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Tutti i piani (falliti) di Unicredit all’estero

Unicredit

Come e perché i progetti di Unicredit all’estero non si sono realizzati. L’articolo di Emanuela Rossi

 

È ancora la guerra in Ucraina a sbarrare la strada di Andrea Orcel verso l’espansione fuori dai confini nazionali. Prima il ritiro dalla due diligence sulla russa Otkritie Bank, ora – secondo il Financial Times – lo stop ai colloqui tra Unicredit e Commerzbank per una possibile fusione. Insomma, tra i vari danni del conflitto vanno conteggiati anche i ritardi o gli annullamenti di operazioni finanziarie importanti, quanto fruttuose è da vedere, senza parlare dei quasi 2 miliardi di svalutazioni e accantonamenti per esposizioni in Russia e in Ucraina.

Intanto, in un’intervista a Bloomberg Television, Orcel ha ribadito che “Unicredit è stata costruita con una visione e la visione doveva essere la banca per l’Europa”.

I COLLOQUI COMMERZBANK-UNICREDIT

A detta del quotidiano economico, dunque, l’invasione dell’Ucraina e lo scoppio della guerra si sono frapposti a una possibile fusione fra Unicredit e Commerzbank. All’inizio del 2022, spiega il Financial Times, Orcel aveva pianificato un incontro con l’omologo Manfred Knof per discutere di una integrazione tra Commerzbank e la controllata tedesca di Unicredit, Hvb. Di questa possibilità si era parlato già in epoca pre-Covid, fra il 2018 e il 2019, quando era amministratore delegato il francese Jean Paul Mustier. L’operazione transfrontaliera aveva toccato non solo il gruppo con sede a Francoforte, ma anche la francese Société Generale. Se fosse andata in porto, sarebbe nato il secondo gruppo bancario tedesco, con 785 miliardi di euro di asset, oltre mille filiali e 48 mila dipendenti.

Si tratta di una fusione – scrive l’Ft – cui gli analisti guardano con favore da tempo a causa delle sovrapposizioni tra i due istituti. Nel frattempo però la guerra sta agendo anche su un altro fonte, ovvero su quello degli investitori che hanno cominciato a prendere le distanze dal sistema bancario europeo, proprio per i rischi di ricadute legate al conflitto: ricorda Radiocor che Capital Group si è liberato di grosse partecipazioni in Commerzbank, Deutsche Bank e Barclays mentre Capital Research ha quasi dimezzato la propria quota in Unicredit.

COSA NE PENSA EQUITA

L’operazione non convince comunque gli analisti di Equita secondo cui può condurre a “un alto rischio di esecuzione” perché per poter far crescere l’utile per azione “dovrebbe comportare rilevanti sinergie di costo per 1,5 miliardi, pari a circa il 15% della base costi di Commerzbank da sola”. Inoltre, secondo Equita, entrambi i gruppi “sono attualmente impegnati nella gestione delle
esposizioni in Russia, elemento che aggiunge ulteriore complessità all’operazione”.

COS’È SUCCESSO CON OTKRITIE BANK

A fine gennaio Orcel aveva dovuto rinunciare ai suoi sogni di espansione in Russia. Durante una conference call con le agenzie di stampa, l’ad aveva spiegato che, nonostante avessero fatto “i primi stage della due diligence” su Otkritie “visto il contesto politico abbiamo deciso di ritirarci”. Il progetto, aveva spiegato il manager romano, prevedeva per Unicredit di diventare “azionisti di riferimento di una banca più grande”.

Orcel aveva aggiunto che il suo gruppo restava nel Paese che “fa parte della nostra rete” e in cui “abbiamo sempre avuto una presenza superiore al nostro costo del capitale”. “Siamo contenti della nostra presenza e siamo impegnati a mantenerla – aveva proseguito – anche perché non ha impatti significativi sul nostro costo del rischio visto anche la dimensione sul totale delle nostre attività”.

All’epoca, secondo uno studio di Credit Suisse, Unicredit era la terza banca europea più esposta verso la Russia, dopo l’austriaca Raiffeisen Bank International e la francese Société générale e ha nel Paese settantanove filiali, quattromila dipendenti e 1.500 clienti corporate.

L’ORCEL-PENSIERO SUL FRONTE M&A

Nell’intervista a Bloomberg Television Orcel ha esposto il suo pensiero sul fronte delle fusioni e delle acquisizioni. “Unicredit è stata costruita con una visione e la visione doveva essere la banca per l’Europa…” ha detto il ceo che a supporto ha citato l’unione bancaria che, una volta completata, consentirà di fare più facilmente le operazioni di fusione trasfrontaliera e la capital markets union. Il manager ha poi evidenziato come la sua presenza in 13 Paesi ponga Unicredit “in una posizione unica” per stringere legami finanziari più stretti in Ue. E a proposito di strategie e di “movimenti” Orcel ha chiarito: “Vogliamo rafforzare la nostra posizione nel nostro perimetro. Se troviamo acquisizioni che abbiano un senso strategico, rafforzano la nostra posizione, accelerano il piano che abbiamo nel singolo Paese o nei segmenti di clientela che abbiamo e ciò può essere fatto a condizioni interessanti, lo faremo”.

Sul fronte Russia-Ucraina, ha gettato acqua sul fuoco dopo i quasi 2 miliardi di svalutazioni e accantonamenti per esposizioni. “Dobbiamo ricordare che il 95% della banca non è in Russia – ha notato -. E non possiamo commettere l’errore di dedicare tutto il tempo alla Russia. Abbiamo una stanza dedicata con professionisti completamente impegnati. Il resto della squadra è concentrato al 105% o al 110% sull’esecuzione del resto dell’equazione”. Per quanto riguarda infine le “opzioni” di Unicredit sulla controllata in Russia “sono molto influenzate dalla prossima ondata di sanzioni, da chi sono le controparti, da cosa possiamo fare, da cosa non possiamo fare”.

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