Economia

Ecco come il piano di Intesa Sanpaolo su Ubi è vivisezionato dagli analisti

di

conti intesa sanpaolo

L’Ops lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi Banca commentata e analizzata da Fulvio Coltorti, Angelo De Mattia, Gianni Gambarotta, Marco Onado, Jp Morgan, Intermonte ed Equita

 

E’ da martedì mattina, ossia da poche ore dopo l’annuncio dell’offerta pubblica di scambio da parte di Intesa Sanpaolo, che si parla – sui media, sui social e nei corridoi dei palazzi della finanza e delle istituzioni – dell’operazione che potrebbe portare Ubi Banca a fondersi con il gruppo guidato dall’attivissimo amministratore delegato, Carlo Messina. Un’Ops definita dallo stesso banchiere romano – durante la conference call con gli analisti – “non amichevole in senso tecnico, del resto non avremmo potuto fare diversamente, ma speriamo che possano considerare un punto di vista amichevole questa transizione”. Ma vediamo cosa ne pensano analisti e autorevoli giornalisti economici.

DE MATTIA: PER IL RISPARMIATORE E’ UTILE QUESTA GRANDE OPERAZIONE?

Angelo De Mattia, già alla Banca d’Italia a fianco dell’ex governatore Antonio Fazio e ora editorialista, ha dedicato all’operazione lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi un commento su Milano Finanza dal titolo  “La mossa di Intesa e il ruolo rivestito dalla Vigilanza unica”. Secondo De Mattia quella proposta da Messina è “una grande operazione” però – nota – in giro “domina una visione agiografica del protagonismo di Intesa che diventa stucchevole”.

L’editorialista riporta poi una serie di osservazioni che in queste ore circolano, soprattutto sui media: che l’Ops serva per far diventare Intesa un campione nazionale ma lo è già – osserva – oppure perché reciti un ruolo da protagonista in Europa o che in tal modo si lancerà ancor di più nella gestione del risparmio.

Occorre però dire, evidenzia De Mattia, che il “referente principale è l’utente, il risparmiatore” e per lui vanno realizzate le innovazioni. Dunque, alcune domande: in funzione dell’utente “risponde meglio un’Intesa rafforzata con l’acquisizione di Ubi o no? E il carattere sociale cui fa riferimento Messina in cosa consiste? E il ruolo di Ubi, anche quale banca del territorio come sarà considerato?”. Sono necessarie queste risposte, afferma, “se non si vuole indulgere a un gigantismo fine a se stesso o non si vogliono alimentare dietrologie su di un’operazione che non avrebbe avuto anche la finalità di prevenire altre iniziative che avrebbero potuto essere confliggenti”.

Qualcuno, peraltro, ha riesumato la “stantia divisione tra finanza cattolica e finanza laica” ma attenzione: ”Prima di ritenere che l’Ops scateni iniziative imitative è bene analizzare compiutamente l’operazione di Intesa e la risposta che daranno Ubi e i suoi azionisti”.

Nel frattempo la Vigilanza unica pare abbia “manifestato un orientamento favorevole all’operazione”.

COLTORTI: OPERAZIONE NON COSI’ BELLA COME SI VUOL FAR APPARIRE

Fulvio Coltorti, ex capo dell’area studi di Mediobanca, in un post su Facebook si dichiara d’accordo con De Mattia. “Più che condivisibile il commento di Angelo De Mattia su MF– scrive -: prima di ritenere che si scatenino iniziative imitative è meglio attendere e analizzare più compiutamente l’operazione che non è poi così bella come viene fatta apparire”.

ONADO: RAZIONALIZZARE SISTEMA BANCARIO, FUSIONI UNA DELLE VIE PRATICABILI

Sul Sole 24 Ore, due giorni fa, Marco Onado, economista ed ex commissario Consob, ha evidenziato che “la razionalizzazione produttiva del nostro sistema bancario è assolutamente necessaria e le fusioni potranno essere uno strumento importante, ma non l’unico. Anche perché – ha spiegato Onado – con un tessuto produttivo come quello italiano caratterizzato da una rete di piccola e media impresa più ampia degli altri paesi europei, il ruolo delle banche del territorio mantiene tutta la sua validità, anzi necessità. La priorità è razionalizzare la struttura produttiva del settore e le fusioni sono una delle vie praticabili”.

GAMBAROTTA: INTESA SANPAOLO LANCI UN’OPA IN CONTANTI SU UBI

Gianni Gambarotta, giornalista di lungo corso esperto di finanza e già direttore del settimanale di economia Il Mondo (Rcs), con Start Magazine nota: “La vicenda Intesa-Ubi è la conferma che in Italia si vuole fare capitalismo senza capitali, come da sempre. L’Ops – ha sottolineato – è una versione moderna del classico ‘due gatti in cambio di un cane’, insomma carta contro carta. Se Intesa pensa che crescere sia un’esigenza strategica (e lo è) e che Ubi sia l’oggetto del desiderio più appetibile oggi sul mercato (e probabilmente lo è) allora lanci un’Opa in contanti. Insomma – è la chiosa – tiri fuori i soldi. Se non li ha, proponga ai suoi azionisti un aumento di capitale per finanziare l’operazione”.

COSA PENSANO ANALISTI E BANCHIERI D’AFFARI

A breve giro dall’annuncio dell’offerta pubblica di scambio sono arrivati anche i commenti degli analisti finanziari. Secondo Jp Morgan l’obiettivo di Intesa è quello di “acquisire un flusso di utili e creare sinergie per sostenere i dividendi dopo il 2020”. Il gruppo nato sull’asse Milano-Torino ora può puntare a “oltre 20 centesimi di dividendo per azione dal 2020, pari a un ritorno dell’8% annuo”.

Critiche alla valorizzazione di Ubi arrivano invece da Intermonte secondo cui è troppo bassa perché  “non tiene conto del miglioramento della qualità degli asset, del capitale solido e della positiva direzione degli utili”. Durante la conference call con gli analisti Messina ha definito il prezzo dell’ops “equo”.

Infine, per Equita Intesa Sanpaolo offre 17 sue azioni (al netto dei dividendi) per ogni 10 di Ubi Banca valutando così l’istituto guidato da Victor Massiah 0,6 volte il patrimonio tangibile e 12 volte gli utili attesi per il 2020 con un premio del 28% rispetto alla chiusura di venerdì scorso.

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