Economia

Tutti i numeri sui fallimenti delle imprese in Italia. Report Bankitalia

di

Francia

Numeri, previsioni e scenari sui fallimenti delle imprese in Italia secondo una ricerca della Banca d’Italia. L’articolo di Giuseppe Liturri

 

Mercoledì 27 gennaio Bankitalia ha pubblicato una interessante ricerca finalizzata a conoscere la relazione tra andamento del ciclo economico e fallimenti delle imprese, formulando anche una previsione sull’andamento futuro.

Sulla base di tali stime il numero dei fallimenti potrebbe aumentare di circa 6.500 casi entro il 2022, con buona parte già nel 2021.

Le misure economiche di sostegno alle imprese sono state utili a ridurre significativamente l’impatto della crisi. Tuttavia l’incertezza sulle prospettive economiche solleva l’interrogativo di come si evolveranno i fallimenti nei prossimi mesi, quando saranno “ritirate” le misure di sostegno ed emergeranno i fallimenti “congelati”.

Nel 2020 il numero di fallimenti è diminuito di circa un terzo rispetto al 2019. Questo dato dipende da due fattori: l’entrata in vigore della moratoria sui fallimenti e il rallentamento dei tribunali in conseguenza delle misure di contenimento della pandemia. È importante, inoltre, evidenziare che alcune delle imprese già in difficoltà prima della pandemia (magari prossime al fallimento) potrebbero essere sopravvissute grazie alle misure di sostegno economico. Tuttavia qualora le difficoltà di tali imprese abbiano natura strutturale è possibile che si tratti solo di fallimenti rimandati.

Tali stime vanno interpretate con grande cautela a causa della difficoltà di estrapolare le regolarità storiche ed applicarle ad una fase congiunturale straordinaria come quella del 2020.

Nel complesso, tra il 2007 e il 2014 la caduta del Pil è stata dell’8,5%. Nello stesso arco temporale il numero annuo di fallimenti è passato da circa 6.000 a oltre 15.000. Negli anni recenti, al contrario, il numero di fallimenti è via via diminuito attestandosi nel 2019 intorno alle 11.000 unità.

Per quanto riguarda l’andamento dei fallimenti, secondo i dati del registro delle imprese raccolti da Infocamere, diversamente dalle attese all’inizio della pandemia, il numero dichiarato nel 2020 è stato significativamente inferiore a quello del 2019: circa 3700 fallimenti (un terzo in meno rispetto all’anno precedente). Questi sono i fallimenti “mancanti”.

Tale risultato è riconducibile innanzitutto all’introduzione della moratoria per le domande di fallimento. In secondo luogo al rallentamento dell’attività di definizione dei procedimenti conseguentemente alle forti limitazioni alle attività dei tribunali durante il periodo.

Le evidenze relative agli andamenti mensili delle dichiarazioni di fallimento sembrano confermare queste ipotesi. Il calo è stato particolarmente forte nel periodo di quarantena; nel periodo successivo si è osservata una ripresa, ma il numero di fallimenti dichiarati è rimasto su livelli inferiori a quelli del 2019. Infine, le misure in favore delle imprese hanno contribuito ad attutire l’impatto della crisi e a ridurre il numero di imprese in difficoltà.

 

Sulla base delle stime effettuate e tenendo conto dell’andamento dei fallimenti nel 2020, Bankitalia fornisce una previsione di massima di quelli attesi per il prossimo biennio.

Secondo le più recenti previsioni della Banca d’Italia il Pil dovrebbe contrarsi del 9% nel 2020: questo dato è quindi stimato che dovrebbe comportare un aumento di circa 2.800 fallimenti rispetto al livello fisiologico entro il 2022.

Aggiungendo anche i fallimenti “mancanti” in precedenza stimati, per effetto della contrazione economica del 2020, il numero di fallimenti atteso dovrebbe aumentare di circa 6.500 unità nei due anni successivi (di cui una consistente quota già nel 2021). In base alle stime, la crescita economica prevista per il 2021 e il 2022 compenserà questo aumento per quasi un quinto.

Ci sia consentito solo commentare che tali stime, pur essendo spaventose – un livello fisiologico di 11.000 fallimenti annui ante Covid aumenterebbe di 6.500 in due anni, cioè circa il 30% medio su base annua – ci appaiono suscettibili di variazioni in aumento, in considerazione del protrarsi delle misure di contenimento anche nel primo semestre 2021 e della maggiore entità della caduta del Pil nel 2020, rispetto alla precedente recessione del 2012-2014.

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