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Ubi, che cosa prevede l’accordo sindacale di Intesa Sanpaolo

Ubi Banca Banche

L’accordo tra Intesa Sanpaolo e sindacati sull’integrazione di Ubi Banca prevede che le uscite saranno gestite con pensionamenti e prepensionamenti solo su base volontaria e saranno scaglionate dal 2021 al 2023

L’accordo tra Intesa Sanpaolo e sindacati sull’integrazione di Ubi Banca prevede che le uscite saranno gestite con pensionamenti e prepensionamenti solo su base volontaria e saranno scaglionate dal 2021 al 2023, mentre le assunzioni saranno effettuate entro il 2023. Soddisfazione è stata espressa da tutti i sindacati (Fabi, First-Cisl, Uilca e Unisin).

Ecco tutti i dettagli.

Con gli accordi raggiunti dal gruppo Intesa Sanpaolo e dai sindacati (Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca, Unisin-Confsal), l’integrazione dell’ormai ex-Ubi (così viene indicata negli accordi) acquista una cornice ben definita sul fronte delle risorse umane. L’Opas della scorsa estate di Ca’ de Sass sulla totalità delle azioni della ex Ubi ha portato alla nascita di un gruppo che ha complessivamente oltre 110mila persone.

COSA EMERGE DAL TESTO DELL’ACCORDO SINDACALE SU INTESA-UBI

Secondo quanto si legge nei testi, l’intesa vuole creare le migliori condizioni per una ordinata gestione delle possibili ricadute in un quadro di sostenibilità sociale e di attenzione alle persone. Con l’obiettivo, anche, di consentire un ricambio generazionale. Questo quadro di sostenibilità, si legge, prevede 5mila uscite e 2.500 assunzioni. Il turn over anticipato è stato scambiato con contratti stabili per giovani, secondo la misura richiesta dai sindacati che prevede un ingresso ogni due uscite.

L’ANALISI DEL SOLE 24 ORE

Secondo quanto è emerso nella trattativa l’intesa, ha sottolineato il Sole 24 Ore, tramite il Fondo di solidarietà pagato dalla stessa azienda, dovrebbe garantire mediamente tre anni di prepensionamento a chi ne beneficerà: oltre ad «agevolare un ricambio generazionale senza impatti sociali, continuare ad assicurare un’alternativa ai possibili percorsi di riconversione/riqualificazione professionale e la valorizzazione delle persone del gruppo risultante dall’acquisizione di Ubi perfezionata il 5 agosto», riporta una nota.

I DETTAGLI DELL’ACCORDO INTESA-UBI

Le uscite dei lavoratori avverranno, per scaglioni, entro il 2023. Per quella data verrà assunto, a tempo indeterminato, un nuovo lavoratore ogni due all’addio, anche mediante stabilizzazione di attuali contratti a tempo. Almeno la metà delle assunzioni riguarderà «le quattro province di insediamento storico di Ubi (Bergamo, Brescia, Cuneo e Pavia) e il Sud Italia». Avrà diritto ad aderire chi matura i requisiti entro fine 2026, incluse le cosiddette “Quota 100” e “Opzione donna”, oltre a chi, senza rientrarvi, aveva aderito agli accordi di maggio 2019 (Intesa Sanpaolo) e gennaio 2020 (Ubi). Se le domande per lasciare, che si stima saranno alte, superassero quota 5.000, si farà la graduatoria sulle date di maturazione del diritto alla pensione, dando priorità a chi è stato escluso dai vecchi accordi o ai portatori di gravi handicap.

LE USCITE VOLONTARIE

Da notare che, con questo accordo, si concede a tutti i dipendenti di Intesa e Ubi di accedere alle uscite volontarie, compresi coloro che passeranno a Bper, insieme alle 532 filiali di cui 501 della ex Ubi e 31 di Intesa Sanpaolo, oltre alle 17 che andranno messe all’asta. «Abbiamo prestato la massima attenzione verso i lavoratori Ubi che saranno ceduti a Bper, anche loro, se lo vorranno, potranno accedere al piano delle uscite», spiega il coordinatore Fabi del gruppo Intesa Giuseppe Milazzo.

IL COMMENTO DI MESSINA

Come spiega il consigliere delegato e ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, «l’accordo siglato dopo un negoziato rapido ed efficace, permette di raggiungere un risultato basato, per entrambe le parti, sulla volontà di tutelare l’occupazione, di favorire lo sviluppo professionale delle persone, di rispettarne le aspirazioni». In un quadro generale «segnato da una notevole complessità, confermiamo l’assunzione – a tempo indeterminato – di 2.500 giovani – continua Messina -. I nuovi ingressi potranno sostenere la crescita del gruppo e le sue nuove attività. Presteremo attenzione particolare al sostegno alle nostre reti territoriali e alle zone svantaggiate del paese». Particolare attenzione nelle parole del manager anche ai sindacati. «Il nostro grazie va alle sigle sindacali per il rapporto solido e costruttivo stabilito negli anni – dice -: una volta di più ha portato a risultati positivi per l’occupazione e alla conferma dei piani di sviluppo di Intesa Sanpaolo, rafforzati sin da ora dalle competenze e professionalità delle persone provenienti da Ubi, nella prospettiva di un’ulteriore affermazione della propria leadership in Europa».

LE PAROLE DI SILEONI (FABI)

Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, parla di «primo, importante accordo di integrazione tra il gruppo Intesa e Ubi, che riteniamo estremamente positivo. L’accordo di integrazione dovrà essere estremamente veloce, efficace e costruttivo, nell’interesse dei lavoratori e soprattutto dei territori».

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