Economia

Ubi, ecco bluff e capriole dei pattisti su Intesa Sanpaolo

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Si spacca il Patto di grandi azionisti e fondazioni che comanda in Ubi Banca. La piroetta da Bosatelli (Gewiss). Il comitati dei piccoli soci e i fondi esteri pro Intesa Sanpaolo. Fatti, nomi e numeri.

 

Si sbriciola il Patto di consultazione che regge il comando di Ubi Banca sull’Offerta pubblica di scambio lanciata da Intesa Sanpaolo. Non solo: il Patto viene contestato anche dal comitato dei piccoli azionisti di Ubi favorevoli all’operazione di Intesa Sanpaolo.

Le prime dichiarazioni tonitruanti di alcuni imprenditori membri del Patto contrari all’operazione di Intesa sono smentite dai fatti. La retromarcia più clamorosa finora è quella di Domenico Bosatelli, patron dell’azienda Gewiss.

Ecco tutti i dettagli su posizioni e tensioni tra l’azionariato di Ubi Banca (dove i fondi esteri sono pronti ad aderire all’Ops del gruppo guidato dall’ad, Carlo Messina).

CHE COSA HA DECISO BOSATELLI DI UBI BANCA SU INTESA SANPAOLO

Una parte del Patto di consultazione di Ubi Banca ha venduto con i rialzi in Borsa seguiti al lancio dell’Ops di Intesa Sanpaolo. A vendere sarebbero stati, secondo l’Adn Kronos, alcuni esponenti della famiglia Bosatelli, che con Domenico, patron della Gewiss, sono tra i principali soci della banca. Sul mercato, secondo un comunicato trasmesso dalla stessa Ubi Banca, hanno ceduto 1,1 milioni di azioni, con operazioni fatte lo scorso 18 febbraio, il giorno seguente l’annuncio dell’offerta. La volontà sarebbe quella di “riorganizzare e concentrare le quote nella finanziaria di famiglia”, la Polifin.

L’EFFETTO DELLA MOSSA DI BOSATELLI SUL PATTO DI UBI BANCA

La cessione, ha scritto l’agenzia La Presse, è avvenuta all’indomani dell’Ops, il 18 febbraio e fa scendere il Patto al 17,7% del capitale di Ubi.  Oggi erano in programma le riunioni degli altri due patti, il Sindacato azionisti a cui aderiscono i soci storici bresciani (8,4% del capitale) e il Patto dei Mille (1,6%), che raccoglie alcuni rappresentanti dell’azionariato bergamasco. Il Car si è riunito invece giovedì scorso sostanzialmente bocciando l’offerta di Intesa Sanpaolo.

LE RIUNIONI RINVIATE

Il rinvio della riunione del gruppo di imprenditori, tra i titolari delle maggiori quote nel patto di Ubi Banca, è stato confermato da un comunicato dello stesso Sindacato Azionisti. “I vertici del Patto di Sindacato rendono noto che, in ottemperanza alle disposizioni del Ministero della Salute e della Regione Lombardia, hanno deciso di rimandare alla prima data utile possibile l’incontro del Patto previsto per questa sera”, spiega la nota. Gli azionisti del patto nato nel 2016 raggruppano circa 166 azionisti, coagulando il 7,5% del capitale.

LE PRIME DICHIARAZIONI DI BOSATELLI

Come si diceva, tra gli azionisti di Ubi Banca la vendita delle quote da parte di Bosatelli di Gewiss ha destato sensazione visti i primi commenti che erano stati rilasciati a caldo dopo il lancio dell’Ops da prate di Intesa Sanpaolo sulla banca capeggiata dall’ad, Victor Massiah: “Non è una semplice banca, è istituzione trainante del territorio. È una banca molto efficiente, con una grande potenzialità di crescita, dotata di servizi eccezionali, gestita da una governance molto capace e con un organico che è la vera garanzia di questa realtà”, aveva affermato, secondo quanto riportava il 21 febbraio BergamoNews, Domenico Bosatelli. “Il Car – aveva aggiunto – si è già espresso in modo negativo, io a titolo personale dico che c’è un problema di convenienza in questa offerta fatta da un protagonista del mercato, seppur efficace. È stata fatta una proposta senza consultare la proprietà, quindi non essendoci stato un confronto nessuno può sapere quale sia la prospettiva di questa operazione”.

CHE COSA AVEVA SCRITTO BERGAMO NEWSL SU BOSATELLI

“Non guardo al lato venale, a me sta a cuore il sistema sociale, a partire dai dipendenti – aveva aggiunto Bosatelli in chiave di fatto anti Intesa Sanpaolo – Come semplice azionista io la giudico inaccettabile. Ma anche dal punto di vista finanziario, non puoi offrirmi il 40% in meno del suo valore patrimoniale: un’altra buona ragione per non accettare. A mio avviso se qualcuno volesse comprare Ubi non basterebbe nemmeno il 100% del suo valore: non c’è un’offerta che oggi mi potrebbe convincere a vendere perché questa banca ha un grande valore nel medio-lungo termine di cui non si sta tenendo conto. Ubi è un po’ la ‘mucca Carolina’ del territorio e io non voglio svendere la mia economia territoriale per poi vederla fatta a pezzi”. Poi, la piroetta e la vendita delle quote.

JANNONE CONTRO IL CAR, I VERTICI DI UBI E PRO INTESA SANPAOLO

Dopo l’”inaccettabile” del Comitato degli azionisti (Car), è arrivato lo stesso venerdì scorso il commento del Consiglio direttivo dell’Associazione Azionisti Ubi Banca favorevole nel complesso aell’Offerta Pubblica di Scambio proposta da Intesa San Paolo. Il presidente dell’associazione, Giorgio Jannone (imprenditore e già parlamentare di Forza Italia) ha dichiarato: “L’Ops di Intesa Sanpaolo ha indubbiamente comportato, sin dagli esordi, effetti oggettivamente positivi, con potenzialità prospettiche di assoluto rilievo. Il giudizio positivo delle Autorità di Vigilanza e dei mercati e il conseguente apprezzamento del titolo vanno, doverosamente, tenuti in considerazione. Valutiamo positivamente anche il superamento di un piano industriale “stand alone” che consideriamo, in coerenza con le dichiarazioni delle altre aggregazioni di azionisti, del tutto insoddisfacente in termini di ritorno economico”. Jannone a nome dei piccoli azionisti ha anche lanciato bordate indirette al capo azienda Massiah: “Del resto l’andamento del titolo Ubi e i risibili dividendi, di pochi centesimi, distribuiti negli scorsi esercizi (peraltro ripetutamente “attinti” dalle riserve ), gli utili risicati e addirittura le perdite conseguite (€ 830.150.000 nel 2016), i rilievi sanzionatori delle Autorità di Vigilanza e le inchieste della Magistratura nonché i giudizi delle agenzie di rating, destano non poche preoccupazioni”. Infine l’associazione azionisti Ubi Banca ritiene “che sia urgente e necessaria la verifica dei requisiti di onorabilità e correttezza ed il rispetto del divieto del cumulo di incarichi, con particolare focus sulla sussistenza dei requisiti di indipendenza degli Amministratori (che si sono formalmente dichiarati indipendenti)”.

GLI APPROFONDIMENTI DI START SULL’OPS LANCIATA DA INTESA SANPAOLO SU UBI BANCA:

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