settore difesa a favore di aziende con profili ambientali, sociali e di governance (Esg) più solidi, danneggiando le azioni della difesa e aumentando i costi di finanziamento.

Un anno fa la banca svedese Seb ha adottato una nuova politica di sostenibilità che escludeva le azioni della difesa dai suoi fondi. Eppure, ora l’istituto finanziario ha fatto un’inversione di marcia. Dal 1° aprile, sei fondi potranno investire nel settore della difesa.

Seb afferma di aver iniziato a rivedere la sua posizione a gennaio a seguito della “grave situazione della sicurezza e delle crescenti tensioni geopolitiche negli ultimi mesi”, culminate con l’invasione russa dell’Ucraina.

La banca, una delle più grandi della regione nordica, non era l’unica a evitare le compagnie di difesa. Ma con l’intensificarsi della guerra in Ucraina, le azioni delle aziende della difesa hanno iniziato a registrare dei balzi.

“La difesa sarà probabilmente vista come un elemento necessario per facilitare i temi Esg e mantenere la pace e la stabilità e altri beni sociali” hanno sottolineato di recente gli analisti di Citi.

Sarà veramente così?

Tutti i dettagli.

AZIENDE DELLA DIFESA ESCLUSE DAGLI INVESTIMENTI

Uno studio SRI europeo del 2018 ha rilevato che il 63,6% degli investitori dell’Ue ha escluso “armi controverse” e il 45,7% ha escluso “tutte le armi” dai propri portafogli. La causa è l’orientamento a favore di investimenti “sempre più incompatibili” con criteri etici e sostenibili (Esg).

LE LAMENTELE DEL SETTORE DIFESA PER I CRITERI ESG

Come spiega il Financial Times, “le società della difesa avevano avvertito che l’etichetta Esg potrebbe limitare il loro accesso al capitale, in particolare per le piccole e medie imprese che compongono la catena di approvvigionamento. Banche in Germania, Belgio, Paesi Bassi, Svezia e Finlandia stavano già tagliando i legami con società che generavano solo il 5-10% dei ricavi dalle attività di difesa”.

La francese Thales ha visto dimezzare la quota di azioni detenute dagli investitori europei (al di fuori della Francia) dal 2016. A gennaio, l’amministratore delegato di Rheinmetall ha rivelato che alcuni banchieri tedeschi avevano deciso di smettere di fare affari con la società, riporta il Ft.

In Italia il numero di Leonardo Alessandro Profumo ha sottolineato in un’intervista lo scorso dicembre che proprio i criteri Esg adottati dalla banche rendono più difficili i finanziamenti ai gruppi della Difesa. E a fine anno Leonardo ha sottoscritto, con un club di banche nazionali e internazionali, una a linea di credito Term Loan Esg-linked di importo pari a 600 milioni, con una durata di 5 anni e con scadenza ad inizio 2027. Questa linea di credito si lega a specifici indicatori ESG – inclusi nella Revolving Credit Facility ESG-linked (RCF-ESG) sottoscritta lo scorso 7 ottobre.

LA PROTESTA DELLA FRANCESE DASSAULT

Di recente a esprimersi sulla questione ci ha pensato il produttore francese di aerei da guerra Dassault Aviation.

Secondo il ceo di Dassault, l’aumento della spesa per la difesa europea ha beneficiato soltanto i player della difesa statunitensi. Le industrie della difesa in Europa sono stati danneggiate dalla spinta alla tassonomia dell’Ue.

“La tassonomia non è un’arma efficace contro le minacce attuali”, ha dichiarato il ceo di Dassault Eric Trappier, riporta Reuters. “È un’arma usata contro di noi, l’industria della difesa, e la prova è che… i suoi piccoli fornitori stanno iniziando ad avere problemi con le loro banche”.

IL CAMBIO DI ROTTA INNESCATO DALLA GUERRA IN UCRAINA

Ma all’indomani dell’invasione russa in Ucraina questa tendenza potrebbe cambiare.

“Stiamo vedendo prove che un certo numero di grandi gestori patrimoniali europei stanno rivalutando il settore”, ha affermato a Reuters Luke Sussams, capo Esg in Europa, Medio Oriente e Africa per la banca di investimento Jefferies. “Il conflitto Ucraina-Russia è stato un vero campanello d’allarme per gli investitori Esg in generale”.

Tuttavia, altri investitori sostengono che l’improvviso ripensamento dell’architettura di sicurezza europea non significa che i produttori di armi siano improvvisamente sostenibili.

“Gli investimenti sostenibili devono soddisfare il criterio “Non fare danni significativi” – questo non è il caso degli armamenti”, ha affermato Henrik Pontzen, capo Esg presso Union Investment. Quest’ultimo continua a escludere dai suoi fondi sostenibili qualsiasi azienda che ricavi più del 5% delle entrate dalle armi.

IL LAVORO DELLA COMMISSIONE EUROPEA SULLA TASSONOMIA SOCIALE

Nel frattempo, questo dibattito investe anche la Commissione europea a lavoro sulla definizione di una tassonomia Esg, in particolare di quella sociale.

Si può considerare socialmente sostenibile un investimento in un’azienda produttrice di armi?

La Piattaforma sulla finanza sostenibile (Pfs), un gruppo di una cinquantina di esperti messo in piedi dalla stessa Commissione per farsi consigliare sulla Tassonomia, sta discutendo se includere o meno il settore della difesa.

Il 28 febbraio scorso la Pfs ha pubblicato il report sulla tassonomia sociale. “Sembra avere le idee chiare nell’escluderlo. Il settore delle armi, infatti, insieme a quello del tabacco e quindi della produzione e commercializzazione di sigarette, è stato citato tra quelli da considerare socialmente dannosi”” ha riportato Esgnews.

Includere la difesa nella tassonomia sociale dell’Ue “si scontrerebbe il principio del ‘principio di non fare danni significativi'”. Lo ha evidenziato a Reuters Hortense Bioy, direttore della ricerca sostenibile di Morningstar.

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